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In Puglia e Basilicata

PRASSI VACANZIERE

Una piccola «preghiera» per Lecce

Una piccola «preghiera» per Lecce

Turisti davanti alla Basilica Santa Croce di Lecce

Lo smacco per un turista che entra in chiesa per un discorso intimo col Signore e si sente dire: «Ha pagato il ticket?»

24 Luglio 2022

Luisa Ruggio

Lecce in una giornata di luglio qualunque, la luce a picco sui bestiari fantastici e la varietà dello sciame umano che attraversa la città tra arrivi e partenze. La moltitudine dei turisti che si spostano in gruppo segue guide e percorsi ben congeniati. È proprio estate, rustico pasticciotto e caffè leccese, spesso ti chiama fuori dai vicoli un bisogno di intimo raccoglimento. Nella Città Chiesa, ti viene voglia di entrare in una basilica che ti ha visto crescere e pregare a modo tuo. Perché alla fine ogni preghiera è tutto il mondo e tutto il mondo è paese, ma il dialetto è personale, di conseguenza il modo è la vera intimità. Nei modi abbiamo la nostra vera residenza. Cosicché, facendo lo slalom tra comitive di vacanzieri e carovane di venditori ambulanti, con una stoica imprudenza, varchi la soglia di una basilica mozzafiato.

Poniamo sia Santa Croce, con la sua Madonna che schiaccia il serpente sotto il piede tra i lumini accesi e un vociare quasi mai sommesso, troppo spesso impudico e paradossalmente infernale. Mentre varchi la soglia pregustando la tua preghiera e l’accensione del tuo lumino, tutti i gesti tramandati dalle nonne e le zie e quanti prima di te hanno pregato a modo loro, una voce ti si para dinanzi e non è quella di un arcangelo. Trattasi di ben altro messaggero, che infatti ogni volta ti stupisce: «Ha acquistato il ticket?». Una volta superato lo smacco e dunque avendo recuperato la tua capacità comunicativa, espliciti il tuo irragionevole bisogno di entrare a pregare a modo tuo, come da secoli è lecito fare. A questo punto il messaggero è tenuto per prassi lavorativa a controbattere: «Solo i residenti non pagano il ticket». E tu, per giunta, lo sei. Considerata la tua espressione simile a un punto interrogativo tatuato sulla faccia, ti viene chiesto un riscontro e dunque la carta d’identità. A quel punto puoi entrare a tentare la tua preghiera, una cosa semplice. Nessuna contrarietà sottocutanea può impedirti di apprezzare le conseguenze dell’amore per lo sviluppo turistico, l’incremento di nuovi posti di lavoro ed i giovani professionisti che lo svolgono con tutta la buona volontà. Sei ragionevole e comprendi. Tuttavia, quando ti siedi ripensi a quella storia che tanto ti piaceva ascoltare quando ti raccontavano frammenti dal Libro dei libri: in quelle pagine un Gesù infuriato caccia i mercanti dal tempio.

C’è troppo chiasso per chiudere gli occhi qui dentro, in effetti. Qualcosa ti ha stropicciato. Torni fuori, esci nel sole, la Madonnina resta dentro col serpente e i turisti, forse se non fosse una statua ti seguirebbe fino a una magnolia gigantesca dai grandi fiori di burro dove trovi il tuo silenzio e un certo modo di restare umano. Ti ritrovi a pregare per la città, canticchiando una vecchia canzone di Aretha Franklin, «I say a little prayer», affinché non perda se stessa. 

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