Sono 12 gli indagati pugliesi coinvolti nella maxi inchiesta sulla frode fiscale da oltre 100 milioni di euro condotta dalla Guardia di finanza di Reggio Emilia e ribattezzata «Ombromanto». Tra i 179 iscritti nel registro degli indagati figurano infatti una dozzine di donne e uomini nati, e in alcuni casi ancora residenti, tra le province pugliesi.
Tra questi spiccano i nomi di due foggiani: il 62enne Vincenzo Chirolli e il 63enne Rocco Fabiano accusati entrambi di aver fornito un supporto esterno, tramite il procaciamento di clienti, alla presunta associazione a delinquere che secondo le fiamme gialle da gennaio 2016 aveva portato a termine numerosi delitti in materia tributaria e di compensazione fiscale oltre alla movimentazione proveniente da evasioni fiscali che secondo gli inquirenti veniva in alcuni riciclato e in alcuni casi trasferito.
Secondo quanto si legge nelle 248 pagine del decreto di sequestro, le attività di indagine hanno fatto emergere un sodalizio criminale, i cui principali capi erano di base a Reggio Emilia, che attraverso la costituzione di società cartiere e l’utilizzo di fatture false, effettuava indebite compensazioni di crediti fittizi creati ad hoc con debiti tributari reali verso aziende individuate, che, a fronte del credito inesistente ceduto, pagavano una percentuale all’organizzazione. I crediti venivano in parte compensati attraverso l’istituto dell’accollo e parte ceduti attraverso la simulazione della cessione di un ramo d’azienda. Gli ingenti introiti ricevuti, circa 70 milioni, sarebbero in parte stati prelevati in contanti (grazie a veri e propri «prelevatori») e in parte bonificati su conti di società estere. Il sistema avrebbe coinvolto circa 400 aziende, di cui 40 fittizie con il ruolo di «cartiere» per l’emissione delle fatture false e 369 beneficiarie delle indebite compensazioni, ed ha visto anche il concorso esterno di professionisti appartenenti a diversi ordini: diversi sono in tutta Italia i commercialisti e i notai che al momento sono indagati a piede libero.
Tra i pugliesi, oltre Chirolli e Fabiano, spuntano i nomi dei tarantini Danilo Paracolli di 36 anni, del 43enne Vittorio Martinucci, del 39enne Graziano Nicola De Sole, del 53enne Gianni Valente. A questi si aggiungono poi i baresi Pietro Lafabiana di 43 anni, la 70enne Annamaria Cardinale e il 39enne Vincenzo Pannarale. L’elenco dei pugliesi si chiude con il leccese Ismaele Del Vecchio di 43 anni, il brindisino Cristian De Castro anche lui di 43 anni e infine con 39enne di San Marco in Lamis, nel Foggiano, Michele Potenza.
L’inchiesta è partita da una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia a proposito di uno degli indagati, ufficialmente nullatenente e nullafacente, poi secondo l’accusa rivelatosi il «dominus» di un vero e proprio sistema economico, con un giro d’affari esteso su tutta Italia tale da creare una voragine nelle tasse pagate allo Stato.
Uno degli aspetti «più preoccupanti», ha detto il procuratore capo di Reggio Calogero Gaetano Paci, «è l’evidente connivenza di 22 professionisti tra notai e commercialisti», che risultano indagati ma che non figurano nell’odierno decreto di sequestro; tra loro anche due notai di Bologna, uno dei quali chiamato «genio del male». Tutti questi professionisti avrebbero apposto il «visto di conformità» sulle operazioni finanziarie e le false fatture create fittiziamente per ottenere i crediti. Di questi 22 sedicenti professionisti almeno 12 sarebbero addirittura privati cittadini che si spacciavano per esperti avendo carpito le credenziali per accedere ai portali di riferimento. «Reggio Emilia - ha proseguito Paci - è al centro di un sistema economico patologico e di illegalità, dove a farne le spese è principalmente lo Stato. Un sistema attuale e operante anche oltre il periodo preso in esame dall’inchiesta».















