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Quei cinque secoli di racconti albanesi

Quei cinque secoli di racconti albanesi

07 Agosto 2022

Omar Di Monopoli

La Terra d’Otranto è un serbatoio di saperi arcaici, di antichi riti, di venuste narrazioni popolari. È un territorio ticchiolato di piccole comunità che serbano e tramandano al loro interno folklori e tradizioni plurisecolari.

Il 24 luglio scorso si è concluso l’interessantissimo «Fiabe, storie di vita e narratori», ciclo di incontri annuale della Scuola estiva di storia delle tradizioni popolari curata da Liquilab e Università del Salento, tenuto quest’anno a Tricase, Specchia Gallone e Castro, paesini minuti - ma ricchi di storia - del Salento più fondo. A rappresentare degnamente in quell’occasione il territorio tarantino c’era la felice esperienza di San Marzano di San Giuseppe, l’unico comune salentino a conservare, da ben cinque secoli, una lingua (e una memoria) altrove dimenticata: quella arbëreshe.

È il giorno di Pasqua del 1462. Un antico casale romano, il cui toponimo risale a un tal Martius, capitola sotto l’offensiva dell’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, intervenuto a sostegno dell’amico re Ferdinando I d’Aragona contro i baroni ribelli. La conquista apre le porte a un nucleo di coloni albanesi, che qui si stabilisce per prosperare negli anni a venire. Nel 1530 il feudo è ufficialmente concesso dalla Corte di Napoli a Demetrio Capuzzimati, capitano dell’esercito di Skanderbeg, diventando a tutti gli effetti un luogo in cui si praticano la lingua, le tradizioni e il rito ortodosso cosiddetti arbërësche (albanese arcaico).

Ancora oggi la cultura albanese si tramanda nell’orgoglio e nei riti della comunità arbërësche più grande d’Italia. Così come avviene per il brigantaggio, romantico e quasi eroico, di Cosimo Mazzeo, detto Pizzichicchio, che a San Marzano condusse la sua resistenza anti-unitaria ai Piemontesi.

Pregno di storie, di ricordi, e di voci, il paese rappresenta efficacemente l’idea di una comunità capace di rattenere (e di difendere, oggi anche grazie a una legge che tutela le minoranze linguistiche) una cultura «altra» preservandone il valore e l’unicità. Nel territorio pugliese, infatti, sono stati numerosi i centri in cui la cultura albanese di diffuse, ma la pressione della religione cattolica veicolò spesso la dominanza del cristianesimo e molti di questi agglomerati urbani con gli anni persero la loro specificità. San Marzano di San Giuseppe ha saputo invece rimanere uno dei centri più fecondi – e suggestivi - di tutta l’Albania tarantina.

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