L’unica cosa che conta è il risultato, ha rimarcato Eusebio Di Francesco alla vigilia della trasferta di Torino. Contro i granata dell’ex Marco Baroni, però, non sono arrivati punti ed anche se i salentini sono ancora fuori dalle ultime tre, la situazione preoccupa parecchio. Dall’inizio dell’annata agonistica, salvo rarissime eccezioni, il problema è sempre stato il medesimo: non si trova il modo per andare in rete e siccome prima o poi arriva l’errore che il gol lo concede agli avversari, allora tutto si complica terribilmente e rende a dir poco nuvoloso il futuro.
Di Francesco, a fine gara, ha il volto scuro. «Purtroppo ripeto ogni volta le stesse cose, tanto da essere diventato noioso - dice -. Ma le parole servono a poco. Occorre cambiare rotta. Siamo andati sotto nel nostro momento migliore, per una nostra ingenuità generale, in quanto ci sono stati più errori nell’azione del vantaggio del Torino. Ma abbiamo creato occasioni reali e potenziali per l’intero primo tempo, più dei granata, senza riuscire a fare centro. Il Lecce fa le cose che deve fare sino al momento di concretizzarle, quando purtroppo ci manca sempre qualcosa: la cattiveria, l’ultimo passaggio, la scelta giusta, la precisione di mira. Tutto ciò pesa tantissimo».
Nella ripresa, i salentini hanno iniziato male ed hanno corso molti più rischi: «In avvio abbiamo sofferto, non abbiamo saputo sviluppare il nostro gioco ed abbiamo concesso alcune opportunità in ripartenza. Ma pian piano siamo cresciuti ed abbiamo terminato l’incontro giostrando costantemente nella metà campo del Torino, che alla fine sembrava alle corde. Abbiamo messo tantissimi palloni nei sedici metri granata, senza trovare la via del gol».
Nell’arrembaggio conclusivo sono mancati sia l’ordine che la pulizia tecnica, doti che sembrano fare difetto a molti dei calciatori del Lecce: «Siamo stati poco qualitativi. Aggiungo che chi subentra deve cercare di incidere di più perché tutti prima o poi hanno la possibilità di dimostrare il proprio valore, ma devono sfruttarla».
Scontata la domanda se schierare un Lecce con due punte, invece che con un centravanti e due esterni, possa essere una opzione: «A Torino non avrei potuto perché Stulic, che ho portato comunque in panchina, non era in grado di scendere in campo a causa di un acciacco rimediato nel corso della settimana. Più in generale, il nostro organico è stato costruito per giocare in maniera differente. Nonostante ciò, potrebbe essere una soluzione, ma faccio presente che, uno o due attaccanti, per servire loro dei palloni da sfruttare sia necessaria maggiore pulizia tecnica. Aggiunto che contro i granata, nel finale, ho provato ad impiegare Pierotti, che ha fisicità, subito dietro a Cheddira, ma senza ottenere i frutti sperati. Purtroppo, c’è grande rammarico per questa sconfitta, a maggior ragione per gli splendidi tifosi che ancora una volta sono stati al nostro fianco anche in trasferta».
















