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In Puglia e Basilicata

Verso il voto

Potenza: «La Regione resti fuori dalla campagna elettorale»

Potenza: «La Regione resti fuori dalla campagna elettorale»

Il segretario regionale della Uil, Vincenzo Tortorelli

Il segretario regionale della Uil, Vincenzo Tortorelli, preoccupato per i possibili effetti di una politica del «tutti contro tutti»

24 Luglio 2022

Massimo Brancati

POTENZA - Crisi politica e crisi economica generano un’onda d’urto fortissima per i lavoratori, i ceti sociali più deboli, le famiglie e il Sud. Il segretario regionale della Uil, Vincenzo Tortorelli, parte dalla caduta del Governo Draghi per esaminare lo stato di salute dell’economia e guarda con preoccupazione a ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane: «Andiamo incontro ad una campagna elettorale che si preannuncia tutt’altro che di confronto perché il clima politico è all’insegna del “tutti contro tutti”. Non è certo questo il clima più adatto per affrontare le emergenze sociali e le troppe vertenze aperte e che riguardano migliaia di posti di lavoro da salvaguardare. E se a questo - dice Tortorelli - aggiungiamo le ricadute e le fibrillazioni su Giunta e Consiglio regionali la nostra preoccupazione è ancora più forte».

Anche la Regione rischia di essere travolta da una campagna elettorale all’insegna del fuoco incrociato...

«È per questo che lanciamo l’appello affinché l’istituzione regionale sia tenuta fuori dalla campagna elettorale e che la Giunta continui a lavorare senza battute d’arresto e senza pensare ai consensi elettorali, aprendo un confronto vero con il sindacato come annunciato da Bardi nel corso del nostro congresso regionale».

Segretario, la storia si ripete. Ogni anno parliamo di un autunno «caldo» sul fronte industriale ed economico. Quest’anno sarà bollente.

«Sì, purtroppo ci sono troppe tensioni sociali che dobbiamo tutti, responsabilmente, disinnescare».

Come?

«Serve un progetto di alto profilo politico e sociale per la Basilicata che vogliamo. La Uil è disponibile a costruirlo e dargli gambe con chi ci sta, mettendo a disposizione il suo bagaglio di idee, di uomini, di storia e di impegno sociale e civile».

Qual è a suo giudizio la priorità su cui intervenire?

«Il contrasto alla povertà. La povertà è la vertenza delle vertenze. L’aumento delle persone in povertà assoluta e di disoccupati al Sud è in crescita ed impone un cambio di passo per realizzare politiche efficaci, a livello nazionale e regionale, che combattano questo fenomeno. Nel Mezzogiorno, le persone povere sono in crescita di quasi 196mila unità, arrivando al 12,1% per gli individui (era l’11,1% nel 2020). Dati che sono destinati a peggiorare nell’anno in corso per gli effetti della situazione internazionale. La lotta alla povertà e alle disuguaglianze deve essere il punto centrale dell’azione di qualsivoglia Governo nei prossimi mesi».

Povertà che rischia di aumentare di fronte alle tante vertenze in atto. Quali sono i punti critici dell’industria in Basilicata?

«Innanzitutto l’automotive. Lo sciopero della Logistica a Melfi che ha visto la partecipazione totale dei lavoratori ha l’obiettivo di rimettere al centro un pezzo importante del polo automotive regionale, un settore di vitale importanza per il futuro della nostra regione».

I guai di Stellantis rischiano di riverberarsi su tutto l’indotto. Quindi occorre intervenire sulla casa-madre per evitare sconquassi. In che modo?

«Lo scorso 20 luglio è stato firmato presso il Mise l’accordo che prevede, a partire dal 7 agosto 2022, un contratto di solidarietà in deroga della durata di un anno per lo stabilimento Stellantis di Melfi. Si utilizza quindi una modifica del testo originario del jobs act, fortemente voluta dal sindacato, che consente di andare oltre i limiti di tre anni. L’azienda ha inoltre ribadito il piano industriale definito nell’accordo del 25 giugno 2021 che prevede la produzione nel sito lucano a partire dal 2024, di quattro vetture full electric e soprattutto ha confermato che lo stabilimento non ha esuberi strutturali, bensì legati alla nota di crisi di approvvigionamento dei semiconduttori. La missione di Melfi è dunque confermata, anzi la Uil e la Uilm chiedono di produrre a Melfi un modello aggiuntino ai quattro programmati».

Intanto l’indotto comincia a lanciare segnali di sofferenza...

«È vero. Sono difficoltà da ricondurre alla carenza di semiconduttori, che sta falcidiando i salari e sta mettendo a rischio il prossimo futuro delle piccole aziende. Ed è proprio rispetto a questo che noi chiediamo maggiore chiarezza a Stellantis: l’area industriale di Melfi che ruota intorno al settore dell’auto è organizzata secondo un “sistema integrato” di produzione. Un modello vincente a nostro avviso perchè presenta il doppio vantaggio di abbattere i costi di trasporto e al tempo stesso ha consentito alle piccole aziende di avere flessibilità rispetto all’organizzazione del lavoro e della produzione. È questo il momento delle scelte, Stellantis deve dirci cosa intende fare, se la sua intenzione è quella di mantenere questo sistema o se vuole cambiare, servono risposte».

L’orizzonte delle difficoltà va ben oltre Stellantis. Le altre emergenze a suo giudizio?

«Direi Acquedotto lucano che rischia il default e il tema dei consorzi delle Aree industriali».

Ecco, di fronte a questo scenario preoccupante cosa propone la Uil?

«Va affrontato con decisione il contrasto alle disuguaglianze attraverso il reperimento di risorse straordinarie che possono venire da una tassazione del 30% sugli extraprofitti realizzati durante la pandemia e in conseguenza dell’aggressione della Russia all’Ucraina. Chiediamo al Governo e a tutte le forze politiche di dare priorità a queste esigenze definendo e attuando nel breve periodo politiche redistributive».

Con quali soldi?

«Con il Pnrr e con quel 40% della «quota Sud» si può fare una vera inversione del modello di sviluppo. Ma manca innanzitutto progettualità. Le risorse vanno accompagnate da idee, scelte e programmi giusti e condivisi. Manca la traduzione degli obiettivi del Pnrr in un vero piano del lavoro in grado di creare nuova occupazione e nuova capacità produttiva, che dia un’anima allo sviluppo del Sud. E questa è una carenza che dobbiamo recuperare o con il dialogo o con battaglie sindacali più incisive».
Si dice che il Pnrr sia davvero l’ultimo treno per lo sviluppo e la ripresa. Ma solo a quei fondi possiamo guardare?
«Non solo il Pnrr con i suoi 65 miliardi di euro (al netto dei prestiti che vanno restituiti). C’è anche l’«accordo di partenariato» per la spesa dei fondi strutturali 2021/2027. Sono 57 miliardi di euro che per tre quarti saranno destinati al Mezzogiorno, soldi che questa volta però vanno programmati bene e spesi».

In che modo?

«Prendendo atto di una sostanziale sconfitta nel processo di programmazione 2014-2020 e reinventando il partenariato sociale. Infatti, nonostante esistesse un regolamento europeo che obbligava le istituzioni a costruire programmi in maniera partenariale, le parti sociali sono state sostanzialmente escluse pur avendo una progettualità da esprimere. Noi lo abbiamo più volte ribadito con chiarezza. Bisogna dare un senso, una vera utilità, un’anima politica alla programmazione dei Fondi dell’Unione europea che non può che essere l’idea di promuovere ed attivare nuovi meccanismi che producano lavoro ed buona occupazione nel tempo del globale e del sostenibile, con la costruzione di un unico programma operativo regionale plurifondo facendo convergere lì tutti i fondi. E bisogna rinforzare la capacità progettuale ed attuativa dei Comuni e della Regione con un piano assunzionale corposo di risorse umane e dirigenziali».

Siamo oltre industria 4.0, la cosiddetta quarta rivoluzione industriale. Spesso si associa questo tema al lavoro flessibile. Non c’è il rischio di alimentare il precariato?

«Infatti. Ecco perché diciamo no alla flessibilità feroce. Manteniamo i contratti a termine solo per le sostituzioni e per i picchi produttivi. E a proposito di salari: l'intesa raggiunta in Europa sul salario minimo è un fatto molto positivo, perché definisce uno strumento ulteriore di contrasto al lavoro nero e sottopagato. La direttiva indica che ciò può avvenire anche attraverso la promozione e il rafforzamento della contrattazione collettiva. Questa è la strada che, come Uil, abbiamo indicato e che condividiamo».

Questo per il futuro. Ma oggi è necessario fare qualcosa - e in fretta - per aiutare le famiglie, il cui potere d’acquisto è in picchiata...

«Sì, chiediamo, a tal proposito, che si applichino i Contratti nazionali, si passi subito al rinnovo dei contratti scaduti come già fatto per alcune categorie e come auspichiamo venga fatto al più presto per tutte le altre interessate».

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