Sabato 28 Marzo 2020 | 16:11

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il siderurgico

Mittal, attese firme su accordo ex Ilva. Ordinanza Melucci: «Via emissioni in 30 giorni o stop»

Melucci motiva la sua decisione in relazione a rilevanti fenomeni emissivi» che «stanno recando alla salute pubblica

Ilva, nel piano Mittal Marcegagliaspuntano oltre 2400 esuberi

Dovrebbe arrivare domani, con le firme delle parti, l’accordo tra ArcelorMittal e i commissari dell’ex Ilva, che prevede la modifica del contratto di affitto e acquisizione per rinnovare il polo siderurgico con base a Taranto e la cancellazione della causa civile avviata a Milano. La vicenda, spiega una fonte legale, «è in via di soluzione, l'accordo potrebbe arrivare già domani, l’impressione è che si sia arrivati ad un’intesa su tutto», ossia anche sugli ultimi dettagli che rimanevano da definire.

Da quanto si è saputo, già domani, salvo sorprese dell’ultimo minuto, potrebbero esserci le sottoscrizioni di tutte le parti, da un lato, dell’accordo di modifica sul contratto, il cosiddetto 'addendum', dall’altro, del documento con cui si chiude il contenzioso civile aperto a Milano. Non è stato chiarito se ci sarà o meno un incontro formale, magari a Roma, tra i commissari e i rappresentanti del gruppo franco indiano o se la firma dei vari atti verrà definita con trasmissioni telematiche tra le parti. Ad ogni modo, viene spiegato, «i problemi sono stati superati, si è raggiunta una sintesi».

Dopo la firma delle intese, partiranno quelle che sono state definite le «iniziative formali», tra cui il deposito al giudice civile Claudio Marangoni delle «iniziative di rinuncia» delle due parti, ossia da un lato Mittal, rappresentata tra gli altri dagli avvocati Romano Vaccarella e Ferdinando Emanuele, ritirerà l'atto di citazione con cui aveva annunciato il recesso dal contratto lo scorso novembre, e dall’altro i commissari dell’ex Ilva, coi legali Giorgio De Nova e Enrico Castellani, ritireranno il ricorso cautelare d’urgenza col quale avevano contrastato l’addio del gruppo franco indiano.

L’'addendum' al contratto è stato messo nero su bianco con tanto di impegni presi dal Governo, da Ilva in amministrazione straordinaria e da ArcelorMittal. Quest’ultima, in particolare, si è impegnata per l’aumento del capitale, che verrà poi sottoscritto da Palazzo Chigi alla fine di novembre e ha anche assicurato di procedere a breve al rinnovo totale dell’Altoforno5 e alla realizzazione del forno elettrico in linea con il piano industriale 'green'.

Il capitolo occupazionale, invece, dovrebbe essere definito più avanti nella consapevolezza che nel periodo di transizione dal vecchio al nuovo polo siderurgico probabilmente sarà necessario ricorrere ad una cassa integrazione temporanea in attesa di sapere, quando lo stabilimento lavorerà a pieno regime (si prevede che all’inizio del 2023 siano in funzione Afo4, Afo5, il 'preridotto' a gas e il forno elettrico), quale sarà l'effettiva forza lavoro da impiegare.

LE PAROLE DEL SINDACO MELUCCI E L'ORDINANZA URGENTE - Il sindaco di Taranto ha firmato un’ordinanza con la quale intima ad ArcelorMittal e ad Ilva in As di individuare gli impianti interessati dai fenomeni emissivi che si continuano a registrare «eliminando gli eventuali elementi di criticità e le relative anomalie entro 30 giorni». Qualora «siano state individuate le sezioni di impianto oggetto di anomalie» e «non siano state risolte le criticità riscontrate», ordina «di avviare e portare a completamento le procedure di sospensione/fermata delle attività». 

Nel caso non si risolvano le criticità nei tempi indicati, il sindaco Rinaldo Melucci ordina ad ArcelorMittal ed Ilva in As, ciascuna per sua competenza e responsabilità, «di avviare e portare a completamento, nei tempi tecnici strettamente necessari a garantirne la sicurezza, e comunque non oltre 60 giorni dal presente provvedimento, le procedure di fermata dei seguenti impianti: Altiforni, Cokerie, Agglomerazione, Acciaierie».
Chiede inoltre «di procedere, laddove necessario per finalità legate a ragioni di sicurezza, alla sospensione/fermata delle attività inerenti gli impianti funzionalmente connessi agli impianti di cui sopra». Eventuali richieste «di proroga dei termini innanzi stabiliti - avverte il sindaco - potranno essere legate esclusivamente a ragioni di natura tecnico/impiantistica e di sicurezza nell’esecuzione delle procedure di fermata».
L’ordinanza è trasmessa anche a Ministero dell’Ambiente, Prefetto di Taranto, Questore di Taranto, Ispra, Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comune di Statte, Arpa Puglia, Asl Taranto e Ares Puglia. Gli atti sono trasmessi inoltre, «per opportuna conoscenza, al Procuratore della Repubblica dì Taranto».

Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, annunciando «imminenti iniziative amministrative volte ad obbligare il gestore» dell’ex Ilva «ad una condotta più appropriata o, in difetto, al fermo dell’attività produttiva del sito di Taranto». Melucci motiva la sua decisione in relazione a "rilevanti fenomeni emissivi» che «stanno recando alla salute pubblica». Melucci rileva poi «l'inefficacia delle trattative con il gruppo ArcelorMittal e l’atteggiamento di quest’ultimo nei confronti degli impianti e della città tutta, partendo dall’urgenza e contingibilità dei pregiudizi» arrecati dalle emissioni.

«Le recenti azioni giudiziarie dell’attuale gestore dello stabilimento siderurgico ionico e i sempre più frequenti fenomeni emissivi ed incidenti documentati nei vari settori dell’opificio dimostrano, con tutta evidenza, una definitiva noncuranza nei confronti della salute dei tarantini, della sicurezza dei lavoratori, di ogni utile prospettiva per il sistema economico locale, di una rinascita dell’intera città di Taranto, in coerenza con le azioni programmatiche messe in campo dal Governo italiano e dalla Commissione UE in tema di transizione ecologica». Lo sottolinea il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in una lunga lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella quale annuncia "imminenti azioni amministrative» nei confronti dell’azienda.

LEGAMBIENTE: «BENE L'ORDINANZA DEL SINDACO» - «Bene ha fatto il sindaco a prendere un provvedimento che ha al centro la tutela della salute dei tarantini e a richiamare l’attenzione sull'importanza della valutazione del danno sanitario». Lo afferma Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto, commentando l'ordinanza urgente e contingibile del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci che intima ad ArcelorMittal e ad Ilva in As di individuare gli impianti interessati dai fenomeni emissivi "eliminando gli eventuali elementi di criticità entro 30 giorni». Qualora «siano state individuate le sezioni di impianto oggetto di anomalie» e «non siano state risolte», ordina «di avviare e portare a completamento le procedure di fermata delle attività» dell’area a caldo.
Secondo Legambiente, «l'ordinanza odierna del sindaco e le sue recenti dichiarazioni in merito agli ostacoli che Arcelor Mittal starebbe frapponendo al sacrosanto riesame dell’Aia sono l'ennesima conferma di una situazione che appare ben lontana dall’aver trovato una soluzione condivisa. I ritardi enormi accumulati negli scorsi anni nell’attuazione dell’Aia, gli incidenti quasi quotidiani nello stabilimento, i fenomeni emissivi registrati negli ultimi mesi, l’incertezza sul futuro assetto societario e produttivo confermano le nostre forti preoccupazioni e la sensazione che ancora una volta su questo problema si stia navigando a vista». 

PEACELINK: ORDINANZA HA LACUNE - Per il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, «ci sono due punti che non convincono" nell’ordinanza del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci che impone ai gestori del Siderurgico di individuare gli impianti che causano i fenomeni emissivi e risolvere entro 30 giorni le criticità o dovrà essere fermata l’attività degli impianti dell’area a caldo. «In primo luogo - sottolinea l’ambientalista - si affida ad ArcelorMittal e all’Ilva spa in Amministrazione straordinaria il compito di diagnosticare i propri mali e di guarirli. Ampi sono quindi i margini discrezionali per arrivare alla ovvia conclusione che i soggetti accusati possano 'discolparsì con relazioni tecniche con cui potranno ampiamente dimostrare che hanno messo in atto tutti gli accorgimenti perché i fenomeni emissivi non abbiano a ripetersi».
Inoltre, il sindaco «lamenta a pagina 4 - obietta Marescotti - che gli studi predittivi sulla Valutazione del Danno Sanitario con diversi scenari emissivi «risultano essere ancora in corso di espletamento». Ma esiste una recente Viias (Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario) che ha già certificato un rischio sanitario inaccettabile agli attuali livelli produttivi di 4,7 milioni di tonnellate/anno di acciaio». Perché nell’ordinanza, si chiede l’ambientalista, «non si fa alcuna menzione alla Viias, da noi segnalata al Comune tramite Pec, che certifica il rischio sanitario non accettabile?». 

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