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La storia

«Io con i miei burattini a pochi metri dall’inferno»

«Io con i miei burattini a pochi metri dall’inferno»

Parla Karol, polacca residente in Ucraina e amante dell’arte russa

18 Marzo 2022

Dorella Cianci

La famosa scrittrice giapponese Banana Yoshimoto ha detto: “I miracoli sono sempre in attesa, senza far distinzione per nessuno”. Ed è esattamente da questa frase che vuol partire il nostro racconto esclusivo da Mariupol, dopo il disastro al teatro della città, che porta il nome di Maria Vergine, come ha ricordato Papa Francesco al mondo intero. I soccorritori stavano cercando, quasi senza speranza, i sopravvissuti tra le macerie, dopo che l'Ucraina aveva annunciato ufficialmente il potente attacco aereo russo su un edificio, dove si erano rifugiate centinaia di persone, forse mille. La città portuale era ed è circondata dalle forze del Cremlino e, come sappiamo, ha assistito ad alcuni dei più feroci bombardamenti di questo conflitto. "Il cuore si sta spezzando per ciò che la Russia fa al nostro popolo, alla nostra Mariupol e alla nostra regione di Donetsk", ha detto, mercoledì scorso, il presidente ucraino, Zelenskiy, in un discorso a tarda notte, dopo aver fatto riferimento al brutale attacco a un teatro pieno di civili in cerca di riparo.

Le ultime notizie, invece, nonostante le poche speranze iniziali, riferiscono, in maniera documentata, di parecchi superstiti e siamo riusciti a sentire telefonicamente Karol Kaminski, una cittadina polacca, che a Mariupol aveva, almeno fino al mese scorso, un piccolo teatro dei burattini.

“Potete immaginare, visto il mio lavoro, quanto ami il teatro e quanto abbia pianto per quel bombardamento. Poi, quasi miracolosamente, ho visto che, in un certo senso, il teatro ha sopportato un colpo così duro. Sembra un vero miracolo. Sono state tratte in salvo molte persone, così come ho potuto vedere da casa mia. Non ero lì solo perché il mio palazzo ha una cantina molto ampia e usata, in questi giorni, come rifugio. Andryushchenko, assistente del sindaco, nella mattinata di ieri, aveva detto a Human Rights Watch che il suo ufficio non conosceva il numero preciso dei morti, ma nessuno osava sperare che ci fossero dei sopravvissuti. Appena ho potuto vedere delle scene incoraggianti, ho subito diffuso la notizia su Telegram, a dei gruppi con cui sono in contatto. Poi ho scritto su Twitter. Vorrei aggiungere, anche se forse è stato già detto, che nelle immagini satellitari del teatro, datate 14 marzo, la parola russa ‘bambini’ appare chiaramente scritta, per ben due volte, in caratteri cirillici di grandi dimensioni, davanti e dietro il teatro. Abito a pochi metri da quella zona, per cui non ho alcun dubbio sul fatto che quell’edificio doveva esser protetto proprio grazie a quella scritta. Quello che è stato fatto lì è un atto criminale, di cui si dovrà rendere conto”.

Le leggi di guerra, per quanto la guerra irrazionale possa sottostare alla razionalità del diritto, in ogni conflitto, richiedono alle parti di distinguere sempre tra obiettivi civili e obiettivi militari; l’attacco contro un ‘oggetto’ civile è severamente proibito, così come gli attacchi indiscriminati e quelli con effetti sproporzionati sui civili. Questi possono essere, a tutti gli effetti, considerati crimini di guerra.

Karol, indignata, precisa: “La città è così tanto martoriata, perché è un obiettivo strategico chiave per Mosca, visto che collega potenzialmente le forze russe in Crimea a ovest, e nel Donbass a est, e interrompe l'accesso dell'Ucraina al Mar d'Azov. Per giorni le forze russe ci hanno bombardato, tagliando energia, cibo e acqua. È impossibile trovare le parole per descrivere il livello di cinismo e crudeltà, con cui gli invasori – usiamo le parole in modo corretto - stanno distruggendo i pacifici residenti di una cittadina sul mare, molto bella fino a pochi giorni fa. Si vuol ridurre questo Paese a una terra bruciata, svuotata dei suoi cittadini. Non si chiama genocidio questo comportamento? La storia non ha già conosciuto vicende simili? Non è forse questo l’obiettivo di Putin? Io sono polacca, ma ho scelto questa terra perché amo particolarmente gli scenari del Mar Nero e, anche perché, ritengo che l’Ucraina sappia apprezzare l’arte, in ogni sua forma, anche coi miei burattini per piccoli. Ho comprato casa qui e volevo viverci in pace per sempre, con mio marito. E’ quasi assurdo pensare a come una volontà così distante da noi tutti pensi di poter regolare le nostre vite e di poter decidere il nostro futuro. L’Europa deve stare in guardia, perché, come ha detto il Presidente, si sta aprendo un nuovo muro e questo muro è costruito anche col sangue dei bambini".

Karol ci racconta di aver studiato per molto tempo in Russia. Ci parla di esperienze teatrali, di grandi spettacoli, ma anche di un enorme divario fra il potere e gli intellettuali, da sempre, a suo dire. “A me – dice – piace ricordare la Russia per altre ragioni, per esempio per il teatro delle Marionette di Obraszov, che è stato fondato, nel ’31, da Sergej Obraszov, una delle figure più autorevoli della cultura russa del XX secolo, oltre che punto di riferimento per numerose generazioni di attori, registi, scenografi e drammaturghi. In settant’anni di attività, il Teatro di Obraszov si è affermato come il centro più importante al mondo nell’arte dello spettacolo di marionette. È ancora considerato un patrimonio nazionale inestimabile della Russia. Il Teatro di Obraszov, così come altri teatri e punti di riferimento culturali russi, che cosa c’entrano con la politica di questo autocrate, che li governa?”.

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