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DIFESA

"Uranio impoverito, il problema esiste
e non possiamo voltarci dell'altra parte"

Il ministro Trenta annuncia l'istituzione di un tavolo tecnico

"Uranio impoverito, il problema esistee non possiamo voltarci dell'altra parte"

Il tema dell'uranio impoverito "c'è, esiste, e non possiamo voltarci dall'altra parte". A dirlo è il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che ha annunciato l'avvio di un tavolo tecnico per approfondire la questione e "rompere quel silenzio spaventoso che c'è stato finora!". La Trenta ha ricevuto al ministero Domenico Leggero, responsabile dell'Osservatorio militare che, dal 1999, si occupa dei casi di presunta contaminazione di militari da uranio impoverito. Un lungo elenco: un mese fa - secondo quanto reso noto dall'Osservatorio - l'ultimo decesso, quello di un maresciallo dell'Aeronautica, la vittima numero 363. I malati sono 7.500.

Il ministro ha chiesto all'Avvocatura Generale dello Stato un resoconto complessivo su tutte le pendenze giudiziarie in corso"., per "approfondire ogni singolo caso separatamente, perché ogni caso ha le sue specificità. E voglio ascoltare ogni singola voce: ad oggi, infatti, sul tema c'è stato un silenzio spaventoso e questo non è più accettabile", rileva. Parallelamente allo studio dei casi, inoltre - annuncia - sarà avviato un tavolo tecnico che vedrà coinvolti i principali attori competenti sulla materia. A inizio 2018, praticamente quasi un anno fa, la commissione di inchiesta parlamentare si è pronunciata con delle conclusioni chiare e inequivocabili, che come governo abbiamo il dovere di considerare". In campo internazionale i potenziali rischi sono noti da molto tempo: risale al 16 agosto 1993 l'emanazione di un documento del Dipartimento dell'Esercito statunitense che avvertiva del pericolo. "Quando i soldati inalano o ingeriscono la polvere di uranio impoverito, incorrono nel potenziale incremento del rischio di contrarre il cancro", veniva precisato in un memorandum ufficiale che raccomandava l'utilizzo di maschere protettive. "Gli effetti fisiologici da esposizione all'uranio impoverito includono il possibile aumento del rischio di cancro (ai polmoni o alle ossa)".

Sui risultati dell'inchiesta parlamentare - che tra l'altro ha sancito l'esistenza del controverso "nesso di casualità tra l'esposizione all'uranio impoverito e le patologie denunciate" dal personale in divisa - si era consumato un duro e inedito contro tra la Commissione e la Difesa. La prima ha denunciato come nel settore della salute e della sicurezza sul lavoro delle Forze armate vi siano state "criticità sconvolgenti", che "in Italia e nelle missioni all'estero hanno contribuito a seminare morte e malattie tra i militari", malgrado il "negazionismo" dei vertici della Difesa e gli "assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle autorità di Governo". "Accuse inaccettabili" per lo Stato Maggiore: "Noi tuteliamo la salute dei militari".

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