Quasi a mo’ di celebrazione per il centenario dalla nascita (nel 1926) accade in questa settimana che circoli in Puglia uno dei lavori più iconici e rappresentativi di quel Gran Giullare che fu Dario Fo, nonché Gran Politico in Scena, nonché Premio Nobel: è Morte accidentale di un anarchico lo spettacolo che debuttò nel 1970 e che stasera sarà in scena a Francavilla Fontana (Cineteatro Italia), domani 16 a Conversano (Teatro Norba), sabato e domenica a Foggia (Teatro Giordano), martedì 20 a Putignano (Teatro Laterza). Con la regia di Giorgio Gallione, la fa da protagonista (nei panni satirici e tragici del Matto che rimanda al Pinelli «defenestrato» dopo la strage di Piazza Fontana, nella Milano del 1969) l’attore, musicista, performer Lodo (Lodovico) Guenzi. A lui qualche domanda.
Il personaggio del Matto che entra ed esce da vari personaggi, rimanda al mestiere dell’attore. Quanto c’è di istrionico nel suo Matto e quanto di allusione politica?
«Il personaggio scritto, e recitato, da Fo allude e cita svariati personaggi, diventando in scena “altro da sé”. Anch’io entro/esco, a volte anzi esco del tutto dalla dimensione scenica del contesto, ma sempre solidamente agganciato alla percezione e all’attenzione del pubblico. Il contesto generale non può che restare solidamente politico, nel riferimento alla vicenda italiana nella Milano del 1969, sia pure trasferita nell’ America del ‘21, nella vicenda di un altro anarchico, misteriosamente “defenestrato”».
Lei Guenzi è piuttosto giovane, neanche quarant’anni, rispetto agli eventi di Piazza Fontana del 1969. Qual è il suo rapporto con la storia italica recente? Si sente «impegnato» o mica tanto?
«“Mica tanto” è un’espressione che mi diverte. Scherzo. Io vengo da una band, non a caso si chiamava Lo Stato Sociale, che spesso nel suo operare ha affrontato temi sociali e politici. Ora, quando mi capita, come attore, come cantante o performer non fa differenza, di affrontare temi politici ne sono oltremodo motivato e lo faccio con entusiasmo».
Ma lei Guenzi, attore, musicista, cantante, attore di cinema e/o di teatro. Ha deciso cosa vuole fare da grande?
«Per me non c’è differenza fra le varie chances che si possono mettere in campo, non ce n’è una che prevalga sull’ altra. Cantare una buona canzone è meglio che fare un brutto spettacolo, recitare un grande testo è meglio che cantare una canzone mediocre».
Accanto a lui sul palco anche Eleonora Giovanardi, Alessandro Federico, Matteo Gatta, Marco Ripoldi, Roberto Rustioni.














