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In Puglia e Basilicata

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«Noi da eroi nell’emergenza Covid a schiavi per carenza di personale»

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La denuncia del sindacato dei medici, i problemi maggiori al Pronto soccorso

03 Luglio 2022

Federica Marangio

TARANTO - «Siamo i nuovi schiavi». Da eroi a schiavi i medici prestati a risolvere le problematiche inerenti al Servizio Sanitario. E a sottolineare la condizione di “nuovi schiavi” il consigliere nazionale segretario aziendale Anaao-Assomed di Taranto, Giancarlo Donnola a seguito dell’ennesimo provvedimento «tampone che porta la firma dell’assessore alla Salute della Regione Puglia Rocco Palese», secondo il quale «i dirigenti medici di tutte le unità operative degli ospedali sono chiamati a prestare servizio anche presso i Pronto Soccorso al fine di garantire la copertura dei turni per il periodo estivo». Un quadro a tinte fosche se si considerano «migliaia di ore non retribuite e non recuperabili per affrontare l’emergenza Covid. Carenze paurose di personale che non viene sostituito. Basti pensare che a Manduria ci sono solo tre chirurghi e tre ortopedici, salvo smentita. Per non parlare degli altri reparti. Un esodo verso la pensione e il privato che ha interessato centinaia di medici stremati da un’organizzazione del lavoro che definire tale è un eufemismo. Migliaia di visite, esami strumentali e interventi chirurgici in attesa su un binario morto».

«Pronto Soccorso al collasso. Il 118 ormai svuotato della maggior parte del personale, eccetto quelli in servizio nei Punti di primo intervento che avrebbero dovuto chiudere, e ambulanze in servizio taxi con proposte inqualificabili come quella di far effettuare visite a infermieri in tele-collegamento. Reparti in cui mancano anche il 70-80% dei Medici. Personale completamente esausto dopo essersi sacrificato per combattere il Covid e vaccinare la popolazione».
«Abbiamo assistito al blocco delle stabilizzazioni, che avrebbe dovuto mettere fine alla vergogna del precariato nella Sanità di tutti quei professionisti chiamati a combattere l’emergenza Covid – prosegue il dottor Donnola – ritirato dopo le proteste, salvo le limitazioni date dal divieto di assumere più personale di quello contemplato dalla dotazione organica che impedisce, di fatto, di colmare i vuoti paurosi attuali».

Ma i problemi atavici con i quali si confronta la Sanità da dove derivano? Risponde sempre Donnola. «Da una precisa politica di depotenziamento del Servizio Sanitario Nazionale in favore di un privato che sopravvive soprattutto grazie alle convenzioni con lo Stato». Tanto risponde il consigliere nazionale Donnola che subito aggiunge «purtroppo i silenzi di molti sindacati e, di una parte del sistema politico regionale, con poche eccezioni come il consigliere Perrini, che trovano la loro forza nell’accettazione passiva di qualsiasi cosa da parte del pubblico che dovrebbe essere parte attiva nel processo che deciderà il futuro dell’assistenza pubblica universalista, hanno portato all’attuale situazione».

Donnola per ribadire un concetto a lui caro riprende il pensiero del nuovo segretario nazionale Anaao, Pierino Di Silverio secondo cui «non si può pensare a un paese civile in cui la cura dei cittadini sia affidata alla loro capacità reddituale, come negli Stati Uniti, così come non si può pensare di sfruttare ancora il personale sanitario per coprire l’inefficienza della programmazione pensando di poter andare ancora avanti».

Come procedere? «Sia il Ministero della Salute che il “Sant’Anna”, che ogni anno controlla lo “stato di salute” di ogni azienda sanitaria pubblica del paese – fa sapere il dottor Donnola – hanno bocciato il “sistema Puglia”. Per questo motivo chiederemo all’assessore un incontro tra tutti i segretari aziendali dei sindacati pugliesi e i politici al fine di poter, finalmente, esaminare i veri problemi di questa sanità perché noi siamo e dobbiamo essere considerati “professionisti” oltre che “persone” non pedine da spostare da una parte all’altra per salvare la nave che affonda».

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