Martedì 11 Agosto 2020 | 03:29

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L'indifferenziata tra card
e cassonetti spalancati

Inciviltà dopo un anno di raccolta personalizzata nelle aree rurali

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ANGELA BOVINO

È passato più di un anno da quando anche a Potenza è stata avviata la raccolta differenziata dei rifiuti urbani; in città è stato introdotto un sistema stradale «porta a porta» mentre nelle aree extraurbane sono rimasti i «secchioni» su strada sostituiti da nuovi contenitori colorati per buttare – appunto differenziando – carta, vetro, plastica e umido. La novità più interessante sembrava la metodologia per il conferimento dell'immondizia «indifferenziata» che nelle aree extraurbane è anche personalizzata. Come sanno tutti quelli che abitano nelle periferie e nelle contrade, ad ogni famiglia è stata consegnata una card magnetica e nominativa da utilizzare per depositare la spazzatura nel contenitore grigio.

Il bidone come un «magico» scrigno si apre solo con la propria «chiave» e dovrebbe garantire, leggendo la lettera inviata a suo tempo agli utenti, ottimizzazione della spesa per la nettezza urbana, razionalizzazione di uomini e mezzi e nell'insieme un miglioramento dell’ambiente. Ma se le famiglie che in questi mesi si sono affannate a dividere e separare la carta dalla plastica e il vetro dai metalli facendo diventare sempre più piccoli i sacchetti dell'indifferenziata, hanno creduto che la personalizzazione potesse significare anche una personalizzazione della tassa sui rifiuti, sospettiamo che avranno una delusione.

A giudicare dallo stato dei contenitori grigi trovati talvolta spalancati e talvolta usati come deposito con i sacchetti semplicemente appoggiati sopra, lo scopo di «pesare» e conteggiare, anche ai fini della Tari (la tassa sui rifiuti), la frazione indifferenziata sarà molto probabilmente vanificato da chi – come spesso accade – non contribuisce alla buona riuscita di un progetto comune. Se qualcuno apre i contenitori per non dovere inserire la card e per non essere identificato o se lo fa solamente per vandalismo non è dato sapere. O meglio: i cittadini per il momento non lo possono sapere. Dovrebbe, invece, saperlo il Comune che ha opportunamente installato telecamere di sorveglianza nei punti più trafficati delle zone rurali.

Almeno stando ai cartelli che ne segnalano la presenza e a quanto riferiscono gli operatori incontrati mentre erano intenti a ripulire tutto intorno ai contenitori stessi. La Gazzetta ha effettuato un «monitoraggio» di una decina di giorni e in questo lasso di tempo si sono riscontrate più volte le anomalie che segnaliamo, in primis all'Acta competente per la raccolta e in secondo luogo al Comune competente invece, per la sorveglianza. Perché se è vero che Potenza non è uno di quei comuni (anche lucani) finiti nella bufera delle tariffe sui rifiuti calcolata erroneamente, è vero anche che ha «dovuto» finora calcolare la tariffa sui rifiuti in maniera «normalizzata», vale a dire senza commisurarla alle quantità e qualità di rifiuti prodotti dal cittadino come vorrebbe il principio del «chi inquina paga» sancito dall’art. 14 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo. L'invito, dunque, è alle istituzioni di controllare meglio e ai cittadini di segnalare i comportamenti scorretti.

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