Giovedì 21 Marzo 2019 | 14:29

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La «mappa» del clan

Il figlio del boss Stefanutti
«Con noi giudici e poliziotti»

Potenza, figlio del boss rivela: giudici, avvocati e poliziotti erano vicino al clan

Natale Stefanutti

GIOVANNI RIVELLI

Non ci sono solo i servizi di guardiania. Natale Stefanutti accusa tutto e tutti. Politici, vertici di organismi del mondo produttivo, avvocati, esponenti delle forze dell’ordine, addirittura un giudice di Cassazione. E se il racconto sui servizi di guardiania ha prodotto l’operazione venuta alla luce martedì scorso con le tre ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite dalla Squadra Mobile, (che ha pure curato le indagini con cui la Procura ha chiesto e ottenuto le misure dal Gip), ci sono almeno altri due filoni «in gestazione» sulle presunte attività poste in essere da uomini vicini ai boss attualmente detenuti Renato Martorano e Dorino Stefanutti.

Elementi diversi, ma che nelle «notizie di reato» sembrano trovare una congiunzione in quella che in alcune «Cnr» (comunicazioni di notizia di reato) viene inquadrata come una «416 bis», ossia una associazione a delinquere di stampo mafioso. E che lascia pensare che sugli altri filoni possano esserci sviluppi.

Il filo conduttore è sempre Natale Stefanutti, figlio dell’ex boss in carcere e ora testimone di giustizia in località protetta. Nei tanti verbali (molti dei quali spesi a supporto delle ordinanze di tre giorni fa ma con numerosissimi «omissis»), nei racconti che spesso iniziano con «tizio mi ha detto che» o «ho appreso da che» parla di estorsioni e droga. Dall’impresa che pagava 60mila euro all’anno al clan ai viaggi per approvvigionarsi. «Il clan Martorano-Stefanutti - assicura - esiste ancora come è sempre esistito». E fa elenchi di «battezzati» (ossia affiliati) con nome e cognome. «Attualmente - aggiunge - il clan Stefanutti-Martorano commettono estorsioni».

Racconti che continuano, come nel caso dell’avvicinamento di un giudice di cassazione ad opera di due esponenti di un’azienda in relazione col clan. «Dovevano aiutare Martorano per un procedimento in cassazione, mio padre ha consegnato un biglietto a.... con l’indicazione del Giudice di Cassazione che doveva occuparsi del processo di Martorano: questo biglietto è stato consegnato da Tancredi a Roma a uno dei due che ho sopra indicato. Costui avrebbe avvicinato il giudice». E qualcosa di simile gli sarebbe stato prospettato per il padre.

Natale consegna anche una serie di appunti agli inquirenti, scritti su un block notes di 41 pagine. «Appunti relativi a personaggi e fatti che possono essere utili alle vostre indagini» precisa il figlio del boss. E, ad esempio, fornisce i nomi di quelli che a sua conoscenza sono gli affiliati potentini. Ci sono pregiudicati, ma anche due avvocati, un consigliere comunale, un ex assessore a comporre una lista di 18 nominativi, tra cui figurano i tre arrestati martedì. Per ciascuno indica anche il presunto ruolo. C’è chi riscuote i soldi e chi segnala le ditte, c’è l’avvocato che segnala le persone che devono dare i soldi per effettuare i recuperi e quello che porta le ambasciate in carcere, l’uomo che va ad acquistare cocaina a Genzano e quello che prova ad approvvigionarsi nel Napoletano. Parla anche di chi fa il piccolo spaccio di maijuana «a 3,50 in contanti a 4,50 a mantenere», precisa.

Il piccolo Stefanutti si dilunga poi sui rapporti con la ‘Ndrangheta e in particolare il clan Grande Aracri. Rapporti fatti di regali, come la pistola che sarebbe stata data al padre, di forniture di cocaina e anche di un ruolo «regolatore». Come quando avrebbero dato il giuramento di affiliazione, ma precisando di non volere il capo dei pignolesi, o quando sarebbero intervenuti per chiarire che se questi avessero fatto attentati al clan potentino «avrebbero avuto tutta la Calabria contro».
I Vip in contatto col padreMa ci sono anche altre accuse. Come quella rivolta a un noto esponente del mondo produttivo che avrebbe contattato il padre addirittura per commissionare un omicidio. La prova? «Ha un vigneto al Pantano e gli regalava il vino» scrive di suo pugno. O un politico influente che avrebbe aiutato il genitore «a far aprire un lago artificiale dietro Bucaletto».

Racconti tutti da verificare (e il fatto che siano stati resi da un paio di anni lascia pensare che verifiche siano state fatte e si sia oramai oltre) ma l’incrocio di nomi e personaggi con operazioni già fatte lascia pensare a un inquadramento più complessivo che, magari, circostanze o strategie investigative hanno portato a frazionare in diversi filoni. Anche se è difficile pensare che possano viaggiare in modo totalmente slegato, nell’inquadramento come nel tempo.

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