Domenica 02 Ottobre 2022 | 18:53

In Puglia e Basilicata

La testimonianza

Ucraina, «Io, un morto che cammina a Mykolaiv»

Ucraina, «Io, un morto che cammina a Mykolaiv»

Oleksiy è debilitato e non può combattere. «Non ho i farmaci per curarmi». Il drammatico racconto di un 45enne. Lavorava in Italia, dove ha contratto l’hiv

08 Aprile 2022

Gianluigi De Vito

BARI - Vede la morte dal cielo, la sente avanzare nel sangue. «Sono un morto che cammina tra i cadaveri di Mykolaiv». I grappoli di bombe russe sono una doppia dannazione: Oleksiy, storia vera e nome di fantasia, ha l’Hiv e un’epatite cronica. Ha 45 anni, era in cura in una città del Sud Italia, la stessa dove dal 2010 vive con la moglie e lavora come domestico. Ma da febbraio è nell’inferno di guerra. «Non combatto, non ce la faccio. Ma non posso nemmeno curarmi. Non ci sono medicine, figuriamoci poi i farmaci per l’Hiv».

La morte di Mykolaiv, bastione strategico sulla via per Odessa, viene dal mare. Oleksiy è appeso a un rimasuglio di batteria di cellulare: «Non c'è corrente, la maggior parte del distretto navale è senza luce né riscaldamento». Quando riesce a caricare la batteria. esce da un sotterraneo trasformato in buker e chiama i contatti italiani. Ogni giorno la stessa domanda per sapere se il destino, arrivato all'ultimo confine della resistenza, sia segnato.

Ha contratto il virus in Italia. La terapia antiretrovirale che i medici gli hanno prescritto di seguire con «continuità e senza interruzione» gli ha rinviato i titoli di coda. Ora però, la morsa si stringe come un cappio. È in Ucraina dai primi di febbraio, per assistere la madre colpita da un infarto. Non s’aspettava la guerra imminente. Aveva in tasca il biglietto dell’autobus che il 23 febbraio lo avrebbe riportato in Italia. Il giorno dopo, il 24 febbraio, si sarebbe ricoverato per il day ospital programmato. L’autobus da Miykolaiv non è mai partito. Oleksiy, allora, cerca di raggiungere la frontiera moldava. A Palanca il primo muro: la legge marziale (decreto n. 64/2022) è già in vigore, nessun maschio dai 18 ai 60 anni può rifiutarsi di arruolarsi e combattere. Torna a Mykolaiv, prova a sfondare il muro burocratico dell’Ufficio militare. Inutile: «Non combatti ma nemmeno vai via senza il visto della Commissione medica militare». Nessun ufficio è più operativo, racconta Oleksandr Senkevych, il sindaco di Mykolaiv. Che ogni giorno via social, aggiorna la lista dei caduti: 60 morti, 300 feriti, tutti civili. Senkevych ha chiesto a donne e bambini di abbandonare la città, ma non ha dato ad Oleksiy il nulla osta all’espatrio.

Ieri, s’è aperta l’ultima spiaggia. Due avvocate che lo assistono, Angela Maria Bitonti del foro di Matera, e Sonia Sommacal del foro di Belluno, hanno presentato un ricorso d’urgenza alla Corte europea dei diritti dell’Uomo. Bitonti va giù dritta: «Non consentirgli di uscire dall’Ucraina equivale a lasciarlo morire lentamente ed inesorabilmente. È fondamentale che anche in tempo di guerra vengano garantiti e rispettati i diritti fondamentali dell’uomo ed in particolare dei civili che non entrano nel conflitto. E il diritto alla vita è un diritto fondamentale che nessuna legge marziale e nessun potere politico può infrangere».
Sotto le bombe, la «guerra di carte bollate» è un inverno inutile. Ma in mezzo alle nuvole filtra un raggio di luce. Bitonti: «La Corte Edu ha chiesto urgenti spiegazioni al governo ucraino in merito alla presunta violazione lamentata a cui lo Stato dovrà rispondere nel più breve tempo possibile». Significa che a Matera s’aspettano il sì di Zelinsky a Oleksiy nelle prossime ore. Sarebbe il salvavita. Per il «morto che camina» tra cadaveri di Mykolaiv.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725