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L'intervista

Il patron del Cittadella
«Bari, ora giochiamo a calcio»

«Giusto che la sntenza arrivi in tempo. Siamo usciti allo scoperto perché era doveroso. Ma sarebbe stato bello se tutto ciò lo avessero fatto le istituzioni»

Il patron del Cittadella«Bari, ora giochiamo a calcio»

BARI - «I playoff devono essere una festa di sport. Mi auguro con tutto il cuore che lo sia anche il match tra Cittadella e Bari». Prova a mandare messaggi distensivi, Andrea Gabrielli. Il presidente del Cittadella parla a cuore aperto dopo le polemiche che nelle scorse settimane hanno fatto cominciare in grande anticipo il turno preliminare dei playoff che vedrà i veneti opposti ai biancorossi. Non è un mistero: la vicenda giudiziaria che coinvolge il Bari, penalizzato di due punti dal Tribunale Federale per il presunto mancato pagamento delle ritenute Irpef e dei contributi Inps (oggi il secondo round alla Corte di Giustizia Federale) ha sollevato un vespaio di polemiche. Il club veneto, infatti, è stato tra i principali attori della vicenda, richiamando la necessità ad affrontare il giudizio entro fine stagione, piuttosto che a playoff cominciati come era inizialmente nelle previsioni (in origine l’udienza sarebbe stata il primo giugno, con gli spareggi promozione avviati il 26 maggio).

«Mi piacerebbe che adesso si parlasse di calcio», afferma l’imprenditore veneto. «Domenica, ovunque si giochi, andrà in scena una bella partita tra due squadre che hanno pienamente meritato il piazzamento ai playoff. Sotto la mia gestione, sarà la terza partecipazione alla prestigiosa “coda” del torneo: una volta ci siamo fermati in semifinale, lo scorso anno al turno preliminare. Ci piacerebbe arrivare fino in fondo, ma davanti avremo un avversario di grande spessore».

Sembra strano discorrere di campo dopo le polemiche che hanno animato le scorse settimane.
«Non voglio essere falso o ipocrita: la vicenda che ha toccato il Bari ha riguardato un nostro interesse diretto. Abbiamo avuto coraggio a venire fuori allo scoperto. La realtà è che avrebbero dovuto farlo in prima battuta le istituzioni del calcio: per fortuna, quantomeno il nostro appello ha avuto seguito. Ma non toccava a noi finire sotto i riflettori».

L’impressione a Bari è che qualcuno da Cittadella abbia giudicato prima ancora che fosse emanata la sentenza di primo grado.
«Secondo le disposizioni federali, eventuali inadempienze sul primo bimestre avrebbero dovuto esplicare effetti sul torneo in corso. Abbiamo semplicemente chiesto che fosse fatta chiarezza entro il termine del campionato poiché è oggettivo l’eventuale sequela di un vantaggio a nostro favore sia sul fattore campo, sia sull’opportunità di passare il turno anche in caso di pareggio. Se qualcuno ha detto qualcosa in più, ce ne scusiamo. E puntualizzo: se in Corte d’Appello il Bari sarà prosciolto, accetteremo il verdetto senza alcuna polemica e verremo al San Nicola».

Pensa che il rinvio dei playoff possa influire sul match?
«Se si fosse giocato sabato scorso, il livello di adrenalina era ancora molto alto, ma con una posta in palio così importante, dubito che le squadre accusino un calo di tensione. I tempi ristretti causeranno qualche difficoltà organizzativa in più e sicuramente il deferimento è arrivato davvero troppo tardi rispetto all’eventuale inadempienza: su questo piano, il Bari ha la nostra piena solidarietà. Tuttavia, si sta riuscendo a rientrare spostando gli spareggi di una sola settimana: nel complesso, non è un dramma».

È possibile, a suo avviso, spostare la gara in un impianto più grande del Tombolato?
«Non ci sarebbe la materiale possibilità, a soli due giorni dalla partita. Il nostro stadio non è grande, ma in B ce ne sono quattro più piccoli. E abbiamo anche il secondo miglior manto erboso della categoria. Ci sono tutti i presupposti per organizzare a dovere l’evento».

Pensa che questa vicenda cambierà i rapporti tra Bari e Cittadella?
«Mi auguro di no perché esiste reciproca stima. La stessa storia del nostro tifoso, Giuseppe Ferronato, che seguì da solo la squadra a Bari, ha fatto parlare l’Italia. Mi rendo conto che sono finite in contrapposizione la realtà più piccola della B e la più grande per numero di sostenitori, senza dimenticare l’enorme blasone del Bari. Il tombolato non è il San Nicola, ma se si giocherà qui, garantiremo alla squadra barese e ai suoi sostenitori un’accoglienza impeccabile».
Davide Lattanzi

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