Mercoledì 29 Gennaio 2020 | 07:14

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il siderurgico

Mittal comunica stop a Prefetto e Governo: oggi incontro al Mise. Procura Milano apre inchiesta, commissari depositano ricorso

Confindustria lancia l’allarme sull'indotto e parla di 200 milioni di crediti vantati, spiegando che le aziende non sono in grado di pagare gli stipendi

Conte: «Mittal chiede 5000 esuberi, inaccettabile». Governo disponibile a discutere immunità

ArcelorMittal Italia e ArcelorMittal Energy hanno comunicato al Governo e alla prefettura di Taranto, il piano di «sospensione» dell’esercizio dello stabilimento di Taranto e delle centrali elettriche. La sospensione sarà fatta "con le modalità atte a preservare l’integrità degli impianti». La comunicazione inviata anche agli enti locali è firmata dal Gestore dello stabilimento Stefan Michel R. Van Campe. «ArcelorMittal conferma che esaurito il percorso previsto dall’art.47 il 3 dicembre, dal giorno
successivo, quindi il quattro del mese, non sarà lei a proseguire il piano di spegnimento e spetterà all’amministrazione straordinaria». Lo afferma il segretario generale della Fim, Marco Bentivogli in una nota. «E' chiaro che se per il 4 dicembre l’Ilva in amministrazione straordinaria non riassumerà celermente tutto il personale - dice - la situazione diventerà ancora più drammatica». 

Nella comunicazione è specificato il piano graduale di spegnimento dell’acciaieria di Taranto, con le modalità comunicate ieri ai sindacati. Si conferma quindi che il 10/12 sarà fermata acciaieria 1 e Altoforno 2, il 18/12 l'Altoforno 4 e fra il 5 e il 15 gennaio 2020, sarà spento Altoforno 1. Nella comunicazione - fatta tra gli altri anche ad Arpa Puglia, Carabinieri e Vigili del Fuoco - è scritto: «È opportuno sottolineare che durante tali fasi non si possono escludere eventuali emissioni diffuse».
Per parte governo, la comunicazione è stata fatta a Ministero dell’Ambiente e Ministero dell’Interno.

«Le operazioni tecniche necessarie alla sospensione potrebbero comportare fasi transitorie con possibili emissioni visibili e possibile accensione delle torce dello stabilimento siderurgico». Lo scrive ArcelorMittal nella lettera inviata ai ministeri dell’Ambiente e dell’Interno, a Ispra, Regione Puglia, Comune di Taranto, Ilva in as, Arpa, al custode giudiziario degli impianti, ai comuni dell’area a rischio, in cui comunica il piano di «sospensione" dell’esercizio dello stabilimento e delle centrali elettriche.

La crisi del siderurgico di Taranto sarà oggi al centro di un incontro al Mise con sindacati ed azienda, mentre Confindustria locale lancia l’allarme sull'indotto e parla di 200 milioni di crediti vantati, spiegando che le aziende non sono in grado di pagare gli stipendi. L’ad di ArcelorMittal chiarisce ai sindacati che tutti gli impegni saranno rispettati, ma il sindacato fa sapere che l’azienda ha comunicato il piano di fermate degli altiforni, tra il 12 dicembre e il 15 gennaio.

PROCURA APRE FASCICOLO - La Procura della Repubblica di Milano ha aperto un fascicolo esplorativo per verificare
"l'eventuale sussistenza di ipotesi di reato» sul caso Arcelor Mittal-ex Ilva. Lo ha reso noto in un comunicato il procuratore  della Repubblica Francesco Greco. «La Procura di Milano, ravvisando un preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei
livelli occupazionali, alle necessità economico-produttive del Paese, agli obblighi del processo di risanamento ambientale, ha
deciso di esercitare il diritto-dovere di intervento» previsto dal codice di procedura civile «nella causa di rescissione del contratto di affitto d’azienda promosso dalla società Arcelor Mittal Italia contro l’amministrazione straordinaria dell’Ilva». Come si legge nella nota, il procuratore Greco «ha altresì proceduto all’iscrizione di un fascicolo al modello 45», cioè senza titolo di reato né indagati, per verificare se siano stati commessi eventuali reati e ha delegato le indagini al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano per gli accertamenti preliminari.

Il procedimento è stato assegnato al procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, responsabile del dipartimento che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione e di diritto penale dell’economia, e ai pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, già titolari delle indagini sul gruppo Riva. I legali dei commissari dell’ex Ilva hanno depositato il ricorso cautelare e d’urgenza, ex  articolo 700, contro la causa promossa da Arcelor Mittal per il recesso del contratto d’affitto dello stabilimento con base a  Taranto. Il procedimento sarà trattato dal presidente della sezione A specializzata in materia di imprese, Claudio Marangoni. 

LANDINI: AZIENDA RISPETTI I PATTI - All’Arcelor Mittal, che oggi incontreremo a Roma dopo la convocazione del Governo, diremo che ha avuto in affitto l’Ilva dopo aver vinto una gara, e non può decidere ora di chiuderla dopo aver firmato accordi che prevedevano anche investimenti. Tra l’altro credo che non possa esserle neanche permesso». Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. «Quando l’Arcelor prese in affitto l'Ilva, l’azienda stava bene - ha proseguito - e oggi non possiamo accettare che se ne vada così. Discutiamo sui tempi ma non sul disimpegno da Taranto, così come da Genova e Alessandria; in questa vertenza non sono solo in discussione migliaia di posti di lavoro, ma anche un’idea di sistema industriale. Con l’acciaio si fa tutto». 

BANCA SELLA SOSPENDE RATE MUTUI - Banca Sella sospende fino ad un anno le rate dei mutui e dei prestiti personali ai dipendenti dell’ex Ilva. La decisione dell’istituto di credito è stata presa, si legge in una nota, per supportare questi lavoratori "nell’attuale difficile contesto».
Le misure previste saranno adottate da parte della Banca e da Sella Personal Credit, la società del gruppo Sella specializzata nel credito al consumo per le famiglie. La sospensione può essere richiesta da parte dei dipendenti interessati presso la propria succursale Banca Sella, che provvederà a valutarla e potrà fornire le caratteristiche e le modalità di attivazione della misura, riservata a quelle situazioni di difficoltà che sono specificatamente derivanti dalla crisi aziendale di ex Ilva.(

IERI L'ANNUNCIO DELLO STOP - Il Ministero dello Sviluppo Economico convoca azienda e sindacati (come da procedura ex 47) nel tentativo di aprire un canale di confronto istituzionale con un’azienda che finora sembra evitare il Governo in campo aperto. Per tutta risposta ArcelorMittal canta il de profundis dell’Ilva comunicando ai sindacati le date di spegnimento degli altiforni, il 13 dicembre si spegne l’Afo2, a fine dicembre l’Afo 4 e il 15 gennaio l’Afo 1, il più grande altoforno d’Europa.

L’azienda è tecnicamente tenuta a partecipare all’incontro al Mise dove ci saranno anche i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo; per ArcelorMittal dovrebbe esserci l’amministratrice delegata Lucia Morselli. L’annuncio dello spegnimento degli altiforni non è una novità: era già stato comunicato il 5 novembre nella lettera ai sindacati che ha aperto la procedura di recessione all’Amministrazione Straordinaria (cioè allo Stato) di asset e lavoratori dell’ex Ilva. Ma in questi 10 giorni tutta l'attenzione era (e lo è ancora) rivolta allo scudo penale che in molti - sindacati compresi - chiedono di ripristinare.

Il Governo continua a ripetere che ArcelorMittal non ha il diritto di spegnere gli Altiforni e minaccia risarcimenti miliardari. Lo dicono i sindacati per voce di Rocco Palombella: "ArcelorMittal non può fermare gli impianti perché sono di proprietà dello Stato» (in realtà fanno ancora capo all’Amministrazione Straordinaria cioè ai creditori dell’ex Ilva). Il governatore della Puglia Michele Emiliano ha buona voce nel mandare a dire ai Mittal che «spegnere gli altoforni equivale distruggerli» che questo gli costerà «risarcimenti di dimensioni devastanti» e che per lui le mosse di Morselli sono "tutto un bluff».
Ad oggi l’azienda conferma di essere determinata a spegnere Taranto mentre i Commissari del Governo, dopo dieci giorni dall’atto di citazione, non hanno ancora depositato il ricorso cautelare d’urgenza (ex art. 700) contro la richiesta di recesso di ArcelorMittal. Ricorso che potrebbe permettere al Giudice di bloccare lo spegnimento.

Ieri la causa avviata da ArcelorMittal in via ordinaria - leggi: tempi lunghi - è stata assegnata al giudice competente e, come da tempistica italiana, vedrà la sua prima udienza solo a maggio. Ma questo non significa che ArcelorMittal debba restare a Taranto fino a dopo Pasqua, chi si illudeva è stato smentito dall’azienda. E anzi la Morselli ha comunicato che l’acciaieria di Taranto sarà spenta a gennaio. Se sia o meno un «bluff" sarebbe il caso di scoprirlo alla svelta. Certo farlo alla vigilia di un vertice al Mise non depone per le buone intenzioni della multinazionale franco-indiana con sede legale a Lussemburgo e quotata su diverse Borse del mondo (non a Piazza Affari).

Intanto le aziende dell’indotto che oggi hanno incontrato al Mise il ministro Stefano Patuanelli sono allarmatissime: "ArcelorMittal Italia sta lasciando lo stabilimento di Taranto senza aver pagato le aziende dell’indotto» denuncia Confindustria Taranto. La conclusione - aggiungono gli imprenditori - è che «non siamo nelle condizioni di garantire il pagamento degli stipendi dei nostri dipendenti». Dalla città pugliese arrivano, via sindacati, parole rassicuranti: «Morselli ha chiarito che l’azienda rispetterà tutti gli impegni, a partire dal pagamento delle spettanze previste dal contratto di appalto» riferiscono le Rsu. Al momento, secondo indiscrezioni, ArcelorMittal sarebbe in ritardo con i pagamenti dell’ultima rata di affitto inoltre, fanno sapere i sindacati, per «motivi tecnici» ha pagato ai lavoratori della controlla Servizi Marittimi Ilva solo il 90% dello stipendio di ottobre promettendo di saldare a fine novembre.

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