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Il caso Ilva

Taranto, due lettere turbano l’ex Ilva: il Governo prepara la svolta

Tarnto, due lettere turbano l’ex Ilva il Governo prepara la svolta

Domani sciopero di 4 ore. Tutto il gruppo aderisce. ArcelorMittal al Governo: devo liberarmi di 5.000 lavoratori

24 Maggio 2020

Mimmo Mazza

TARANTO - Sono due le lettere che agitano la vigilia della conference call in programma domani mattina con ArcelorMittal, Ilva in amministrazione straordinaria, sindacati e il Governo, con i ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo economico) e Nunzia Catalfo (Lavoro).

La prima porta la firma dei legali della multinazionale che gestisce il complesso aziendale ex Ilva dal novembre 2018 e ha come destinatari commissari straordinari, Mef e Mise, ovvero i soggetti presenti al tavolo «apparecchiato» dopo l’accordo raggiunto il 6 marzo scorso dinanzi al tribunale di Milano per disinnescare il contenzioso giudiziario sorto a seguito della volontà di recesso dal contratto formalizzata a ottobre 2019 dall’ad di Ami Lucia Morselli. Quel tavolo è rimasto privo di effetti pratici perché proprio la Morselli ha finora sempre guadagnato tempo, non presentando il nuovo piano industriale. Con la lettera giunta nelle ultime ore, prudentemente affidata ai legali per evitare almeno ora e adesso l’insorgere di un nuovo conflitto giudiziario, in sostanza - stando a quanto appreso dalla Gazzetta - ArcelorMittal chiede di rinegoziare il prezzo d’acquisto del complesso aziendale ex Ilva (1,8 miliardi), di ottenere un prestito garantito dallo Stato (400 milioni di euro), rinviando ulteriormente di una ventina di giorni la presentazione di un piano industriale che però dovrebbe contenere nuovamente i 5mila esuberi contro i quali il Governo si era speso, ottenendo un accordo - quello firmato a Milano due mesi e mezzo fa - sulla piena occupazione. Quella di ArcelorMittal sembra più una mossa tattica che l’espressione di un ripensamento rispetto ai propositi di abbandono dell’Italia avvalorati da una serie di scelte e comportamenti inequivocabili sul punto. I sindacati erano già sul piede di guerra e sono tornati in strada nei giorni scorsi mentre domani ci sarà uno sciopero di quattro ore in tutto il gruppo ArcelorMittal, che a Taranto sarà di otto ore tra primo e secondo turno e coinvolgerà anche i lavoratori dell’appalto. Anche le imprese che a Taranto lavorano col siderurgico hanno assunto una posizione critica per i mancati pagamenti delle fatture scadute, e il Governo lo sa bene.

L’altra lettera, invece, porta la firma del prefetto di Taranto Demetrio Martino e ha come destinatari i commissari straordinari dell’Ilva e il custode giudiziario Barbara Valenzano. Il prefetto Martino l’altra mattina ha ricevuto i rappresentanti di Fiom, Fim e Uilm durante il sit in organizzato sotto la prefettura, ricevendo segnalazioni molto inquietanti riguardo allo stato di abbandono nel quale verserebbe lo stabilimento siderurgico tarantino. I rappresentanti dei lavoratori, in particolare, hanno sottolineato al prefetto che dal crescente disimpegno del gruppo franco-indiano deriverebbero pericolosi effetti: la riduzione della produzione al di sotto dei minimi tecnici indicati dalla stessa ArcelorMittal a garanzia della sicurezza degli impianti e la sospensione delle attività di ambientalizzazione e di manutenzione, con conseguente compromissione della funzionalità degli impianti e possibili danni sulla integrità dell’intero stabilimento, oltre che rischi per le condizioni di sicurezza di tutti i lavoratori. Aspetti e rilievi tutt’altro che trascurabili.

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