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In Puglia e Basilicata

Feriti

Taranto, detenuto aggredisce due poliziotti in carcere con un coltello rudimentale

Tentò di uccidere la ex a Ginosa si suicida nel carcere di Taranto

Altri poliziotti penitenziari hanno cercato di immobilizzarlo per evitare ulteriori danni verso altri detenuti e anche verso se stesso

07 Luglio 2022

Redazione online

TARANTO - Un detenuto della Casa Circondariale "Carmelo Magli" di Taranto ha aggredito due Ispettori di Polizia Penitenziaria con un coltello rudimentale provocando loro ferite lievi giudicate guaribili in 10 e 5 giorni. Lo rende noto Erasmo Stasolla, segretario generale aggiunto della Fns Cisl Taranto Brindisi. L’episodio si è verificato nella mattinata di mercoledì scorso, quando - riferisce una nota - un detenuto, «molto pericoloso, ha improvvisamente dato in escandescenza colpendo, in più parti del corpo, uno dei due ispettori con un coltello rudimentale, probabilmente ricavato dalle bombolette di gas, scagliandosi subito dopo con violenza sull'altro. Altri poliziotti penitenziari hanno cercato di immobilizzarlo per evitare ulteriori danni verso altri detenuti e anche verso se stesso».

A parere della Fns Cisl «non è più il tempo dell’indignazione fine a se stessa, bensì quello della decisione sulle cose da fare, di un impegno serio, responsabile e veloce da parte di tutta l’Amministrazione penitenziaria, dalla periferica alla centrale, che non può più solo limitarsi a prendere atto delle inaccettabili aggressioni violente, oramai routinarie, subite dai colleghi, quasi sempre costretti a ricorrere, come nell’ultimo caso, alle cure del pronto soccorso. Il senso di isolamento e la percezione dell’abbandono stanno determinando, soprattutto negli agenti che lavorano nei reparti detentivi, rabbia e senso di frustrazione».

La Fns Cisl chiede «una riorganizzazione del modello operativo del lavoro che, per fronteggiare il sovraffollamento detenuti rispetto agli spazi ristretti delle camere di detenzione, (che ci contesta l’Autorità Europea), ha visto nei precedenti anni introdurre sistemi di vigilanza dinamica con reparti aperti, nei quali la popolazione detenuta crea condizioni di pericolose aggregazioni e, spesso, aggressioni diffuse interne».

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