Domenica 26 Giugno 2022 | 15:25

In Puglia e Basilicata

IL CASO

Traffico di reperti antichi fra Taranto e Bruxelles, in 13 rischiano il processo

Traffico di reperti antichi, in 13 rischiano il processo

In azione militari Patrimonio culturale

Nel dicembre scorso recuperato un tesoro grazie ad un'indagine internazionale

23 Giugno 2022

Francesco Casula

Il pubblico ministero Marco Colascilla Narducci ha chiesto il rinvio a giudizio per le 13 persone coinvolte nella maxi inchiesta sul traffico internazionale di beni archeologici trafugati dai siti di Taranto e rivenduti al mercato nero tra la Germania e il Belgio. La richiesta di avviare il processo riguarda, in particolare, Raffaele Monticelli, 80enne di Lizzano ritenuto dagli inquirenti il promotore e finanziatore di una associazione a delinquere che negli anni aveva costruito una «rete criminosa» in grado di individuare siti archeologici non ancora noti allo Stato italiano e depredarlo per poi piazzarli attraverso contatti clandestini all’estero. L’inchiesta dei carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale di Roma che per due anni, con l’ausilio dei colleghi della sezione di Polizia giudiziaria della Procura ionica, hanno monitorato le attività del gruppo, ha consentito di individuare anche gli uomini e le donne che lavoravano accanto all’80enne. Sotto accusa, infatti, ci sono anche Emidio Frascella e Cosimo Marangio: per la procura avrebbero coordinato e organizzato le attività del gruppo occupandosi anche di individuare i luoghi da saccheggiare. E ancora per l’accusa Antonio Distante, Roberto Appeso e Cosimo Damiano Piccinni sarebbero i «tombaroli» di riferimento dell’associazione: a loro sarebbe spettato il compito di eseguire materialmente le operazioni di scavo dei luoghi indicati da Monticelli a cui poi venivano consegnati i reperti archeologici asportati. Del gruppo avrebbero fatto parte anche Cosima Circelli, che coadiuvava Monticelli e fungeva da referente nel territorio nazionale quando l’uomo si trovava all’estero, Maria Popola Forliano che avrebbe contribuito al trasporto all’estero di preziosi manufatti antichi e infine Renato Arizzi che assisteva il presunto capo del gruppo nell’organizzazione dei suoi viaggi all’estero.

Le attività dei Carabinieri a dicembre scorso hanno permesso di recuperare oltre 2mila reperti archeologici magnogreci, risalenti al periodo compreso tra il IV e il II secolo a.C.. Ceramiche a figure rosse, miniaturistiche, ceramiche votive, corredi funerari, utensili in bronzo e poi vasi perfettamente conservati e persino due elmi corinzi in bronzo. Un tesoro che l’uomo conservava tra Taranto e Bruxelles. Alcuni pezzi sono stati recuperati poco prima che l’80enne li piazzasse sul mercato internazionale. Come uno dei due elmi corinzi, individuato a giugno 2019 dai poliziotti di frontiera al Brennero: su quel treno c’erano anche i carabinieri di Taranto, ma per evitare che l’uomo scoprisse di essere nel mirino di un’unità specializzata che più volte in passato aveva investigato su di lui, i militari hanno passato l’informazione ai poliziotti. Un escamotage che ha dato buoni frutti visto che Monticelli ha inteso quel controllo come un fatto incidentale e non come il riscontro di una grande attività che aveva convogliato su di lui le attenzioni dei carabinieri in Italia, ma anche di organi internazionali come Eurojust, Europol e Interpol.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725