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Toghe sporche

Caos Csm, Rossi: «Le correnti non c’entrano. La colpa è dei personalismi»

L’ex consigliere Rossi: «Le riunioni? Uno come Lotti non doveva essere lì»

Roberto Rossi magistrato

BARI - Quelle stanze di Palazzo dei Marescialli le conosce come le sue tasche. Sa bene come funziona il Csm dato che dal 2010 al 2014 è stato un autorevole, apprezzato e ascoltato componente togato. Anche per questo, l’osservatorio del procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi è più che mai privilegiato. Insomma, ecco come lo «scandalo nomine al Csm» viene letto da chi conosce bene i suoi ingranaggi.

Dottor Rossi, era una prassi anche durante la sua Consigliatura incontrarsi tra colleghi e con politici notte tempo in un albergo della Capitale, lontano da occhi indiscreti?
«Assolutamente no. Le riunioni con i colleghi, e sottolineo solo con i colleghi, togati e laici che fossero, anche per discutere su incarichi e nomine si tenevano, certo, ma solo negli uffici del Csm. E vorrei esser chiaro su un aspetto».

Prego.
«Le riunioni in sé erano e sono una cosa normalissima».

Qual è il confine tra legittima dialettica costruttiva e vera e propria pianificazione strategica delle carriere delle toghe come invece traspare dall’inchiesta di Perugia?
«La Costituzione ha previsto che le nomine vengano decise da un organo “politico”, nel senso che i componenti del Csm sono eletti, sia i togati (dai colleghi), sia i laici (dal Parlamento). Non è previsto che l’accesso ai vertici degli uffici venga disciplinato attraverso una commissione tecnica. Premesso che la scelta deve maturare in una rosa di colleghi tutti meritevoli, va tenuto nella debita considerazione quale tipo di magistrato si vuole alla guida di un determinato ufficio. Se questo è vero, non devono scandalizzare, mi passi il termine, “trattative” tra correnti diverse».

Però con ciò che sta emergendo intorno al “caso Palamara” forse si è andati oltre.
«Ciò che è inaccettabile è che a queste riunioni abbiano partecipato soggetti politici, tra l’altro indagati. Siamo di fronte a una violazione dell’indipendenza della magistratura. In concreto, non mi scandalizza fosse presente Ferri (politico ma comunque magistrato), ma che ci fosse Lotti davvero va oltre ogni immaginazione. E questo indipendentemente da ciò che si sono detti in quegli incontri».

Come funzionavano le riunioni quando lei era al Csm?
«Si discuteva sempre tra gruppi diversi, partendo dal merito dei candidati e cercando di raggiungere il consenso più ampio, convincendo gli altri consiglieri sulla bontà e qualità di un candidato. Tutto questo non necessariamente legato all’appartenenza a una corrente, piuttosto che all’altra».

Già, le correnti. Lo scandalo in atto dimostra forse che sono ormai superate, svuotate della loro funzione originaria?
«Al contrario. Il problema è che a mio giudizio le correnti si sono indebolite. Al loro posto, purtroppo, sono subentrati i personalismi. La solidità delle correnti è sinonimo di idee. Se scattano interessi privati e poco trasparenti, questi sono i risultati».

Ma non è pericoloso un modo di ragionare a “scacchiera” della serie “incarico a Venezia a Tizio appartenente alla corrente X e ufficio a Palermo dato a Caio della corrente Y?
«Quando ero al Csm, dove mi creda ho conosciuto persone straordinarie, a me è capitato di proporre per gli incarichi direttivi, magistrati preparati, di elevato profilo giuridico e personale, di una onestà specchiata e appartenenti a correnti diverse. Penso alla stesso Giuseppe Creazzo, procuratore di Firenze, all’ex procuratore di Torino Armando Spataro, al procuratore di Bari Giuseppe Volpe. Il problema è riuscire a trovare un accordo che riesca a mettere persone giuste nei posti giusti. Il rischio, come le cronache ci raccontano in questi giorni, è di scadere in un mercato ignobile. Il rischio è reale e non sempre il Csm è riuscito a superarlo. Sta alla qualità degli uomini e dei magistrati del Csm evitare questo».

Cosa pensa dell’idea del sorteggio?
«La democrazia è il più imperfetto dei modi di selezione della classe dirigente ma tutti gli altri hanno portato guerre e distruzioni. Non credo comunque che la fortuna sia capace di scegliere gli uomini migliori».

Come giudica in questa fase così critica il ruolo del presidente della Repubblica che in base alla Costituzione è anche il presidente del Csm?
«Mattarella era ed è una garanzia per tutti. Sono felice di avere un grande presidente come lui».

L’immagine della magistratura, però, sta subendo un colpo durissimo. I casi di magistrati arrestati e sotto procedimento disciplinare sono numerosi. Adesso c’è anche il grave “scandalo nomine” al Csm. Ritiene che il cittadino comune possa davvero ancora avere fiducia nella Giustizia?
«Sì. Deve averne. C’è un dato positivo in tutto questo: tutto ciò che sta accadendo è stato scoperto grazie alla magistratura che ha dimostrato di avere i suoi anticorpi, di sapere usare gli strumenti per reagire con forza ed energia. Ci sono state subito delle dimissioni. La magistratura ha in sé la capacità di assumersi le sue responsabilità e intervenire di conseguenza. Certo, il dolore e il dispiacere restano e sono grandi soprattutto per quello che sta emergendo dalle intercettazioni. Ma la magistratura ha la capacità di ridare fiducia ai cittadini».

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