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In Puglia e Basilicata

Punti di vista

De Candia e non solo esposti al Martinica

De Candia e non solo esposti al Martinica

Antonio Attanasio e il suo piccolo museo

14 Agosto 2022

Luisa Ruggio

Le stagioni mutano e molti volti passano risalendo il corso principale della città vecchia, quell’arteria di pietra leccese ricamata dagli scalpellini e che punta al Duomo con un basolato lucidato da milioni di passi. Fra quei passi sconosciuti, talvolta quelli di chi firma opere d’arte e vite che non sembra ma sono capolavori.

Pensate a De Candia, Massari, Pignatelli e via elencando. In comune tutti i passi hanno la deviazione verso un’intima consolazione che a un tratto mentre sono sulla strada li apparta, li tira via nella bella penombra riflessa dalle vetrinette dove scintillano le etichette dei liquori e le scatole dei cioccolatini assortiti, le antiche coppiere di cristallo sotto le cui cupole sfavillano caramelle, le tazzine di porcellana bianca e azzurra e i dorsi dei cucchiaini tuffati nel caffè freddo con latte di mandorla a suscitare un suono, un clangore che per un poco placa anche gli inquieti dell’andirivieni.

Quella penombra è la stessa dall’8 aprile del 1968, quando Lecce era tutt’altra cartolina e un giovane Antonio Attanasio entrò in scena e tra le icone dei leccesi, santi calciatori e personaggi al limite della poesia e della follia, aprendo per la prima volta le porte del suo storico bar, l’unico che da quell’epoca d’oro non è cambiato mai: il Martinica. Con questo nome evocativo quanto un viaggio vagheggiato da Tabucchi, questo miraggio delle Antille considerate in quegli anni la patria dei migliori chicchi di caffè, questo luogo immutato nell’arredo quanto nell’accoglienza, è diventato negli anni il punto di riferimento di moltissimi artisti trasformandosi in un involontario archivio, un piccolo museo cittadino dove è possibile ammirare sulla parete di fondo appena dietro il bancone tirato a lucido, dietro l’esposizione delle mitiche granite alla fragola e al limone ed i gelati artigianali, quelle marine dipinte, quelle tele, quei colori fiammeggianti che caratterizzarono la vocazione di Edoardo De Candia come di altri incompresi in vita e osannati da scomparsi.

Antonio Attanasio ha il merito di averli riconosciuti per primo e aver dato asilo e caffè a chi era considerato pazzo perché vedeva a colori. Come ogni volta che sosto brevemente su questi divanetti di ecopelle rossa che abbracciano gli stessi tavolini intorno ai quali mi fermavo da bambina ad assaggiare una granita squisita con mio nonno, il padre del Martinica, questa persona straordinaria che alla sua bella età si stupisce di dover inforcare gli occhiali perché fino all’altro ieri ci vedeva benissimo, inizia a raccontare una storia indicando un quadro o scegliendo un acquerello nel retrobottega dove ci si aspetta di trovare le ramazze e invece lampeggiano meraviglie. Il Martinica è Oz, nel cuore di Lecce, ma è anche la penombra in cui ci sentiamo a casa.

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