A cinquant’anni dall’uscita del film Novecento, l’arrivo di Stefania Sandrelli (nella foto sul set del film) a Monopoli assume il valore di un incontro con la memoria viva del cinema italiano. È lei l’ospite d’onore che inaugura stasera l’edizione numero 26 del Sudestival, il festival dedicato al cinema italiano di qualità, che fino al 14 marzo attraverserà l’inverno pugliese con sessanta proiezioni, nove sezioni e 83 ospiti.
L’apertura è affidata al capolavoro di Bernardo Bertolucci, proposto al Teatro Radar con l’Atto I di Novecento (alle 17), seguito alle 20.30 dall’incontro con l’attrice (intervistata da Fabrizio Corallo), alla quale sarà conferito il Premio «Eccellenti Visioni». Alle 21.30, poi, l’Atto II del film, in cui l’attrice recita all’interno di un formidabile cast.
Sandrelli torna su quell’esperienza fondativa: «Novecento - spiega - è stato un grande capolavoro, e Bertolucci un regista molto poliedrico». Ricorda soprattutto l’osservazione silenziosa sul set: «Mi piaceva spiarlo mentre girava. Da lui ho assorbito molto. Posso dire con certezza che è stato uno di quei registi che mi hanno insegnato definitivamente il ruolo di attrice, considerando che non ho fatto una scuola di recitazione».
Ripercorrendo una carriera che attraversa oltre sessant’anni di cinema, Sandrelli individua due titoli fondamentali: Divorzio all’italiana (1961) e Sedotta e abbandonata (1964), di Pietro Germi. «Sono state due pellicole che mi hanno forgiata completamente. Posso dire di essere stata molto fortunata, perché a inizio carriera mi sono capitati due ruoli meravigliosi come questi».
Una libertà difesa anche a costo di rinunce. «Più che rimpianti, direi che ci sono state due piccole delusioni», afferma, ricordando i ruoli mancati ne La ragazza di Bube e Il giardino dei Finzi Contini. «Non volevo mai fare contratti. In genere io stringevo il vero rapporto con i registi sul set, mai con i produttori».
Non manca uno sguardo sul presente, con il racconto del lavoro in Parthenope di Paolo Sorrentino: «Ho avuto un rapporto strano con lui. Non mi sono sentita completamente a mio agio. Mi ha diretto nel modo migliore, ma poi nel montaggio finale ha tolto qualcosa del mio personaggio, e la cosa mi è spiaciuta».
Il Sudestival, come sottolinea il direttore artistico Michele Suma, nasce dall’incontro tra memoria e sguardo contemporaneo. «È un’edizione che si concentra sulla capacità narrativa del nuovo cinema, dando spazio agli esordienti e a chi porta avanti il cinema italiano senza adeguata visibilità». In questo equilibrio tra passato e futuro, la presenza di Stefania Sandrelli diventa il segno di un festival che non celebra il cinema come museo, ma come esperienza ancora capace di parlare al presente. Info e dettagli su sudestival.org.
















