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Un secolo più uno dello scultore Pietro Guida

Un secolo più uno dello scultore Pietro Guida

Il laboratorio dello scultore Pietro Guida

Dalla Campania di trasferì negli Anni '50 a Manduria. E' stato titolare della cattedra all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Le sue sono opere spesso monumentali, costruite in materia povera

10 Luglio 2022

Omar Di Monopoli

Non di rado, in provincia, la distanza dai salotti che contano e una certa marginalità più o meno indotta diventano il propellente necessario ad alimentare il talento di personalità che si dimostrano capaci di assurgere alla ribalta nazionale, talvolta a dispetto della pressoché totale indifferenza dei conterranei.

È sicuramente il caso di Pietro Guida, scultore campano che dopo il diploma all’Accademia di Napoli aderì al «Gruppo Sud» (noto movimento artistico partenopeo tra le cui fila militarono De Fusco, De Stefano e la grande scrittrice Anna Maria Ortese), divenendo uno dei protagonisti del rinnovamento culturale del capoluogo campano. Titolare di una cospicua attività espositiva (Mostra delle arti figurative, Galleria «Forti», Collettiva di chiusura Gruppo Sud Pittura, Galleria «Blu di Prussia», entrambe a Napoli nel 1948; Premio Diomira 1949, Galleria del «Naviglio», Milano 1949; II Mostra nazionale del disegno e dell’incisione moderna, Reggio Emilia 1949) si trasferì nei Cinquanta in Puglia, a Manduria, diventando di lì a poco titolare della cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Lecce. La sua produzione figurativa è esposta in quel periodo un po’ ovunque: Galleria «Selecta» di Roma,1958; Premio internazionale della scultura di Carrara 1957; Concorso per un’opera plastica ispirata allo sport, Palazzo Strozzi, Firenze 1958; Artisti pugliesi, Galleria «Taras» dell’EPT, Taranto 1959; VII e VIII edizione della Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma.

Ma è nella città messapica che Guida - che rintoccherà 101 venerandissimi anni la prossima settimana - dopo aver sperimentato l’Astrattismo lavorando coi mattoni, il ferro e i tubi di Eternit provenienti dai vicini stabilimenti dell’Ilva, approda infine alla figura, suo primo amore: «sono nato come scultore figurativo anche se ho avuto un lungo periodo in cui subivo il fascino dello schematismo trascendente dell’Astrattismo», ci racconta, «ma presto sono dovuto tornare alla figura perché avevo bisogno dei sentimenti, di esprimere le emozioni, la passione». Ha ricevuto nella sua carriera numerosi premi di prestigio e nel 2011 ha partecipato all’Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia nella sede regionale di Lecce. Nel 2014, su invito dell’Università del Salento, ha tenuto una mostra personale nella sede del Rettorato di Lecce. Nel 2016 ha esposto a Matera nella sede del circolo «la Scaletta».

Le sue sono opere spesso monumentali, costruite in materia povera: creature che paiono agonizzare lontano dal chiasso, immerse in un incanto sovrannaturale, addormentate spesso in quell’impotente, medesimo sonno di pietra in cui sembra volersi ostinatamente assopire questo lembo di mondo ai piedi di Cristo.

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