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L'ACCIAIERIA

Ex Ilva, azione inibitoria, i ricorrenti: «Legittimati a class action»

Ex Ilva, azione inibitoria, i ricorrenti: «Legittimati a class action»

Il Siderurgico di Taranto

L'associazione Genitori Tarantini: «Se la Corte Europea valuterà fondata la pregiudiziale del Tribunale italiano, le eventuali prescrizioni ambientali potrebbero far cessare l'attività del siderurgico»

21 Settembre 2022

Redazione online

«Il Tribunale di Milano ha affermato che non solo i ricorrenti hanno il diritto ad ottenere una pronuncia nel merito sulla inibitoria di comportamenti illeciti, cioè sulla chiusura degli impianti, ma ha anche aperto le porte alla class action risarcitoria (che stiamo già preparando), stabilendo che esistono tutti i presupposti per il suo esercizio». Lo sottolineano i promotori dell’azione inibitoria collettiva contro l’ex Ilva, per la quale il Tribunale di Milano ha deciso di sospendere il procedimento e di rimettere gli atti alla Corte di Giustizia europea. Si tratta di 11 cittadini, tra cui un bambino di 8 anni affetto da una malattia rara, che hanno intrapreso l’azione legale, su iniziativa dell’associazione Genitori Tarantini, tramite gli avvocati Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni. La stessa associazione ricorda che sono due le ordinanze emesse dal Tribunale. Con la prima sono state respinte «tutte le eccezioni sollevate dai ben tredici difensori costituitisi per Ilva in as e Acciaierie d’Italia. Il Tribunale in tal modo ha anche stabilito che esistono i presupposti per la class action risarcitoria, parlando di legittimazione attiva dei ricorrenti».

Con la seconda ordinanza, aggiunge l’associazione, «il Tribunale ha ritenuto che per potere decidere sulle richieste inibitorie, al fine di evitare il protrarsi della situazione di permanente lesione dei loro diritti fondamentali, è necessaria altresì una pronuncia da parte della Corte di Giustizia Europea volta a stabilire se diverse norme della legislazione chiamata salva-Ilva violino il diritto comunitario. Queste norme sono diverse, ma le più rilevanti riguardano quelle relative alla valutazione del danno sanitario». Se la Corte «risponderà - concludono i ricorrenti - che la questione pregiudiziale sollevata dai giudici italiani è fondata, l'attuale Aia e eventuali future autorizzazioni integrate ambientali svolte senza dare le prescrizioni necessarie ad eliminare i rischi sanitari per la popolazione non consentiranno la prosecuzione dell’attività e ne sarà disposta la cessazione».

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