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L'intervista

Guerra del grano: «Fame nel mondo e affari per l’India»

Guerra del grano: «Fame nel mondo e affari per l’India»

Parla Sidorenko, imprenditore di origini russe

02 Aprile 2022

Dorella Cianci

Quando si guarda il cielo e il grano d’Ucraina vengono fuori i colori della bandiera nazionale, anche se le armi pesanti rendono il cielo più grigio del solito e il grano, intanto, resta lì. Sappiamo bene che l'Ucraina è uno dei principali esportatori di cereali e oli vegetali. I principali prodotti dell'agricoltura destinati all’estero erano il mais e il frumento. Nel 2021, il Paese era il secondo più grande fornitore di cereali per l'Unione Europea, oltre che un grande fornitore di cibo per i Paesi a basso e medio reddito, dunque parti dell’Asia e dell’Africa. Più a lungo durerà il conflitto, maggiore sarà l'insicurezza alimentare, che potrebbe sopraggiungere non solo, naturalmente, per l'Ucraina, ma per una buona parte del mondo. Ne abbiamo parlato con Yuri Sidorenko, di origini russe da parte di padre.

E’ uno dei più grandi imprenditori del grano. Potrebbe fornirci qualche dato dettagliato?

Alla fine dello scorso anno, un dossier internazionale della Global Market Intelligence ha stimato che le esportazioni di mais ucraino ammontavano a 27,2 milioni di tonnellate e l'esportazione, invece, è stata stimata a 21,2 milioni di tonnellate. Questi due numeri appena citati rappresentano rispettivamente il 12,8% e il 10,5% del totale delle esportazioni mondiali. Riuscite a comprendere il danno che ne sta derivando? Credo sia qualcosa di immane, per l’economia di quel che resterà di noi, ma anche per il Medio Oriente. Non si cita quasi mai come il Libano, ad esempio, sia affamato a seguito della nostra guerra. Oltre al mais e al grano, tra le prime dieci merci esportate possiamo citare anche gli oli vegetali, escluso l'olio di soia, e poi tanti cereali come la segale l’avena d'orzo. Il collasso economico della nostra terra sarà qualcosa di tragico se l’Europa non dovesse accoglierci nell’Unione.

Che cosa accadrà, secondo lei, dopo questo conflitto?

Non userei il futuro, sinceramente. La guerra è qui e il crollo economico – ribadisco - è arrivato. I prezzi del grano e del mais erano già un po’ aumentati prima della guerra, ma a causa del conflitto ci aspettiamo un ulteriore aumento dei prezzi, con forti implicazioni per le economie africane più povere, che peraltro ho conosciuto in prima persona. Va anche detto che la maggior parte delle esportazioni ucraine viene effettuata attraverso i porti del Mar Nero e del Mar d'Azov: Odessa, Pivdeny, Chornomorsk, Kherson, Mariupol e Berdyansk. Il 24 febbraio, quando è iniziata l'invasione russa, gran parte dei porti sono stati chiusi, quindi le operazioni portuali sono state immediatamente interrotte. Il 28 febbraio, il capo dell'amministrazione marittima ucraina ha confermato che i nostri porti sarebbero rimasti chiusi fino alla fine dell'invasione russa, aggiungendo subito, già in quella data, che il porto di Mariupol aveva subito danni irreparabili. Inoltre, diverse compagnie di navigazione hanno sospeso già da 25 febbraio le partenze verso i porti del Mar Nero: per cui, comprende bene come gli effetti non riguardano il futuro, ma sono in corso

Per un certo numero di paesi dell'Asia meridionale, dell'Asia occidentale e dell'Africa, il taglio della principale fonte di approvvigionamento di grano sta evidentemente peggiorando la crisi alimentare e potrebbe persino portare a un aumento della fame nel mondo. Si sta parlando infatti, da quelle parti, nuovamente, della “guerra del pane”.

Il primo pensiero riguarda proprio la fornitura di Paesi considerati strutturalmente più fragili, che hanno maturato una crescente dipendenza dalle esportazioni soprattutto di frumento da noi ucraini, ma anche dalla Russia. Fra questi, vi è l’Egitto, tuttora uno dei paesi più popolosi del mondo arabo, il cui fabbisogno di grano è stato raggiunto in gran parte grazie alle forniture russe (due terzi delle importazioni totali); ma non solo, anche Marocco e Tunisia, si trovano ad affrontare il volgersi di una questione dalla portata potenzialmente catastrofica. Al momento non ho notizie ufficiali dal Libano. Va detto però che anche il mercato russo, in tale settore, è in forte crisi, anche se ci sono gli imprenditori, come mio padre, che stentano ad ammetterlo, condividendo la causa di Putin. Questa guerra ha spaccato le famiglie. In Russia c’è anche chi, come la mia famiglia, ritiene importante la promessa di Putin: “Non vi farò ricchi, ma vi renderò nuovamente potenti”. So che è assurdo, ma è così.

Le rivolte del pane sono state fondamentali anche nelle primavere arabe e le ragioni delle importazioni sono state anche indirettamente collegate alla libertà di quei territori, rispetto ad assurdi monopoli. Un danno per tutti, al momento, o qualcuno, nel mondo, fa buoni affari?

Le guerre sono sempre occasione di speculazioni senza scrupoli. Solo negli ultimi giorni, l'India ha firmato contratti per esportare circa 500 mila tonnellate di grano, con incassi ben superiori alle aspettative, grazie all'aumento dei prezzi internazionali, con un aumento significativo e ghiotto delle vendite all'estero. I venditori indiani hanno riferito che la settimana scorsa hanno ricevuto richieste di acquirenti in cerca di alternative ai carichi del Mar Nero. Secondo voi, l’indiano Modi si impegnerà per la pace?

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