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Sotto l’ombrellone alla ricerca di idee

Sotto l’ombrellone alla ricerca di idee

14 Agosto 2022

Rossella Palmieri

Nel vuoto del tempo senza idee, diceva Pirandello nel romanzo I vecchi e i giovani, poderoso e desolante affresco sociale della Sicilia post risorgimentale. Le elezioni da una parte e, dall’altra, due generazioni incapaci di dialogare; i vecchi che hanno deluso, i giovani che fanno fatica a imporsi. Verrebbe da dire nulla di nuovo sotto il cielo in questa campagna elettorale in cui, forse, qualche aspettativa in più noi cittadini l’avevamo riposta. Chissà, magari, complice il temporale come il solleone, un po’ più liberi di pensieri ci avrebbe fatto piacere che qualcuno fosse venuto ad ascoltare anche il nostro, di parere. Non numeri, voti e seggi ma, appunto, idee. Non il vuoto del tempo.

Ci eravamo figurati che sotto l’ombrellone qualcuno ci parlasse dei temi di tuti i giorni e che, una volta tanto, la nobiltà della politica prevalesse sulla (il)logica dei numeri e delle poltrone. E che, forse, qualche nuovo guizzo si affacciasse all’orizzonte, un embrione di «nuovo», di quei «giovani» che pure nel romanzo di Pirandello a qualcosa hanno creduto fino alla morte. Come Mauro Mortara che nel bel mezzo del fallimento di una progettualità sarà ucciso per sbaglio dal fuoco amico, crivellato dalle pallottole dei soldati che voleva aiutare. Sembrava una boutade l’idea di una campagna elettorale sotto l’ombrellone; al contrario, poteva essere una mossa vincente per avvicinare finalmente e senza schermi un elettorato che, lo dicono tutti i sondaggi, appare stanco e sfiduciato.

Ancora come nel romanzo: qui l’auspicato miglioramento portò a ulteriori fatti di sangue; da noi il sangue scorre sì, ma solo dalle ferite e dalle offese, spesso anche personali, che un avversario infligge all’altro. Tra poco più di un mese avremo un nuovo governo, e rappresentanti nostrani in seno a quel governo. Vorremmo poter credere al «nuovo» che si affaccia all’orizzonte, alle battaglie che si spera di vincere, prime su tutte quella del Pnrr. Pur tuttavia tra fronde e rivolte, mancate coesioni e aperte rotture ci sembra che a prevalere non sia certo la fiducia: «Una sola cosa è triste, cari miei: aver capito il giuoco!» sentenzia ancora Pirandello. «Il giuoco di questo demoniaccio beffardo che si spassa a rappresentarci di fuori, come realtà, ciò che poco dopo egli stesso ci scopre come una nostra illusione, deridendoci». Nulla di più amaro che fare i conti ancora una volta con realtà e illusioni. Ma almeno una certezza, pirandelliana ancora. «Pensare che tutto questo passerà. Passerà».

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