Martedì 19 Marzo 2019 | 00:48

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Ai lucani gli stipendi
più «leggeri» d'Italia

I peggio retribuiti nel settore privato sono i lavoratori del Materano

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PIERO MIOLLA
I lavoratori del settore privato della provincia di Matera sono tra i peggio retribuiti in Italia: il Materano, infatti, è al penultimo posto nella classifica delle province italiane redatta da «Geography Index 2016», realizzato dall’Osservatorio Jobpricing, la classifica della retribuzione media rilevata nelle 110 province italiane tra i dipendenti del settore privato. In particolare, la situazione è in peggioramento rispetto all’anno scorso: Matera, infatti, ha perso ben 14 posizioni, facendo registrare la peggiore performance in assoluto in Italia, in condominio con la provincia di Forlì-Cesena.

Se Matera piange, però, Potenza non ride visto che occupa la novantaduesima posizione, con un arretramento di 2 posti rispetto al 2015. Un lavoratore materano guadagna mediamente in un anno 23.340 euro, mentre uno potentino 24.361, a fronte di una media italiana che si attesta su 29.176 euro. Complessivamente la Basilicata è, dunque, la regione con il più basso livello retributivo nel settore privato: fatti pari a 100 gli euro guadagnati di media in Italia, l’indice di Jobpricing ci dice che in Basilicata essi scendono a 82,4, mentre in Lombardia, la regione più ricca, diventano più di 108. La nostra regione, dunque, ha peggiorato la propria performance rispetto al 2015, quando occupava la penultima posizione. In generale le retribuzioni del Sud e delle isole si fermano a circa 3.400 euro sotto la media nazionale, con una differenza rispetto al Nord del 17,9 per cento e, rispetto al Centro, dell’11,9.

Non è un caso, quindi, che gli ultimi posti della classifica accolgano regioni come Molise, Calabria e Basilicata. Va però precisato che le retribuzioni del Nord sono il risultato di forze compresenti e che si autoalimentano: da una parte, infatti, c’è la natura del mercato occupazionale, che riflette un tessuto imprenditoriale maggiormente contraddistinto rispetto ad altre regioni da figure specialistiche e manageriali, che alzano il valore medio degli stipendi di quei territori. Dall’altra, invece, c’è un maggior costo della vita in quelle aree che contribuisce a controbilanciare le disparità reddituali. In questo panorama, la Lombardia, come detto, continua ad essere la regione con le retribuzioni medie più alte (31.542 euro), seguita dal Trentino-Alto Adige (30.721) e dall’Emilia-Romagna (30.240).

Al Centro, invece, emerge il Lazio (29.878 euro) che, tuttavia, perde una posizione nella graduatoria generale, collocandosi quinto. Rispetto al 2015, inoltre, Toscana, Campania, Umbria, Abruzzo, Sardegna e Calabria hanno espresso un migliore rapporto con la retribuzione media nazionale, sebbene si collochino comunque nella seconda metà della classifica. La vera spaccatura, però, è tra le retribuzioni di coloro che occupano ruoli più bassi nel mercato del lavoro e quelle dei manager di livello medio/alto: un anno di retribuzioni di un amministratore delegato, infatti, corrisponde addirittura a 11 anni di un operaio.

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