Martedì 18 Giugno 2019 | 17:47

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Iraq, i Caschi blu italiani della cultura
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Iraq, i Caschi blu italiani della cultura impegnati  a salvare il patrimonio artistico

La guerra in Siria ed in Iraq contro lo Stato Islamico, a prescindere dall’esito sul terreno, avrà un grande sconfitto: il patrimonio culturale. Lo si evince anche da un comunicato stampa del comando multinazionale impegnato nell’operazione “Inherent Resolve”, a guida statunitense nel Medio Oriente, in cui si racconta che in un attacco mirato è stato distrutto un centro di comando e controllo dell’Isis posizionato in una moschea a Safafiyah, in Siria. “L'Isis continua a violare il diritto internazionale dei conflitti armati e abusa di strutture protette come ospedali e moschee, e fa sì che un edificio di questo genere perda la sua tutela giuridica di neutralità” – specifica la nota. La medesima situazione si è verificata nella parte orientale della Siria. La Coalizione con entrambe le azioni avrebbe eliminato alcuni terroristi dell'Isis che costituiscono una minaccia costante alle forze siriane alleate degli Stati Uniti e contrarie al regine di Damasco. Il supporto agli alleati siriani continua specie ora che è in corso l’ultima offensiva per liberare gli ultimi lembi di territorio ancora occupato dall'Isis.


Fortunatamente ci sono storie che infondono una maggiore speranza; in Iraq, tra la capitale irachena ed Erbil si sono appena conclusi alcuni corsi di Cultural heritage protection (CHP) condotti dal personale dell’Arma dei Carabinieri della Police task force (tra loro anche diversi pugliesi) , impegnati nel Paese asiatico nell’ambito dell’operazione “Prima Parthica”.
Dall’Italia, presente in Iraq dal 2003 (Baghdad - Nassyria), è giunto personale specializzato del comando Tutela patrimonio culturale, reparto noto per le specifiche attività di protezione e recupero di beni culturali sia in Italia che all’estero.
Nel 2018 il personale della Task force Unite for heritage - U4H, meglio conosciuta come “Caschi blu della cultura”, ha condotto in Iraq 15 corsi addestrativi formando oltre 400 unità provenienti dalle forze di polizia e di sicurezza locali e da uffici e dipartimenti civili che si occupano della specifica materia.
Ad Erbil dal 2016 sono stati svolti 7 corsi di protezione del patrimonio culturale, ospitati da vari dipartimenti del ministero degli Interni, della polizia regionale e di altre istituzioni pubbliche, quali l’Università Saladdhin o l’Istituto iracheno per la Conservazione delle antichità e del Patrimonio culturale.
Come dimostrato in occasione delle cerimonie di fine corso, nelle quali sono stati consegnati gli attestati di frequenza ai partecipanti, le personalità locali ed internazionali intervenute hanno manifestato un grandissimo interesse a queste importanti attività addestrative, manifestando i più sentiti ringraziamenti all’Italia. Nel corso delle lezioni sono stati illustrati e discussi temi quali le norme sulla circolazione internazionale dei beni culturali, le convenzioni e gli accordi transnazionali che sanciscono le modalità di restituzione al Paese di origine, le normative nazionali circa il divieto di scavi archeologici senza autorizzazione, esportazione illegale e contrabbando, l’obbligo di denuncia di rinvenimento, i princìpi fondanti del concetto di patrimonio culturale nazionale e mondiale e le modalità di assistenza investigativa.
L’attività dei Carabinieri contribuisce ad “accrescere negli iracheni la consapevolezza della ricchezza del loro Paese attraverso la tutela del patrimonio culturale di quella che è universalmente conosciuta come la Terra della Civiltà” .
Nell’ottica della rinascita, anche del patrimonio storico-culturale, il patriarca caldeo cardinale Louis Raphael Sako a Bagdad ha presieduto la consacrazione del padre domenicano Najib Mikhael Moussa, neo arcivescovo di Mosul e di padre Robert Jarjis, vescovo ausiliare di Baghdad (la Babilonia del Caldei). 
Per il primate caldeo la nomina di Mosul ha un significato particolare, perché “è fonte di speranza” per tutta la comunità locale. I vescovi  neoeletti dovranno portare felicità ed essere fonte di fiducia nel futuro in una realtà che esce a fatica da una devastazione enorme. 
Per padre Najib, originario proprio di Mosul dove è nato il 9 settembre del 1955, sarà “una sfida enorme e una missione molto grave con una grande responsabilità” ammette il cardinale Sako, il quale aggiunge anche che “potrà fare molto” per la città. “Conosce bene quella realtà - spiega - e può vantare molte amicizie e una rete significativa di rapporti personali” anche con i musulmani. 


Durante gli anni di occupazione dello Stato islamico il padre domenicano (ordinato sacerdote il 16 maggio 1987) ha contribuito all’opera di sostegno agli sfollati di Mosul e della piana di Ninive. Grazie alla sua formazione di archivista, egli ha preservatodalla distruzione parte del patrimonio culturale (cristiano e non) della metropoli del nord, dove comunque le devastazioni sono state ingenti verso i monumenti pre-islamici, i luoghi di culto non islamici e sciiti.
“I due fattori sui quali dovrà insistere - sottolinea il primate caldeo - sono la riconciliazione e la fiducia fra la gente della città, perduta a causa delle violenze dell’Isis e dell’ideologia fondamentalista. Al nuovo vescovo il compito di riavviare il dialogo e di incoraggiare gli stessi musulmani alla riconciliazione e alla ricostruzione della società irachena in una prospettiva di pace duratura. Infine, egli dovrà aiutare i cristiani a “riallacciare i fili della storia a Mosul, far rinascere le chiese e i luoghi di culto, alcuni dei quali sono fra i più antichi e importanti per la Chiesa. Essi sono parte della vita e della storia della città” – ha concluso i capo spirituale dei Caldei. 
Il ruolo dell’Italia in questo settore è stato riconosciuto dal presidente iracheno  Barham Salih che a Roma, in qualità di ospite d’onore della sessione di apertura della IV edizione della conferenza internazionale Mediterranean dialogues, aveva evidenziato "il contributo italiano in termini di assistenza, soprattutto nel settore della sicurezza e del patrimonio culturale".
 
 

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