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In Puglia e Basilicata

Il caso

Basilicata, mancano i professori: la Regione chiude tre mini lauree

Infermieri licenziati al San Carlo di Potenza: reparti «svuotati»

Cancellate logopedia, ostetricia e tecnici della prevenzione: esplode la polemica tra gli studenti lucani

26 Giugno 2022

Antonella Inciso

Il corso di laurea in Medicina e Chirurgia - avviato presso l’Università degli Studi della Basilicata - che non ha esaurito ancora del tutto i posti disponibili ed tre corsi di laurea triennale messi su presso le strutture sanitarie lucane che sono costretti a non immatricolare nuovi iscritti per carenza di docenti. Sono i due volti della sanità lucana in queste settimane. Da un lato, il corso di laurea in medicina che sui sessanta posti attestati, nello scorso autunno, ne ha coperti circa 50 attendendo lo scorrimento delle graduatorie. Dall’altro, lo stop ai corsi di laurea triennale in logopedia, ostetricia e tecnici della prevenzione che, da anni, venivano avviati- in collaborazione con l’Università Cattolica - dall’ospedale «San Carlo» di Potenza e dall’Asp. Un paradosso quest’ultimo se si considera che se la Basilicata ha carenza di medici, ora rischia di dover fronteggiare anche quella di logopedisti, psicomotricisti, ostetriche e tecnici specializzati. Figure sempre più indispensabili in un territorio in cui ad essere aumentati esponenzialmente sono proprio i disturbi autistici ed i disturbi dell’apprendimento.

Eppure, nonostante questo, la scelta per il Dipartimento Sanità della Regione è stata inevitabile. Il motivo? Tanto banale quanto preoccupante: non ci sono docenti. Insomma, mancano le figure capaci di formare i nuovi esperti. Secondo indiscrezioni, il corso di laurea in ostetricia dovrebbe riaperto a partire da settembre 2023 e nel frattempo ad essere attivato è quello legato alla fisioterapia ma gli altri che destino avranno? I sindacati non nascondono i timori. «La chiusura dei corsi di laurea non è una buona notizia. Ci rendiamo conto che dipende dalla difficoltà di reperire medici. Questi sono diventati merce rara perché si sono fatte in passato scelte scellerate, con il numero chiuso ma anche non adeguando il mercato del lavoro» commenta Antonio Guglielmi segretario regionale della Uil fp, mentre il suo vice Giuseppe Verrastro chiede alla politica «di porre rimedio al più presto».

«Non si può dire ai giovani che devono restare in Basilicata e poi mandarli via a studiare» conclude Verrastro. Le preoccupazioni sono, però, condivise anche dalle strutture sanitarie che si occupano di riabilitazione come l’associazione «Ascriba» che attraverso il suo presidente Gerardo Grippo evidenzia come «la figura del logopedista e del neuro psicomotricista dell’età evolutiva possono fare la differenza per lo sviluppo e la crescita armoniosa del bambino e rappresentano il cardine della riabilitazione in età evolutiva». «Il nostro auspicio non è solo quello di mantenere il corso di laurea per la logopedia ma di aggiungere la figura del neuropsicomotricista» precisa Grippo offrendo la collaborazione ed il supporto dell’associazione «per consentire il potenziamento, anziché la perdita, di una importantissima fonte di conoscenza e specializzazione utile a qualificare il servizio sanitario regionale lucano».

La vicenda, però, è rimbalzata anche a livello politico. È il presidente della Quarta Commissione consiliare regionale, il leghista Massimo Zullino, ad assicurare che del caso saranno interessati tutti i consiglieri. «Si tratta di una questione che dovrà essere affrontata in Consiglio regionale perché quello della sanità è un tema strategico, che tocca i diritti della gente» sostiene l’esponente politico, annunciando battaglia.

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