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È il più giovane italiano della storia ai giochi olimpici in questa specialità

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La tradizione racconta che il perimetro del centro storico di Mesagne si presenta con una curiosa forma di un cuore. Da oggi, l’anima pulsante della città brindisina porta il nome del 19enne Vito Dell’Aquila, il più giovane taekwondota italiano mai qualificatosi ad una Olimpiade.

Dopo sette anni di distanza, l’ultima volta fu con l’altro mesagnese Carlo Molfetta, oro a Londra 2012, l’Italia della più nota arte marziale centra l’ennesimo colpo da novanta. Un figlio della Puglia sbarcherà infatti a luglio ai Giochi Olimpici di Tokio dopo aver furoreggiato nei giorni scorsi alla Final Grand Prix di Mosca. Rassegna russa che ha visto Dell’Aquila superare tutti gli avversari sino alla finale contro il primatista coreano Jun Jang nella categoria meno 58 kg vinta 21-18.

Venerdì sera è tornato a Mesagne. Ci rimarrà fino al 6 gennaio: «In questo periodo - dice - mi riposerò, ma un poco devo allenarmi facendo preparazione atletica a casa. Ho un programma preciso ricevuto dal mio preparatore atletico Francesco Zambrella».

A Mosca, Dell’Aquila non si è fatto mancare niente. Sono arrivate quattro vittorie su quattro: «Torno a casa con l’oro. Non è stato per niente facile. Ho combattuto contro i migliori al mondo e averli superati mi rende davvero felice. Ho vinto il mio primo Gran Prix, quello più importante perché raccoglieva i migliori atleti del mondo. Ho battuto il numero uno, senza sconfitte da due anni. Mi sono fatto un bel regalo di Natale».

Ora la tregua dopo la fatica: «Fino al 6 gennaio non penserò più alle gare. Il percorso di lavoro verso Tokio non lo conosco. Certi dettagli li curano il preparatore atletico ed il mio direttore tecnico Claudio Nolano. Prima del Giappone sarò impegnato in altre gare alle quali non posso non partecipare perché allenarsi non basta. Occorre trovare il ritmo competizione. Bisogna fare gli Open, non tutti, ma almeno quelli più allenanti. A maggio, poi, ci sarà l’Europeo in Croazia. Sarà l’ultima gara principale, prima di volare a Tokio per l’estate. Nella mia categoria con me ci saranno anche gli atleti coreano, spagnolo, iraniano, russo e irlandese».

Il combattimento è fissato per il 25 luglio: «L’idea di partecipare ad una Olimpiade mette i brividi. Anche perché – confessa emozionato - ripenso ai primi passi con questo sport alla palestra New Marzial Mesagne. Ai tempi, cioè, di quando avevo appena otto anni. Nel 2014 ho vinto il mio primo Mondiale Cadetti. Era la prima gara all’estero, in Azerbaigian. Una vittoria del tutto inaspettata. Indescrivibile. Poi - continua - ho vinto tre titoli Europei, di cui due Junior ed un Under 21. E nel 2017 ho conquistato bronzo e mondiale Senior. Quindi, se devo indicare un’altra tappa fondamentale nel percorso di crescita, scelgo il Mondiale a Muju. Ottenere un bronzo a sedici anni nella Corea patria del taekwondo è stato stupendo».

Dell’Aquila è il ritratto della semplicità: «Non sono cresciuto con un mito di riferimento. Per quanto sia legato al maestro mesagnese Roberto Baglivo. Non ci sono aneddoti particolari, ma non dimenticherò mai la sua costante presenza al mio fianco». Quindi l’approdo al centro federale romano Acqua Acetosa: «Ci sono arrivato in pianta stabile da quest’anno, una volta conseguito il diploma al Liceo Scientifico del mio paese. In realtà, sono in Nazionale dal 2017. L’anno scorso sono anche entrato nei Carabinieri».

Dalla Capitale, il ritorno a casa è sempre speciale: «A Mesagne sono già tornato qualche giorno dopo Mosca. Ho chiesto di non organizzare feste. Voglio rimanere concentrato, stare in famiglia e godere il Natale con i miei cari, i miei genitori Leonzio e Pasana e mio fratello Mimmo».

La vita non è solo taekwondo: «Per lo studio, ho preso un anno sabbatico. L’anno prossimo mi iscriverò alla Facoltà di Scienze della Comunicazione a Roma. Nel tempo libero esco con gli amici, gioco a tennis, ascolto tanta musica, guardo la tv ed in particolare i film comici. Impazzisco per Checco Zalone. Non vedo l’ora di assistere al suo ultimo film, sperando un giorno di conoscerlo personalmente. Se legge questo articolo, spero mi contatti».

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