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L'ex patron biancorosso

Giancaspro, si torna in aula
Quel crac pieno di manovre

Inchieste, richieste di commissariamento, giro di soldi: le nubi sull'imprenditore molfettese

Bari, pasticcio «F24: indagato Giancaspro

Il presidente del Bari Cosmo Giancaspro

BARI - L’impero di Mino Giancaspro è finito sotto la lente d'ingrandimento di due Procure della Repubblica e di cinque magistrati. E molti degli intrecci societari e dei movimenti bancari finiti nel mirino, riguardano, direttamente o indirettamente il Bari calcio. Si va dal pasticcio «F24» a operazioni immobiliari sospette. Ma il cuore delle indagini è rappresentato dal crac della Finpower, società della holding «Kreare impresa». Da qui gli investigatori sono andati a ritroso seguendo i rivoli e le tracce lasciate dai soldi forse finiti nella Fc Bari 1908. La rosa di Giancaspro, presenta davvero tante spine, anche se il commercialista di Molfetta si è sempre detto sereno sugli accertamenti in corso. Intanto il 16 agosto il tribunale fallimentare tornerà a occuparsi delle richiesta della procura.

In principio fu l’inchiesta della Procura di Trani sul crac Ciccolella. Il pm tranese Silvia Curione indaga su un bonifico sospetto: 600mila euro che nel febbraio 2016 la «Masa» dell’avvocato Michele Bellomo versa su un conto corrente personale di Giancaspro a fronte del preliminare di vendita di un immobile. La trattativa fallisce e il denaro viaggia in direzione opposta, poco dopo. Secondo l’accusa si tratta di un escamotage per riciclare una parte delle presunte distrazioni di denaro provenienti dal crac Ciccolella. Per la Procura di Trani, Bellomo è un prestanome di Giancaspro il quale, invece, ha sempre parlato di una normalissima operazione, per giunta tracciata dall’inizio alla fine. Un’operazione che s’incrocia con una denuncia presentata dall’ex presidente del club, Gianluca Paparesta.

Una parentesi è indispensabile. Quando la pista del malese Nordin lanciata dall’ex arbitro si rivela un bluff, l’aumento del capitale sociale viene finanziato esclusivamente da Giancaspro. Si arriva a un burrascoso ribaltamento societario e all’uscita di scena di Paparesta che contesta le modalità di trasformazione dei finanziamenti di Giancaspro in quote di capitale sociale del Bari e che dà una sua versione dell’operazione immobiliare su cui indaga Trani. Un bonifico che temporalmente (febbraio 2016) coincide con il pagamento degli stipendi ai calciatori. Le perquisizioni nella sede di via Torrebella condotte dalla Guardia di finanza lo scorso gennaio erano state disposte anche per rispondere a una domanda: i 600mila euro pagati da Bellomo a Giancaspro, che secondo l’accusa provenivano dal crac Ciccolella, furono utilizzati per fare fronte alle esigenze del Bari?
La denuncia di Paparesta, dà il via anche a fascicoli baresi. Nel mirino, c’è la scalata di Giancaspro sulla poltrona della società. L’ex arbitro va giù duro: estorsione contrattuale e usura, sostiene. Accuse bollate come «farneticazioni» da Giancaspro. A coordinare l’inchiesta, il pm Bruna Manganelli. Di tutte le accuse, queste ultime appaiono davvero le più fragili.

E veniamo al fascicolo principale. Una vicenda che potrebbe avere toccato sia pure incidentalmente il Bari è quella sul default della Finpower srl, società del settore delle energie rinnovabili dichiarata fallita dal Tribunale di Bari su richiesta della Procura, controllata dalla Kreare Impresa srl, holding di Giancaspro di cui faceva parte anche il Bari. Anche in questo caso gli accertamenti partono dopo un esposto presentato dagli ex soci. Loro perdono il controllo di Finpower e si insospettiscono quando apprendono che Giancaspro (siamo a dicembre 2016) entra nel Bari calcio con una quota del 5% versando 1,5 milioni. Accuse sempre respinte dal commercialista molfettese. I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria del comando provinciale di Bari, coordinati dai pm Giuseppe Dentamaro e Larissa Catella e dall’aggiunto Roberto Rossi sono al lavoro per fare luce sulle spine di Giancaspro. È da Finpower che si arriva al Bari per il quale la Procura, quando mancavano pochi giorni all’ultimatum per ricapitalizzare le casse del club con almeno tre milioni di euro che Giancaspro non riuscirà a mettere, ha anche chiesto il fallimento della società sportiva. Un’accelerazione impressa nell’ambito di un altro fascicolo ancora, quello, appunto, sulla presunta bancarotta della società di via Torrebella.

Infine, c’è l’ipotesi di ostacolo all’attività di vigilanza. Giancaspro avrebbe tentato di far credere alla Covisoc che il pagamento dei 600mila euro dovuti all’Erario per tasse e contributi previdenziali era regolarmente avvenuto entro il 16 marzo scorso, quando invece il versamento sarebbe stato materialmente effettuato soltanto il 6 aprile. Un escamotage, messo in atto attraverso l’invio alla stessa Commissione di vigilanza sulle società professionistiche di un estratto conto bancario che sarebbe risultato falso. Di il secondo blitz della Finanza allo stadio. La Procura di Bari ipotizza il reato di «ostacolo alla vigilanza» nei confronti di Giancaspro e di tre impiegati di un’agenzia della Banca Popolare di Bari. L’istituto in questa vicenda è parte lesa e ha avviato un’inchiesta interna e un procedimento disciplinare. Tutto ruota, come ormai noto, intorno ai famosi modelli F24 dichiarati tardivi dalla giustizia sportiva, e che sono costati al Bari due punti nell’ultima stagione proprio perché non sarebbe stato rispettato il termine del 16 marzo. Una penalizzazione che sembra ormai preistoria. Un’altra spina che però ha fatto molto male ai tifosi.

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