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Le vie del greggio

Altro «no» della Regione
alle autobotti di Tempa Rossa

Altro «no» della Regione  alle autobotti di Tempa Rossa

di Luigia Ierace

POTENZA - È arrivata anche la seconda delibera del governo locale per dire «no» al trasporto su autobotti del greggio di Tempa Rossa: per la precisione, 165 autobotti (il doppio, pari quindi a 330, considerando il viaggio di andata e ritorno) per consentire l’avvio del giacimento lucano della Total con una produzione ridotta di 20 mila barili di greggio al giorno, a fronte dei 50 mila previsti a regime.

Una corsa contro il tempo per opporsi al blitz di agosto della compagnia petrolifera francese, che aveva cercato di cogliere di sorpresa i lucani con il primo progetto, presentato da Raffineria Roma spa (società controllata da Total-Erg), dal cui titolo «Implementazione di un sistema logistico per la ricezione, stoccaggio ed esportazione di greggio presso il sito della ex raffineria di Roma» non si evinceva nulla che facesse pensare a Tempa Rossa, quindi, anche difficile da trovare.

il blitz di agosto Ma l’istanza di assoggettabilità a Via non è sfuggita, però, alla Gazzetta che l’ha portata all’attenzione locale e nazionale e, quindi, alla Regione Basilicata, che ha deliberato il 29 settembre (la scadenza era l’1 ottobre) e presentato le sue osservazioni al Ministero dell’Ambiente (una decina sono arrivate tra Comune di Roma, associazioni e cittadini, ma nessuna lucana) contro quello che si può definire semplicemente l’adeguamento del punto di arrivo nell’ex-raffineria romana delle 170 autobotti (è questo il numero riportato nella prima istanza) di petrolio in partenza da Corleto Perticara.

Decisa l’opposizione lucana verso un’istanza che faceva, come dire, «i conti senza l’oste». Non si può autorizzare, infatti, qualcosa (l’arrivo di autobotti) che a monte (la partenza a Corleto Perticara) non è stato ancora valutato.

la seconda istanza Dopo ferragosto, il 17, invece, è stata la stessa Total a presentare, questa volta, una richiesta di Valutazione di Impatto ambientale (Via) per la «Realizzazione di baie di carico auto-cisterne per trasferimento greggio stabilizzato dal Centro Olio “Tempa Rossa” e posa di due condotte interrate di collegamento nel Comune di Corleto Perticara». E anche qui, una corsa contro il tempo per la Regione Basilicata, per riuscire a presentare le osservazioni al Ministero dell’Ambiente entro l’8 ottobre, praticamente in concomitanza con la nuova e improvvisa «spada di Damocle» caduta sul giacimento dell’Eni in Val d’Agri, dopo i risultati delle analisi dell’Arpab che hanno poi portato alla delibera di sospensione del pozzo di reiniezione Costa Molina 2.

Modifica rilevante E così, il governo lucano nella seduta del 6 ottobre con delibera 1061 ha espresso il parere contrario anche al progetto della Total. «La documentazione tecnica prodotta a corredo dell’istanza di Via - sottolinea la delibera - non ha dimostrato la compatibilità dell’intervento rispetto al contesto territoriale di riferimento e alle diverse componenti ambientali che lo caratterizzano, con particolare riferimento all’impatto determinato dal notevole traffico di automezzi pesanti sulla viabilità regionale». Il governo regionale parte dal fatto che la proposta progettuale risulta contrastare con «le attività previste nel Centro Olio di Corleto Perticara in quanto l’intervento è stato progettato per circa 20mila barili al giorno e quindi notevolmente inferiori alla capacità complessiva del Centro Olio pari a 50mila barili al giorno». La produzione limitata, pari al 40% della capacità di trattamento si configura quindi «modifica rilevante al progetto approvato - meritevole di un’adeguata valutazione degli impatti ambientali, che si ribadisce - sottolinea la delibera - attiene all’estrazione e lavorazione di idrocarburi ed è quindi anche significativa ai fini della realizzazione del programma di sviluppo della Concessione mineraria Gorgoglione, tanto più che la mancata indicazione di un lasso temporale, almeno preliminarmente definito, non consente d fare previsioni in ordine alla “conduzione a regime dell’impianto”».

«Rivedere l’Aia» La proposta progettuale, per la Regione, «si configura come modifica dell’Autorizzazione integrata ambientale», pertanto «la società dovrà fare specifica istanza alla Regione Basilicata - Ufficio compatibilità ambientale, che all’esito delle determinazioni in materia di assoggettabilità a Via, individuerà la procedura idonea all’autorizzazione integrata ambientale».

Tra le motivazioni che hanno quindi portato al parere contrario il fatto che non è stata analizzata «la coerenza dell’intervento rispetto al Piano regionale dei trasporti che evidenzia le criticità legate al sistema della mobilità regionale».

Impatto sulla viabilità «Le incidenze maggiormente impattanti dall’intervento - per la Regione - sono da addebitare quasi esclusivamente al traffico delle autobotti per il trasporto del greggio rispetto al quale lo Studio di Impatto Ambientale è stato notevolmente lacunoso». In primo luogo perché l’impatto sulla viabilità non è stato condotto mediante uno specifico studio; perché si è limitato a descrivere sinteticamente le arterie interessate con indicazione del paesaggio attraversato. Lo studio non ha affrontato «le geometrie della viabilità», quali le pendenze medie, quelle superiori al 5% e la tortuosità, e neppure il monitoraggio del traffico veicolare. E ancora ha «artificiosamente evidenziato la complessiva scarsa significatività degli impatti prodotti dai tre itinerari (verso Roma e verso Falconara Marittima - via Taranto e via Melfi, ndr) motivandola essenzialmente sul fatto che gli stessi interessano prevalentemente autostrade». Mentre non è stato evidenziato «che in Basilicata saranno interessate esclusivamente strade a unica carreggiata, prive di spartitraffico», che attraversano un territorio con presenza di molti tratti in salita e discesa. Si tratta delle principali arterie di collegamento regionale che, vista la scarsa presenza di tratti ferroviari, rappresentano le uniche possibilità di spostamento per il traffico privato e pubblico, con enormi disagi nelle prime ore diurne per il traffico intenso verso il capoluogo lucano dovuto a pendolari e autobus scolastici.

Monitoraggio ambientale Ma la Total non ha tenuto conto degli impatti cumulativi rispetto al Centro Olio di Corleto Perticara, nè ha previsto «le necessarie opere di ripristino ambientale dell’area di carico, anche in considerazione del carattere temporaneo dell’intervento». Quanto al monitoraggio ambientale, ha concluso la delibera regionale, «risulta scarsamente definito sia nei riguardi delle modalità di raccolta dei dati che in quella degli indicatori previsti». Anche il Comune di Corleto Perticara si era espresso negativamente e, il 6 ottobre, ha presentato le osservazioni al Ministero dell’Ambiente.

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