L'OMICIDIO
La polignanese Mancini fu aggredita in casa il 7 maggio scorso. Morì all'alba del giorno seguente nel nosocomio monopolitano.
L’aggressione avvenne venerdì a ora di pranzo. Inizialmente le sue condizioni non apparivano gravi: 20 giorni la prognosi per una ferita alla testa. Era pienamente cosciente e lei stessa descrisseo l’aggressore come un giovane di statura media, con una felpa nera.
Nei giorni successivi, l'autopsia chiarì le cause del decesso: emoraggia interna. Pare che per rapinarla Maria Mancini sia stata picchiata duramente, presa anche a calci sui fianchi.
Gli investigatori (i Carabinieri della compagnia di Monopoli, agli ordini del maggiore Francesco Rastelli) fecero un lavoro certosino. Ascoltarono moltissime persone, controllarono le telecamere sparse per Polignano e i Sis dei Carabinieri prelevarono mozziconi di sigaretta nell'abitazione della vittima. Oggi la svolta.
ORE 11.03 - PRESUNTI AUTORI INCHIODATI DA MOZZICONE DI SIGARETTA
E’ un mozzicone di sigaretta lasciato in casa dell’anziana vittima a inchiodare Ottavio Mastrochirico, 35 anni, arrestato stamane dai carabinieri di Bari, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, insieme alla moglie, Sara Viola, 26 anni, per l’omicidio di Maria Mancini, 84 anni, uccisa a Polignano a Mare, lo scorso 7 maggio. Ne sono convinti gli inquirenti della Compagnia di Monopoli e il procuratore capo della Repubblica, Antonio Laudati, secondo il quale la cicca di sigaretta “dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che l’uomo era stato nella casa della Mancini”.
Ma anche le testimonianze dei vicini di casa dell’anziana donna sono state utili per stabilire che all’ora dell’aggressione un uomo “alto, di carnagione olivastra e vestito con una tuta”, descrizione che corrisponde al profilo di Mastrochirico, era stato visto con una donna nelle vicinanze della casa della signora Mancini. I due, individuati pochi giorni dopo, erano già stati interrogati dai carabinieri e si erano più volte contraddetti su come avessero passato la giornata del 7 maggio. E’ stato nel corso dell’interrogatorio all’uomo che è stato recuperato un mozzicone di sigaretta che Mastrochirico aveva fumato in caserma e messo a confronto con quello trovato nella casa della vittima.
Gli esami del Dna, effettuati dal Ris di Roma, non hanno lasciato dubbi: le sigarette erano state fumate dalla stessa persona.
Mastrochirico e Viola, residenti a Polignano, devono rispondere di violazione di domicilio, tentativo di rapina aggravata e omicidio. La donna morì il giorno dopo, in seguito alle botte ricevute. Maria Mancini abitava in un vicolo stretto del Borgo Antico di Polignano, un basso di sole due stanze dalle quali non voleva assolutamente separarsi, nonostante le insistenze del figlio che voleva che andasse a vivere con lui. La donna non voleva separarsi dalla casa della sua vita, aveva deciso quindi di passare la notte in casa del figlio e della nuora ma di giorno tornava nel suo piccolo basso. Lì si trovava nella tarda mattinata del 7 maggio (poco dopo le 13). Era, probabilmente seduta davanti all’uscio a vedere i bambini e i ragazzi che tornavano da scuola quando sarebbe stata aggredita da Mastrochirico.
La coppia si sarebbe prima accertata che l’anziana fosse sola e quando hanno visto che stava facendo rientro a casa l’avrebbe spinta all’interno: Maria, sorpresa e impaurita, sarebbe caduta. I due coniugi, per nulla impietositi, avrebbero cominciato a sferrarle pugni e calci in testa e all’addome ordinandole di consegnare il denaro che aveva in casa. Le urla della vittima richiamarono alcuni vicini e così Mastrochirico e Viola sarebbero fuggiti e si sarebbero rifugiati nella vicina casa di un amico, dalla quale avrebbero osservato l’arrivo dei primi soccorsi e, il giorno dopo, il sopralluogo degli investigatori. La signora Mancini, infatti, non morì subito ma nelle prime ore del giorno seguente, l’8 maggio.
ORE 11.30 - LAUDATI: DELITTO FRA I PIU' RACCAPRICCIANTI
"L'assassinio di Maria Mancini - ha commentato il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati - è sicuramente uno delitti più raccapriccianti fra quelli dei quali mi sono dovuto occupare, perchè avvenuto con una malvagità unica, per la totale assenza di umana pietà che ha caratterizzato la brutale aggressione che, poi, ha portato alla morte dell’anziana donna".
"Una violenza inaudita su una donna di 84 anni che riversa per terra chiedeva aiuto ai suoi aguzzini che per tutta risposta la riempivano di calci e pugni fino a provocarle lo spappolamento di organi vitali, oltre che traumi celebrali. Una violenza gratuita, assurda e spropositata - ha aggiunto Laudati - visto che, poi, i due non sono riusciti neppure a portare via nulla dalla casa della donna".
"Riuscire ad assicurare alla giustizia chi si è reso colpevole di un simile delitto è stato per la Procura di Bari e i Carabinieri di Monopoli più di un semplice impegno professionale, è stato un dovere morale verso quegli anziani che abitano le nostre città, i nostri centri storici, e che hanno tutto il diritto di sentirsi al riparo nelle proprie abitazioni. Nonna Maria non siamo riusciti a proteggerla prima, ma aver dato un volto ai suoi assassini è la migliore risposta che in questo momento siamo riusciti a dare alla sua famiglia che, in questi mesi, non ha mai cercato vendetta ma Giustizia”, ha concluso Laudati.
(Foto: i carabinieri del Ris in casa di Maria Mancini)
















