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Stellantis dice addio alla Cina: la fabbrica delle Jeep resta a Melfi

Stellantis dice addio alla Cina: la fabbrica delle Jeep resta a Melfi

Le Jeep non saranno prodotte in Asia e lo stabilimento lucano sarà il fulcro di questo modello

19 Luglio 2022

Massimo Brancati

MELFI (POTENZA) - Stellantis si allontana dalla Cina. In un colpo solo interrompe due rapporti con altrettanti partner cinesi, la Guangzhou Automobile Group (Gac Group), azienda fondata nel 1955 con sede a Canton, la più grande città costiera del Sud, e la Dongfeng Motor (Dm), il colosso automobilistico di Wuhan. Primo effetto: non ci saranno più Jeep prodotte nello Stato asiatico e lo stabilimento di Melfi (Potenza) resterà il fulcro mondiale di questo modello.

Il gruppo industriale italo-franco-americano ha deciso di cessare la joint venture con Gac Group dopo il tentativo fallito di aumentare la propria partecipazione azionaria nella compagine cinese dal 50 al 75 per cento. L'intenzione era quella di porre nuove basi per lo sviluppo del piano produttivo in Cina. Il progetto non è decollato e i mancati progressi del rapporto con il partner di Canton (l'alleanza è stata fin dall'inizio in perdita) hanno convinto l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, a tagliare il cordone annunciando il suo proposito di puntare sulla distribuzione di prodotti d’importazione per la Jeep in Cina: «Il marchio – precisa la società - continuerà a rafforzare la propria offerta in Asia con una più ampia gamma di veicoli elettrificati, destinati a superare le aspettative dei clienti cinesi».

Se con la Gac Group è stata Stellantis a decidere di cessare la collaborazione, sul fronte della Dongfeng Motor, invece, l'ex Fca subisce la volontà del partner cinese che vorrebbe dismettere le azioni ordinarie detenute nella casa automobilistica europea per un importo totale di 99,2 milioni di euro. In base agli accordi, Dm può presentare di volta in volta un'offerta di vendita a Stellantis, di tutte o di una parte delle azioni, e la stessa Stellantis avrà il diritto, ma non l'obbligo, di accettare la proposta. Nel caso in cui il gruppo industriale dell'ad Tavares volesse riacquistare le quote messe a disposizione da Dm, ai prezzi di oggi dovrebbe sborsare 1,2 miliardi di euro.

In attesa di sviluppi sull'annunciata vendita di quote societarie di Dongfeng, l'interruzione della joint venture con Gca - per il quale Stellantis riconoscerà un onere di svalutazione non monetario pari a circa 297 milioni di euro – al momento non ha prodotto scossoni nella compagine societaria italo-franco-americana. Anzi, il marchio Stellantis ha ripreso a correre in Borsa proprio dopo l'annuncio della fine del rapporto con il gruppo cinese: il titolo, infatti, guadagna l'1,99% a 12,19 euro.

E mentre ai piani alti si discute di alta finanza, i lavoratori continuano a subire pesanti contraccolpi della crisi del comparto dovuta al conflitto in Ucraina che sta privando l'industria automobilistica del suo principale fornitore di componentistica. A pochi giorni dalla convocazione al ministero del Lavoro per la proroga della Cigs per contratto di solidarietà – in scadenza l'8 agosto prossimo - la direzione aziendale dello stabilimento di Melfi ha comunicato ai sindacati un nuovo calendario di fermate produttive. L'ennesimo dall'inizio dell'anno. Linee ferme dalle 6 di ieri alle 6 di domani e dalle 6 alle 22 di sabato prossimo. L’azienda ha giustificato questo ulteriore stop con la perdurante mancanza dei semiconduttori. Clima sempre più pesante tra gli operai, anche delle aziende dell’indotto. Per il segretario generale della Fim Cisl Basilicata Gerardo Evangelista «i bassi volumi produttivi pesano e le previsioni non sono buone, ormai gli effetti economici negativi su tutta l’economia della regione si fanno sentire e l’incertezza lavorativa porta preoccupazione tra i lavoratori e abbassa le speranze ai tanti giovani interinali di arrivare ad avere un contratto a tempo indeterminato. Il problema che si sta aprendo nel sito industriale di Melfi non è un problema solo della Basilicata ma di interesse nazionale».

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