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Le pinete a fuoco: una ferita aperta

Le pinete a fuoco: una ferita aperta

Ieri come oggi le operazioni di spegnimento sono state mastodontiche, febbrili: la velocità è tutto in questi casi, anche quando bisogna fare i conti con i venti contrari e la complessità stessa dell’operazione

12 Giugno 2022

Rossella Palmieri

Pinete e macchie mediterranee; oasi di pace piene di romanticismo per lo più le figuriamo attraversandole in macchina o a piedi, lungo sentieri piani o appena scoscesi che riconciliano con la bellezza del mondo. Eppure basta un attimo per fare cambiare lo scenario da paradiso a inferno, come hanno documentato le immagini da paura di qualche giorno fa di uno spaventoso incendio che ha interessato Baia delle Zagare. L’area, ricca di fiori degli agrumi dove merli e passeri vanno a poggiarsi, è diventata all’improvviso preda di fumo e fiamme che, una volta domati, hanno consegnato ai nostri occhi uno sfregio vistoso. Roba che neanche nelle illustrazioni di Doré del diluvio di fiamme. E come non ricordare quel maledetto luglio 2007 con un bilancio pesantissimo: tre morti, trecento feriti tra turisti e abitanti del posto, ingenti danni e centinaia di ettari di macchia garganica distrutti. Ieri come oggi le operazioni di spegnimento sono state mastodontiche, febbrili: la velocità è tutto in questi casi, anche quando bisogna fare i conti con i venti contrari e la complessità stessa dell’operazione. Se ci sia del dolo nell’incendio di Baia sarà presto appurato dalle forze dell’ordine che insieme alle istituzioni hanno dato nell’immediatezza e subito dopo risposte veloci e determinate. Ma a fronte della possibile origine dell’incendio resta lo sgomento davanti alle violente forze della natura che hanno il potere di evocare, di fronte a tale apocalisse, un’inquietudine che spesso va a braccetto con un senso di impotenza. E del resto, in una sorta di contrappasso, anche le forti piogge di questi giorni – pur assai necessarie in un territorio così assetato – lo dimostrano: da una parte la fertilità che ci si aspetta, dall’altra i disagi sulle strade e sulle linee ferroviarie con treni costretti a pesanti ritardi per via dei violenti nubifragi e del vento che hanno portato giù rami e alberi. Fuoco e fiamme; acqua e vento. Questa terra così bella e contraddittoria chiamata sempre a fare i conti con se stessa, con la sua fragilità e allo stesso tempo con i suoi punti di forza (lo stanno già documentando i dati della stagione turistica che ci vedono nella top vacanziera) ci evoca quel famoso dipinto ottocentesco di Friedrich, Viandante sul mare di nebbia. Non si capisce se ciò che osserva di spalle il solitario viaggiatore sia mare o nebbia, o fusione di entrambi o persino cielo. Come la vita, insomma, indistinto miscuglio di fuoco, di acqua e di nebbia, con le sue componenti di mistero e violenza, riappacificazione e furia.

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