Quasi un debutto «in casa» per Michele Riondino domani a Taranto, con Art, la commedia di Yasmina Reza al Teatro Fusco: tre repliche, domani 6 (ore 18), poi il 7 (ore 21) e l’ 8 (ore 18). In scena con Riondino (sua anche la regia) Daniele Parisi e Michele Sinisi. Lo spettacolo, circuito di Puglia Culture, sarà poi anche a Barletta, Teatro Curci (9, 10, 11 gennaio), Bari, al Piccinni, dal 14 al 18, e S. Severo (Teatro Verdi, lunedì 19).
Riondino, al telefono «prima della prima», racconta alla Gazzetta questo debutto: «In effetti a parte qualche recita di rodaggio in Toscana a dicembre, queste in Puglia, a cominciare dalla mia Taranto, sono il vero e proprio esordio per Art, agrodolce commedia della franco-iraniana Yasmina Reza, testo di gran successo in tutto il mondo, fin dal debutto parigino a fine anni ‘80. È una storia a metà fra un discorso sull’ arte, e uno amaro e insieme comico sull’ amicizia, con le personalità dei tre protagonisti, tutti in confronto-scontro, fra il riso e il disincanto».
La faccenda della tela bianca, il quadro d’artista, che uno dei protagonisti sottopone ai due amici e che scatena la dialettica fra i tre è quindi solo un pretesto?
«Il quadro, la tela bianca da interpretare, è forse una metafora, certo dell’amicizia, forse della vita, quella di oggi, da riempire di significati, a seconda delle circostanze. Nella nostra messinscena ciò accade anche tramite le diverse personalità degli amici-attori che qui si confrontano: c’è il semplice e fiducioso, lo scettico disilluso, l’agnostico nichilista. Così accade che ogni sera, fra me e i complici in scena Daniele Parisi e Michele Sinisi, si verifichino improvvisazioni, gag, variazioni sul tema che modificano, fra comicità e crudeltà, i rapporti fra i tre».
Riondino, lasciando ai successi pugliesi la commedia Art con la sua acre ironia, preme una domanda sull’Antonio Vivaldi da lei interpretato nel film Primavera, appena nelle sale. Ma il «prete rosso» insomma, ci è andato a letto con Cecilia, l’allieva-violinista eccellente?
«Devo deludere la sua morbosità e quella di tutti: è un mistero, non si sa. Uno studioso di Vivaldi, Federico Maria Sardella, ritiene quasi certo che la cosa sia andata non oltre un rapporto platonico, fra maestro e allieva. Dati anche i gravi problemi di salute di Vivaldi, che rendevano rischioso qualsiasi sforzo erotico».
Povero Vivaldi! Ma al tarantino doc. Riondino, a colui che tanto si prodigò in proposito, una domanda sull’Ilva. Che ne sarà? E che ne sarà di Taranto?
«Ma l’Ilva ormai è morta e sepolta. È un cadavere che cammina, ma camminando consuma le vite dei lavoratori, oltre a milioni su milioni. Nostri. Spero che non sia un cadavere anche Taranto».
















