«A tre anni già addestrava la mano sinistra e a cinque in un pranzo di famiglia annunciò: diventerò una stella NBA». Una volontà di dominio precocissima quella di Kobe Bryant ricordata delle sue sorelle e menzionata da Federico Buffa nel suo «Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba», intenso spettacolo firmato da Maria Elisabetta Marelli che ripercorre la parabola umana e sportiva del fuoriclasse. Tra memoria, musica e narrazione, il doppio appuntamento in Puglia (organizzato da Aurora Eventi) è per lunedì 23 febbraio a Bitritto (Palatour ore 21) e martedì 24 Brindisi (Nuovo Teatro Verdi alle 21).
Non è solo un racconto, ma una partitura complessa di otto capitoli che intrecciano l’infanzia italiana all’eredità globale di un’icona del basket scomparsa nel 2020. E il teatro, per Buffa è il luogo ideale per restituire con un progetto corale la grandezza e la fragilità di Kobe.
«Non compongo in solitudine ma con il Maestro Alessandro Nidi – spiega il giornalista - In un monologo privo di immagini reali, la parte evocativa è affidata soprattutto alla musica, al legame che lo stesso Bryant cercò con John Williams autore di colonne sonore per comprendere come dirigere un’orchestra, metafora del suo rapporto con la squadra». All’empatica tessitura sonora live contribuiscono anche i virtuosi Sebastiano e Filippo Nidi (percussioni e trombone), Francesco Poroli (visual), Luca de Candido (luci), Mattia Galione (animazione).
La storia di Kobe ha tratti da tragedia greca. «La formazione italiana lo distingueva dal mondo afroamericano e quando giunse negli States non comprendendone inizialmente il linguaggio, capì che il campo sarebbe stato l’unico luogo dove poter dettare legge» evidenzia lo storyteller di Sky Sport riportando alla mente il suo spaccato professionale. «Ero presente a tutte e tre le finali dei suoi primi titoli. Già all’All Star Game del ‘97, il diciottenne Kobe, muoveva il corpo e vinceva la gara delle schiacciate. Si capiva che era un predestinato. La sua Mamba Mentality, disciplina ferrea e ossessiva, lo associa a Pietro Mennea. Pur venendo da contesti opposti, Bryan privilegiato e Mennea ragazzo del Sud senza pista, i due condividevano una ferocia agonistica identica» sostiene. Inevitabile per Buffa pure il riferimento al passaggio di consegne con Michael Jordan nella gara Chicago-Los Angeles in cui Kobe fa domande a Jordan mentre lui sta giocando. «È nella natura dei grandi imparare direttamente sul campo» asserisce, per poi concludere con il simbolismo numerico.
«Ho scelto Otto Infinito come titolo dello spettacolo per raccontare la continuità di quest’uomo: l’8, primo numero di maglia che moltiplicato per tre, diventa 24 che racchiude le ore del giorno in cui pensava al basket, i secondi per tirare, il 23 di Jordan più uno. Tutto torna in un intreccio che fa parte del mito e della sua eredità».















