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La nuova vita di Diodato, senza confini ma con emozioni

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La nuova vita di Diodato, senza confini ma con emozioni

Il 27 aprile prossimo Diodato, dal palco della sua città, Taranto, lancerà la nuova traccia di una evoluzione discografica. Il frutto che sboccerà dal lavoro attualmente in studio col super produttore Tommaso Colliva - i Muse ed i Grammy Award come citazioni del calibro - «sarà costituito dai primi singoli che anticiperanno il mio quarto album, che sarò felice di proporre per la prima volta live dal quel Fusco a cui sono affezionato, perché legato ai ricordi della mia vecchia Taranto, dove ci andavo al cinema». Prima di calcare il proscenio del teatro comunale ritornato in luce dopo 14 anni di buio, Diodato ha firmato la terza esperienza all’Ariston. La sua voce pop-rock, immersa nelle venature funk-jazz dei Calibro 35, ha supportato il rapper Ghemon nella performance Rose Viola. Nella puntata dei duetti, in cui ha ricambiato il favore all’artista irpino che nel Sanremo 2018 aveva contaminato la sua Adesso affiancata dalla tromba di Roy Paci, Diodato è stato l’ingrediente di una commistione stilistica.


Il Festival della Canzone italiana, per l’ennesima volta, ha amplificato la novità generazionale, «facendomi vivere - confessa alla Gazzetta il 37enne cantautore - un momento indimenticabile, con meno ansia rispetto al passato, perché ora mi diverto cantando, facendo le cose con leggerezza e consapevolezza. Mi faccio trasportare dal flusso della musica e dalla voglia di indagare». Sotto l’edizione 69 sanremese c’è un nome che ha acceso l’ennesima polemica italiana: Mahmood. Andando oltre la sua canzone Soldi, critica sul guadagno facile del padre egiziano che lo ha abbandonato in tenera età, il mainstream è scivolato sul tema dell’immigrazione. Si è così rivelata necessaria la replica del cantautore, che ha sottolineato la sua italianità al 100%, declamata vocalmente dal Festival (vincitore sia tra i big che nel contest giovanile) e nel suo seguito comunicativo, come sottolineano le 2880 menzioni ottenute sui media nella settimana post Ariston. «Questa storia - evidenzia Diodato - dimostra come tante volte i confini non stanno nella geografia, ma nella mente. Io preferisco abbatterli, attraverso la mia passione».

La musica, infatti, sta facendo crescere il cantautore «nato per caso ad Aosta - dice - ma tarantino puro»: dal primo lavoro in Svezia con gli Swedish House Mafia al secondo posto a Sanremo Giovani 2014 con Babilonia, dall’album di cover d’autore A ritrovar bellezza seguito dai live televisivi per Che tempo che fa, dal debutto discografico per Carosello con Cosa siamo diventati alla fiducia bissata dalla storica etichetta con cui sta generando la terza opera di inediti. «È costruttivo stare dentro questa industria dei sogni che è la musica con la giusta misura, perché la Carosello Records, con la sua ultrasecolare esistenza, mi permette di operare umanamente. È bello vedere come un’organizzazione si adegui al mondo multimediale trovando una mediazione che preserva il prodotto artistico».


Il legame con un marchio che richiama ai mitici Modugno e Gaber, svela l’uscita di un inedito 45 giri tinto di viola come le «Rose» di Ghemon, che nel lato B del vinile presenta la versione rivisitata dell’originale da Diodato e Calibro 35. Quel lato B che socialmente richiama al «fattore fortuna». Che rapporto ha con esso il cantautore tarantino che vive una nuova arte come denota ora al cinema (specializzazione della sua laurea al Dams) il cammeo nel film Un’avventura ispirato alle canzoni di Mogol e Battisti? «Credo alla fortuna come spettro della vita che ti devi cercare. Essa è il ricavato dell’attrazione del bello. Io mi sento un piccolo muratore che costruisce la sua casa mattone dopo mattone, attraverso manovalanze che mi vado a trovare. E se parliamo di fortuna, credo negli incontri. Penso al nome Daniele, che ha segnato più volte la mia arte. Daniele Tortora è stato il mio primo produttore, Daniele Lucchetti è il regista che per il suo film Anni Felici ha voluto nella colonna sonora la mia reinterpretazione di Amore che vieni, Amore che vai - vincitrice del premio De André -, Daniele Silvestri è l’artista con cui ho collaborato per i suoi Acrobati partecipando ad alcune tappe del tour, fino a Marco Danieli, regista di Un’avventura».

Il lungometraggio che riconsegna al cinema italiano il genere musical, vede protagonisti sulla scena due innamorati degli anni Settanta, interpretati da Laura Chiatti e Michele Riondino. «Recitare con Michele, mio amico, è stato fantastico, perché ho visto la sua bravura fatta di attorialità, coreografia e canto» dice Diodato, che col suo conterraneo si incontra nella storia della pellicola: «Io faccio una parte breve, sono un cantante a cui il protagonista consegna il suo sogno: scrivere canzoni». La voce di Diodato è presente nella track-list di Danieli con l’interpretazione da lui riarrangiata della canzone che dà il titolo al film. «Io non credo negli artisti intoccabili, perché è giusto accostarsi con amore e rispetto, dando il meglio di se stessi». La sua filosofia Diodato l’ha concretizzata anche al Barezzi Road di Busseto, dove ha ridato vita al compositore Giuseppe Verdi con voce e chitarra. «Perché nella musica, che è reale, nulla è impossibile».

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