Lunedì 10 Dicembre 2018 | 07:17

Il tarantino Diodato a Sanremo «Ricordare il dramma dell'Ilva»

di NICOLA MORISCO
«A Taranto ci sono tanti amici e parenti, penso a loro continuamente. Spero solo di avere la possibilità di accendere una luce dal palco di Sanremo e ricordare il dramma che vive la città a causa dell’Ilva». Antonio Diodato, 32enne cantautore di origini tarantine laureato in Cinema al Dams di Roma Tre, ha le idee chiare su quello che può rappresentare per lui la presenza nella sezione giovani alla 64a edizione del festival di Sanremo
Il tarantino Diodato a Sanremo «Ricordare il dramma dell'Ilva»
di NICOLA MORISCO

«A Taranto ci sono tanti amici e parenti, penso a loro continuamente. Spero solo di avere la possibilità di accendere una luce dal palco di Sanremo e ricordare il dramma che vive la città a causa dell’Ilva». Antonio Diodato, 32enne cantautore di origini tarantine laureato in Cinema al Dams di Roma Tre, ha le idee chiare su quello che può rappresentare per lui la presenza nella sezione giovani alla 64a edizione del festival di Sanremo. Anche se nato ad Aosta da genitori tarantini e vissuto per anni a Taranto, Diodato non dimentica le sue radici: «Spero di poter dare una piccola gioia alle persone che lottano davvero per la sopravvivenza e per riuscire a vivere una vita dignitosa», precisa Diodato.

Tornado alla sua esibizione sanremese, il giovane talento del cantautorato pugliese propone la canzone Babilonia, un brano dal testo autobiografico e dalle sonorità di respiro internazionale. «È un brano molto personale – spiega Diodato -, una delle cose più intime che ho scritto. Trovo anche un certo imbarazzo a presentarlo a Sanremo, però mi sono reso conto che è un canzone che mi rappresenta molto in cui si ritrovano tante persone. Nel testo parlo di passioni in grado di farci superare momenti difficili nella vita di tutti i giorni». Diodato ha cominciato a scrivere canzoni all’età di 13 anni, ispirandosi a gruppi storici come Beatles e Pink Floyd, passando per Verve, Radiohead e Jeff Buckley, senza mai dimenticare la lezioni dei grandi cantautori della musica italiana quali De Andrè, Modugno, Tenco e compositori come Ennio Morricone.

«In Babilonia – prosegue Diodato -, così come nel mio primo disco Forse sono pazzo, c’è un mix di influenze che abbraccia il rock e pop di matrice inglese e la scuola cantautorale italiana. Poi, lo abbiamo arrangiato con la consapevolezza che ci sarebbe stata l’orchestra, un lavoro realizzato da Rodrigo d’Er asmo degli Afterhours, musicista che stimo molto. Ogni volta che scrivo le musiche, sono abbastanza orientato verso le sonorità internazionali, anche se il risultato finale è sempre molto italiano». Ed è per questo che il cantautore pugliese ha deciso di presentarsi per la seconda volta alle selezioni sanremesi, pur essendo uno di qui giovani autori impegnati del cantautorato italiano.

«Sono felice di partecipare al festival perché si respira un certo impegno e attenzione – prose gue Diodato -. È una manifestazione che mette in primo piano la musica». «Taranto potrebbe essere una delle babilonie del nostro Paese – conclude Diodato -. È lo specchio dell’Italia, un paese martoriato, si è scelto di farlo diventare lo zerbino del Paese e una discarica e cielo aperto».

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