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Il paradosso della civiltà è che si sta uccidendo la natura «selvaggia»

«Il benessere su cui si fonda la condizione di vita di metà del mondo contemporaneo è stato costruito sulla base delle sofferenze e dello sfruttamento dell’altra metà della terra». Roberto Cazzolla Gatti spiega così il nodo centrale del suo nuovo libro «Il paradosso della civiltà» (Adda Editore, 2013), un romanzo-saggio che, prendendo spunto dalle vicende di due personaggi agli antipodi del mondo, narra in estrema sintesi la storia dell’umanità
Il paradosso della civiltà è che si sta uccidendo la natura «selvaggia»
«Il benessere su cui si fonda la condizione di vita di metà del mondo contemporaneo è stato costruito sulla base delle sofferenze e dello sfruttamento dell’altra metà della terra». Roberto Cazzolla Gatti spiega così il nodo centrale del suo nuovo libro «Il paradosso della civiltà» (Adda Editore, 2013). Il testo è un romanzo-saggio che, prendendo spunto dalle vicende di due personaggi agli antipodi del mondo, narra in estrema sintesi la storia dell’umanità. 

Tommaso vive a Torino, in Italia; Mathaar nella foresta tropicale del bacino del Congo, in Africa. Il primo, figlio di un operaio finito nell’ingranaggio del ricatto del lavoro, appartiene alla cosiddetta «civiltà» ed il secondo, un pigmeo costantemente in migrazione col suo clan, al mondo dei «selvaggi». La narrazione segue l’intera esistenza, apparentemente distinta, dei due protagonisti, descrivendone la nascita, l’infanzia, l’adolescenza, la maturità ed infine la morte. Le contraddizioni della civiltà, la fame di dominio sul mondo, la sopraffazione della natura e lo sfruttamento dei popoli indigeni emergono, come in un universale giudizio, riempiendo di travagliate vicende la storia dei due, sino al momento in cui le loro vite s'incrociano inaspettatamente per rivelare ad entrambi la più fondamentale delle lezioni. L’incontro tra Tommaso e Mathaar, tra la civiltà e la natura più primitiva, segna la conclusione delle loro tormentate esistenze ed anticipa il tragico destino dei loro due popoli. Sarà un sogno a consegnare a Tommaso una nuova speranza, prima che sia troppo tardi e che i due mondi, che esistono all’interno dell’«unica grande madre creatrice del tutto», si annullino a vicenda. 

«Ciò che l’Homo sapiens sta perdendo è un patrimonio inestimabile, la chiave per la sua stessa sopravvivenza – sottolinea Gatti -. La storia dei popoli selvaggi, di questa terra vera, trascina pian piano la nostra esistenza. L’esistenza stessa dell’uomo “civile”. E' sotto gli occhi di tutti il risultato di questa “rincorsa alla civiltà”». 

«Questo libro è un richiamo accorato affinché quell’ultimo popolo, quell’ultimo uomo che ancora è scampato alle grinfie della civiltà, resti “selvaggio”, lontano da tutto ciò che crediamo civilizzato. Perché in lui possa restare quel segreto inestimabile, in grado di permettere all’uomo occidentale di capire dove ha sbagliato. E' anche un appello affinché quelle che noi crediamo essere azioni umanitarie, progetti ambientalisti, interventi di integrazione sociale si liberino dell’occidentalismo dilagante e si portino dal lato “selvaggio” dell’umanità per riconsiderare ciò di cui davvero questi popoli hanno bisogno. Infine, è una disperata denuncia a favore di quegli uomini “civili”, che non hanno ancora perso il “selvaggio” che è in loro e vedono nel diverso una fonte di ricchezza, nella riconciliazione con la natura l’unica possibilità di salvezza umana, affinché smettano di essere silenziosi spettatori e si facciano paladini del loro diritto alla vita».

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