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Bari, Saverio De Bellis impresa e bontà

Bari, Saverio De Bellis impresa e bontà

La casa De Bellis (foto Imbriani)

in passato spiccavano ancora uomini per i quali impresa e filantropia si incontravano

19 Giugno 2022

Alberto Selvaggi

Non è detto che chi fa soldi debba necessariamente avere i canini sguainati. Non è scritto da nessuna parte che arricchirsi significhi solamente prevaricare. Vuol dire soltanto essere migliori e pertanto scusarsi con gli altri. Certamente il concetto è estraneo a questo periodo di degenerazione, più che di decadenza a 360 gradi. Ma in passato spiccavano ancora uomini per i quali impresa e filantropia si incontravano. Uno tra questi è vissuto nei nostri paraggi, e se guardate tra le colonne erette al termine di via Roma all’ingresso di Triggianello di Conversano, potete immaginare di vederne ancora la faccia con baffi, dato che per alcuni periodi lui, radicato a Castellana, sostava qui nel suo palazzo con fabbrica vinicola che esportava in Europa, America, mentre il resto del mondo ancora zappava.
Sulla pietra sta inciso: De Bellis 1878. E appunto di questo Saverio vogliamo parlare. Celebrato nel suo paese, ma altrove non abbastanza. Nacque nel 1832 e nel 1918 se ne andò in fede cristiana. Pioniere dell’industria nel meridione d’Italia, lasciò la scuola a sette anni per lavorare nel caffè del padre a Castellana. A 17 impiantò un frantoio oleario, poi macinò sedimenti di vini ricavando acido tartarico. Aprì la Tessitoria con tintoria in Largo Porta Grande saziando le bocche di altri affamati. Colonizzate Liverpool e Manchester con i filati, inaugurò il primo molino a vapore in Puglia e sperimentò i telai meccanici a vapore. Acquistò 165 ettari in contrada Pozzo Triggiano, un tiro di schioppo da Castellana, vitalizzandoli. E dimostrò che gli operai non sono animali fondando Villanova De Bellis, cioè Triggianello di cui parlavamo, villaggio con chiesa, spaccio, ufficio postale, permettendo ai dipendenti dell’Industria enologica e frigorifera affidata al primogenito Giuseppe, con seconda sede a Castellana, di riscattare le case coloniche con trattenuta sulla paga.
Costruì un orfanotrofio, l’originario ospedale, un asilo di mendicità, esortando nel testamento gli eredi a coltivarli come piante senza sprecare o intascare. E siccome il comportamento è sotto il giogo dell’imitazione, la Fondazione onlus Saverio De Bellis ha allargato il solco tracciato con una comunità educativa residenziale per minori, centro diurno semiresidenziale, comunità alloggio per gestanti e madri con figli a carico, proseguendo nel progetto «Il futuro al centro» anche grazie a un cartello di imprenditori di Castellana. Preti degni di cotanto Papa.

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