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«Vivo da me» fra i ragazzi dello zoo di Spotify la musica guardando al futuro

«Vivo da me» fra i ragazzi dello zoo di Spotify la musica guardando al futuro

I figli della pandemia portano un altro sound dentro feste segrete sino all'alba in luoghi dalle coordinate messaggiate attraverso la rete

22 Maggio 2022

Luisa Ruggio

Immagino siano i grandi concerti nelle piazze a restituire apertura allo sguardo e alle orecchie del pubblico costretto all'assenza forzata di questi ultimi anni, perciò questo maggio continua a farmi pensare ai Fasti & Furie dei ragazzi che attraversano con la loro malinconia elegante le pagine di Scott Fitzgerald. I figli di quell'Età del Jazz che dopo la guerra trasfigurarono i paradisi e il tempo perduti dentro feste clandestine piene di champagne e musica che si poteva ballare. Ma è un'altra età, questa. I figli della pandemia portano un altro sound dentro feste segrete sino all'alba in luoghi dalle coordinate messaggiate attraverso la rete. Non ci sono i night club, ci sono dance hall e chiamate ad aggregarsi a chi ha urgente voglia di festeggiare il fatto di essere ancora qui, più vivo che mai a caccia di tramonti sui tetti. E' la scena di una generazione che canta, perché non ha voce in capitolo. Ma se un'intera radura si riempie di cicale, non vuol dire che l'assolo di un usignolo si perda in quel frinire compulsivo. Alcuni fanno la differenza, persino qui, portando fuori non la spazzatura, bensì il tesoro nascosto ventimila leghe sotto i Mali. I mali raccontati dai testi di canzoni piene di passamontagna, ghetti ripetitivi e pugni chiusi in tasca con un prudente disincanto che infesta i ritornelli e i videoclip in pillole su Instagram. Malgrado i mali, finché c'è vita c'è vita. E la speranza, il vero oro di questa Età 2022, è come quello che canta nei suoi versi Bebbi Miguell, al secolo Michele Palladino, da San Giovanni Rotondo a Lecce, un ragazzo apparso dal nulla coi suoi contenuti centellinati su Spotify e Instagram dove è appena uscito il suo nuovo singolo dal titolo provocatorio, "Fottuto", dopo "Vivo da me" (2020) e "Figlio di Giuda", mentre dentro la sua testa di riccioli neri c'è una galassia di cose che vogliono essere cantate e quando lo ascolti sembra gli spetti proprio questa vocazione: metterle in musica. Appena attacca la sua voce, infatti, sai che ha fatto l'ingresso in scena un qualche splendore a portare vita vera fra gli abbrutiti dalla mancanza di senso, ed ecco finalmente qualcuno che a soli ventun anni trova nella sua scrittura una rivolta per difendere tutti i figli del mondo da se stessi. Ma a differenza di quello che potrebbero pensarne gli adulti distratti e i cinici, nonché gli altri tardolescenti, non è il canto di chi è rimasto indietro, bensì di chi guarda avanti e trova un orizzonte. Lo stesso che traguardava Bukovski, con tutte le sue forze. Le forze dei sopravvissuti e dei poeti.

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