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Punti di vista

Pirandello, il gancio e i nostri giovani

Pirandello, il gancio e i nostri giovani

Il luogo dell’omicidio Gaeta, ucciso a 20 anni ad Orta Nova

In queste settimane, per un’assurda concatenazione di eventi, la cronaca ha portato alla ribalta casi di ragazzi che hanno ucciso per futili motivi

11 Settembre 2022

Rossella Palmieri

Sono giovani e belli; possono anche permettersi più di un lusso rispetto all’ancora tenera età; si collocano su quella fascia anagrafica per cui non sono né adolescenti, né uomini, ma in questa sorta di interregno avvengono i fenomeni più mostruosi. In queste settimane, per un’assurda concatenazione di eventi, la cronaca ha portato alla ribalta i casi di giovanissimi che hanno ucciso per futili motivi, per gelosia, per uno sguardo di troppo. In spiaggia e nelle campagne, in città e in provincia, di giorno e di notte. Senza soluzione di continuità. Un fenomeno, questo, su cui si stanno interrogando in molti: forze dell’ordine, educatori, parroci, associazionismo nella sua accezione più ampia.

Per cercare di capire quale anello della catena sia saltato e, con esso, quei sottili meccanismi che regolano l’agire umano, in questa torrida estate troppo spesso in preda a sregolatezze di ogni tipo. Non di sola mala, insomma, verrebbe da dire nel guardare questi giovani che alternano per futilissimi motivi ferocia e confusione, sguardi biechi da un lato e un senso di stordimento dall’altro nel breve lasso di una notte, quanto occorre per mettere a fuoco che la vita se la sono rovinata con un gesto. Uno soltanto. Lo chiamava «il gancio» Pirandello: l’atto che magari non vorresti fare ma che commetti, e che ti inchioda a quell’insana azione per tutta la vita. E che dire sì dei carnefici, ma anche delle vittime e dei loro familiari che si trovano anche loro nello spazio di una notte a piangere il proprio caro e a vedere la vita stravolta per sempre.

Perdono tutti in questa insensatezza dell’atto estremo e folle; difficile spiegarsi come non si abbia la lucidità di riflettere sulle conseguenze fatali e perenni di quel breve momento di follia. Ha provato a spiegarlo con profonda semplicità – e non è un ossimoro – don Donato Allegretti nel ricavare l’impressione che «gli adulti sono presi da altri interessi e non hanno granché tempo ed energie per loro». Forse occorre ridisegnare il ruolo delle famiglie insieme a quanti, della famiglia, sono vigili avamposti, dalle parrocchie agli oratori, dalle forze dell’ordine alle associazioni. Ieri povertà e guerra hanno consentito a figli magari non sempre seguiti di crescere comunque disciplinati e fermi; in una società, oggi, profondamente trasformata, dove si vedono tutti i germi di una crisi di vasta portata, uno sguardo in più a questa fetta di generazione, figlia del disagio, va data con fermezza e senza procrastinare.

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