E’ affidata alla Dda di Bari l’indagine su Alessandro Moretti, 34 anni, nipote del boss Rocco Moretti, ucciso ieri sera 15 gennaio a Foggia in un agguato di mafia. Il giovane, soprannominato «Sassolin», è stato ucciso con sette-otto colpi di pistola calibro 7,65 mentre si trovava a bordo di uno scooter in via Sant'Antonio, non lontano dal centro cittadino: è morto poco dopo l'arrivo in ospedale in ambulanza.
Rocco Moretti, 75 anni, è attualmente detenuto in regime di 41 bis per scontare una condanna definitiva a 10 anni e 8 mesi per associazione mafiosa, estorsioni e detenzioni di armi, ma viene considerato tuttora il capo della consorteria che porta il suo nome. Anche per questo non si esclude che l'omicidio possa essere frutto di un regolamento di conti tra clan rivali della Società foggiana. Dai racconti di un pentito barese, che aveva diviso la cella con Alessandro Moretti, emerse che il giovane rampollo del clan aveva progetti di vendetta sia nei confronti dei rivali (aveva ipotizzato l'omicidio del boss Roberto Sinesi), sia degli investigatori della Mobile che negli ultimi anni avevano azzerato i vertici del suo clan.
In nottata la Squadra Mobile ha ascoltato numerosi testimoni e ha svolto attività tecniche. Gli investigatori stanno continuando ad acquisire le immagini delle telecamere di videosorveglianza per cercare di cristallizzare con precisione il momento e la dinamica dell'agguato. Finora non si sa se a sparare sia stata una sola persona e a bordo di quale mezzo sia sopraggiunta e fuggita. Alessandro Moretti era coinvolto in indagini per detenzione di armi e droga ed era stato condannato a sette anni e quattro mesi di reclusione al termine del processo chiamato «Decima azione»: dopo un periodo di custodia cautelare era tornato libero nel 2024. Anche lui, secondo fonti investigative, non aveva mai rescisso i legami con il clan e continuava ad occuparsi di traffici illeciti. L'inchiesta è coordinata dalla pm Giovanni Calamita.
LE DICHIARAZIONI DELLA SINDACA EPISCOPO
«Il gravissimo episodio consumatosi ieri in città rappresenta un segnale preoccupante della recrudescenza del fenomeno criminoso sul nostro territorio. Foggia non può e non deve abbassare la guardia né cedere alla rassegnazione». Così in una nota la sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo, e l’assessore alla sicurezza e legalità Giulio De Santis, riferendosi all’omicidio di Alessandro Moretti, di 35 anni, nipote del capoclan e tra i fondatori della Società foggiana, Rocco Moretti.
«Accanto alla risposta repressiva, esiste una città migliore che si ribella, resiste e costruisce ogni giorno un argine civile e sociale alla mafia - continuano -. È questa comunità sana che rappresenta il vero volto di Foggia e la sua più forte risposta alla violenza e alla prevaricazione della cultura mafiosa. La nostra amministrazione ha assunto fino in fondo la propria responsabilità istituzionale, traducendo l’impegno per la legalità in scelte operative e continuative».
LIBERA: «LA CITTÀ SI SVEGLIA CON LA PAURA»
«Ancora una volta Foggia si sveglia con la paura. La paura che questa sia l’ennesima scintilla di una guerra di mafia che non smette mai davvero di alimentarsi. I cognomi si ripetono e si rincorrono, come un copione già scritto. Famiglie che da decenni si contendono potere, affari, controllo del territorio. Cambiano i volti, si affacciano i giovani che mantengono i rapporti con chi è detenuto, ma non la violenza, la spregiudicatezza, la sete di potere e vendetta. Ma, nonostante l’innegabile fatica, non possiamo cedere alla rassegnazione, alla paura, alla normalizzazione». E’ un passaggio della nota del coordinamento provinciale dell’associazione antimafia Libera che commenta l’omicidio di Alessandro Moretti, nipote dello storico boss Rocco Moretti, ucciso in un agguato ieri sera in città.
«Foggia - prosegue Libera - è molto altro e lo dimostrano con caparbietà le tantissime associazioni e singoli cittadini e cittadine che quotidianamente s'impegnano - continua Libera - Non smetteremo di dirlo. Questa terra ha bisogno di un impegno corale, che passi da investimenti economici e culturali: lavoro, servizi, sanità, scuola e formazione, cultura, spazi, cura e relazioni. Non basta il lavoro, costante e certosino, delle forze dell’ordine - sempre sotto organico - e della magistratura». «Serve - conclude - uno scatto in più, serve uscire dalle dinamiche egoistiche e personali e impegnarci insieme per il bene di tutti e tutte».














