Mercoledì 08 Aprile 2026 | 15:17

Bari, al quartiere Madonnella la falegnameria dove la magia di legno e colla dà vita ad opere d’arte

Bari, al quartiere Madonnella la falegnameria dove la magia di legno e colla dà vita ad opere d’arte

Bari, al quartiere Madonnella la falegnameria dove la magia di legno e colla dà vita ad opere d’arte

 
DONATELLA LOPEZ

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DONATELLA LOPEZ

Bari, al quartiere Madonnella la falegnameria dove la magia di legno e colla dà vita ad opere d’arte

Una bottega artigiana aperta negli anni ‘70 da Antonio ora affiancato dal figlio Mimmo. E a pochi metri dalla falegnameria oggi Mimmo è custode di un piccolo museo

Mercoledì 08 Aprile 2026, 13:07

Quanto fascino emanano le mani di un artigiano? Tanto. Quelle di Antonio Catenacci, ottant’anni, raccontano la sua storia e quella della falegnameria di via Ragusa, al quartiere Madonnella, aperta negli anni ‘70 quando decise di mettersi in proprio. Le sue mani hanno accarezzato legni di tutti i tipi e le nocche, sarà la suggestione del momento, sembrano nodi di quercia. Dita che, come quelle di un pianista, si sono mosse per anni con una precisione ostinata. Mani che hanno imparato il mestiere quando il rumore delle pialle, degli scalpelli e di tutti gli attrezzi da falegname, dava vita a una melodia tipica delle falegnamerie artigianali, così forte da risuonare in ogni angolo della bottega.

Ingresso anonimo, senza insegna, e poi l’odore del legno e delle colle. La luce che entra obliqua, posandosi e quasi accarezzando una parete tappezzata di foto di famiglia, immagini sacre, decine di orologi da muro e ferri del mestiere. Dentro quel laboratorio, ogni cosa ha il suo posto e una storia.

Poi c’è Mimmo, suo figlio, vent’anni più giovane. Le sue mani sono diverse. Più veloci. Hanno appreso il mestiere dal padre osservando, sbagliando, rifacendo. E la prima cosa che dice di sé è che è nato tra i trucioli.

«Ho iniziato a lavorare da subito - racconta - L’estate, con la chiusura della scuola, per non farmi stare per strada, mio padre mi costringeva a venire in falegnameria. A me non piaceva perché ero geloso della libertà dei miei amici che andavano al mare o a giocare a pallone. Però va detto che il sabato e la domenica io avevo 5mila lire in tasca per andare al cinema o a prendere un panzerotto e l’aranciata con la ragazza. Con il tempo - aggiunge Mimmo - ho imparato ad amare questo mestiere creativo. Perché da un pezzo di legno crei di tutto e io lo faccio senza macchinari moderni. Solo con le mie mani e i vecchi attrezzi da lavoro. Ci metto un po’ più di tempo a finire, ma sono contento così».

Tra le ultime cose consegnate da Mimmo ai clienti, un armadio, una credenza, ma anche sedie zoppe riparate con amore. E tra i suoi crucci la mancanza di ricambio generazionale, complici le normative che non hanno più permesso ai ragazzi di «andare a bottega per imparare i mestieri».

A pochi metri dalla falegnameria, in via Dalmazia, Mimmo è oggi il custode di un piccolo museo: telefoni con la rotella, valigie che hanno viaggiato più dei loro proprietari, lampadari che hanno illuminato cene più e meno luculliane, bilance che hanno pesato farina, frutta, forse anche sogni e speranze. «Mio padre era un amante dei mercatini e comprava di tutto - spiega Mimmo -. E a me toccava scaricare l’auto. Ha acquistato così tanta roba da aprire questa attività».

Un luogo dove non si vendono solo oggetti, ma ricordi. Perché su ogni cosa si ponga lo sguardo, di rimando si pensa alla storia custodia da ogni singolo pezzo in esposizione. Cosa avrà scritto il proprietario della Remington lì in fondo? A quali signore della Bari facoltosa saranno appartenuti i manici d’ombrello in argento? E quali parole si saranno mai scambiate attraverso quei telefoni in bachelite nera?

Tra attaccapanni, collane, automobiline di latta e macchine fotografiche, spuntano pezzi d’arredamento davvero interessanti come le lampade anni ‘50, cassapanche in ottime condizioni o vecchie sedie impagliate griffate. Elementi d’arredo che, accostati a mobili di design, acquisterebbero ancora più luce e importanza. E se si è indecisi su cosa acquistare, Daniela Signorile, architetta e amica di Mimmo, guida lo sguardo dei clienti tra i tanti oggetti in mostra, catturando l’attenzione con i suoi consigli e una competenza che diventa un vero valore aggiunto.

È mezzogiorno e ci si congeda con una stretta di mano, ciascuna con la sua storia da raccontare. Ma quella del falegname è diversa, perché restituisce la vita a un pezzo di legno strappato dalla terra di chissà quale foresta rendendo eterno anche il più semplice degli oggetti creati.

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