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Tre esperti scrivono a governo e presidente della Repubblica: «Nel resto d’Europa la scelta è per l’acciaio pulito»

Ilva, esperti a governo e Mattarella: «Usare ancora il carbone è condanna per Taranto»

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana

TARANTO - «Far proseguire a carbone la produzione di acciaio a ridosso della città di Taranto nel 2018 è immorale ed equivale a dimettersi da esseri umani».

Non usano mezzi termini Prisco Piscitelli (medico epidemiologo, ricercatore dell’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo, Brindisi-Bruxelles), Felice Corcione (già direttore dell’Istituto Motori del Cnr ed esperto internazionale di combustioni industriali) e Eduardo Missoni (docente universitario ed esperto internazionale di Salute globale e Sviluppo) per bocciare il futuro disegnato per l'Ilva di Taranto dopo l'intesa raggiunta tra governo, sindacati e Arcelor Mittal, soprattutto per «l’assenza di una chiara prospettiva» di riconversione ad «acciaieria pulita» in tempi certi mentre in Europa non si fa altro che parlare di «clean steel» e «decarbonizzazione», una parola che alle latitudini di Taranto sembra evocare uno spettro, come se il diritto al mantenimento di tutti i posti di lavoro del comparto Ilva non possa conciliarsi col sacrosanto rispetto del diritto alla salute e alla vita dei bambini e dei cittadini tutti di Taranto, grazie agli attuali progressi tecnologici».
I tre professionisti dalle colonne della Gazzetta lanciano un appello al governo e a Mattarella ritenendo ancora possibile tutelare diritto al lavoro e alla salute facendo dell’intesa raggiunta su Ilva un nuovo punto di partenza per disegnare un diverso futuro della città.

«È amaro constatare - dicono - che l’accordo firmato tra lo Stato e la nuova proprietà Ilva sembra non tener conto che il sequestro dell’acciaieria è nato per i danni ambientali e sanitari prodotti: infatti, non è stato formalizzato alcun impegno sul cambio di tecnologie produttive, nessuna strategia lungimirante per la città. Tutto è ricondotto a un accordo coi sindacati dei lavoratori per mantenere di fatto lo status quo. Giova ricordare che fino al suo ridimensionamento produttivo indotto dall’azione della magistratura, l’Ilva immetteva in atmosfera il 92% della diossina prodotta in Italia da grandi impianti e la metà degli Idrocarburi policiclici Aromatici nazionali. Per inciso, la diossina è un cancerogeno certo per l’essere umano così come gli idrocarburi e i metalli pesanti emessi dai camini Ilva, che tutti gli abitanti di Taranto sono obbligati a respirare. Per non parlare delle sostanze che non è possibile monitorare, ma la cui emissione può essere prevista con certezza».

Secondo Piscitelli, Corcione e Missoni «è lecito – oltre che doveroso – chiedersi se è moralmente e legalmente accettabile condannare i bambini di Taranto a mangiare e respirare diossina dall’ora di colazione all’ora cena, garantendo l’immunità di Stato all’acciaieria. Sorge il dubbio che della salute dei bambini di Taranto non importi proprio a nessuno, come se lavoro e salute viaggiassero su due piani differenti».
I tre ricercatori chiedono a Di Maio la stessa sensibilità con cui ha affrontato il dibattito sul lavoro, ricordando al governo che lo studio nazionale Sentieri 1995- 2018, ha evidenziato per Taranto nei confronti della regione Puglia un eccesso tra il 10% e il 15% della mortalità generale e per tutti i tumori in entrambi i sessi (+30% per tumore polmonare). Tutti dati confermati dallo Studio di coorte residenziale che ha riscontrato anche eccessi di mortalità per malattie cardiache (da +5% a +11%), eventi coronarici acuti (da +10% a +29%), tumore della mammella (+27%) e del rene (+32%), oltre che eccessi di ricoveri per aborti spontanei (fino al +16%) e per malattie respiratorie nei bambini, che ricordiamo a tutti essere “non fumatori” (+11% in media, ma +26% nei quartieri Tamburi e Paolo VI). L’andamento della mortalità ha seguito in modo speculare l’andamento della produttività Ilva e del suo inquinamento nei quartieri Tamburi e Borgo. Questi dati sono importanti quanto il numero di posti di lavoro! Chi consentirebbe a un qualsiasi operatore di lavorare nel proprio soggiorno di casa sapendo che il suo lavoro produce danni alla salute dei propri familiari? Quale diritto è più importante? E se anche la salute non interessasse a nessuno, si rifletta almeno sui diritti negati ai bambini di Taranto (quelli tutelati dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia), che per mesi non potevano andare a scuola nelle giornate “ventose”».

Eppure, viene sostenuto dai tre ricercatori, oggi è possibile contemperare il diritto al lavoro con il diritto alla salute.
«Si fa finta di non trovarsi nel ventunesimo secolo: in Germania (a Salzgitter), in Austria (a Voestalpine) e in Svezia (Consorzio Hybrit a Lundt) si è aperta la via alla produzione di acciaio di migliore qualità addirittura con l’idrogeno oltre che col gas naturale grazie ai finanziamenti europei. Il metano è peraltro già utilizzato per alimentare forni da 2 milioni e mezzo di tonnellate in Messico (Monterrey) e in Louisiana (Usa), paradossalmente con brevetti italiani».
«Se invece di sprecare denaro per ricostruire altoforni a carbone (economico solo perché chi lo usa scarica i costi ambientali e sanitari sulla società) li si sostituisse, viene spiegato, gradualmente con forni a gas, si abbatterebbe in maniera assai significativa l’impatto sanitario e ambientale senza bisogno di parchi minerari da ricoprire, nella prospettiva futura dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. Questo significa anche pensare a una strategia per conservare economie e posti di lavoro a lungo termine ed è stato spiegato davanti ad Europarlamentari di ogni schieramento da ingegneri esperti in produzione di acciaio, dal direttore della Commissione Europea ex Ceca (Carbone e Acciaio) e dai vertici della Lancet Commission on Pollution and Health nel corso di una conferenza tenuta al Parlamento Europeo il 20 giugno scorso. Tutto lettera morta!»

«Sapendo di poter già contare almeno sul sostegno dell’Organizzazione mondiale della Sanità, ci appelliamo al presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Ministri, ai parlamentari, al Papa, all’arcivescovo di Taranto e a tutte le autorità civili e morali del Paese, oltre che all’Unicef e alle Nazioni Unite: ripristinate i diritti umani dei bambini e dei tarantini tutti» concludono i ricercatori Piscitelli, Corcione e Missoni. «Si prendano in considerazione proposte scientificamente e tecnicamente fondate, a partire da quella della Regione Puglia, per garantire i diritti dei lavoratori e quelli dei cittadini, in particolar modo dei bambini. Non fate finta che il problema Ilva sia risolto col referendum dei lavoratori. Non lo è. Il via libera finale del Governo dev’essere un nuovo punto di partenza per mettere attorno a un tavolo tutti gli attori del progresso capaci di implementare le soluzioni esistenti per conciliare lavoro, salute e ambiente ponendo la persona umana al centro. Ma fatelo oggi, non domani. Chi sarà il primo a rispondere all’appello? La gara, almeno questa, è ancora aperta».

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