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Rispedita a casa con un documento che si è rivelato “carta straccia”. Disavventura all'aeroporto Fiumicino di Roma per Leandra Pagliuca di Muro Lucano, in procinto di partire per il Belgio dove avrebbe dovuto sostenere un colloquio di lavoro. Al check-in si è presentata con un foglio su cui si attesta l'esito negativo del tampone effettuato prenotando sulla piattaforma dell'ospedale San Carlo di Potenza, ma quanto riportato non è stato ritenuto sufficiente e garantirle l'imbarco. Il motivo? Non è specificata la tipologia del tampone effettuato che per motivi di viaggio deve essere necessariamente molecolare. Per Leandra – che era rientrata in Basilicata per le festività pasquali proprio dal Belgio, dove ha lavorato con un contratto fino a febbraio scorso – è stata una doccia fredda, una “mazzata” per chi, come lei, è costretta ad emigrare alla ricerca di un lavoro che la sua terra non è in grado di offrirle. Laureata in Sociologia, reduce da un master in Risorse umane, Leandra si è vista chiudere tante porte in faccia perché “troppo specializzata, difficilmente collocabile” in un mercato lucano del lavoro sempre più asfittico. Neppure il programma del reddito di cittadinanza è riuscita a darle un'opportunità. Aveva prenotato un colloquio di lavoro in Belgio, dove sta cercando di costruirsi un futuro, ma per una dicitura incompleta su un documento che ha l'imprimatur della task force regionale si è vista negare il via libera alla partenza.

«Quando ho fatto la prenotazione del test – racconta Leandra – ho chiesto espressamente all'Azienda sanitaria se si trattava di tampone molecolare, valido per il viaggio, e mi hanno detto sì, assicurandomi il rispetto nella normativa europea. Avrei dovuto fare il tampone a pagamento come altre volte, ma il mio medico mi ha informato della possibilità di farlo gratuitamente grazie alla piattaforma dell'ospedale San Carlo e ho pensato che fosse la cosa giusta da fare, risparmiando 82 euro». Alla ricezione del risultato, Leandra si è soffermata sull'esito (negativo) e sulla data di emissione che doveva risultare entro le 72 ore prima dell'imbarco. Tutto ok. «Sono partita per Roma – aggiunge – e arrivata a Fiumicino ho presentato il documento. Qui mi è stato fatto notare che era riportata soltanto la dicitura “tampone di prevenzione” che non vuol dire nulla. Occorreva specificare che si trattava di test molecolare. Insomma, mi è stato detto che con quella nota non potevo salire sull'aereo. La responsabile del check-in è stata inflessibile, anche perché anche se fossi arrivata in Belgio mi avrebbero rispedito indietro con quel documento raffazzonato. In quel momento ho telefonato all'ospedale di Pescopagano, dove ho effettuato il test, chiedendo spiegazioni e pretendendo un documento nel quale sia specificata la tipologia del tampone. L’interlocutore, nel confermarmi verbalmente che il tampone effettuato è proprio il “tampone Pcr”, mi comunica di non poter cambiare la voce “tipologia”, perché non interagisce tecnicamente con la piattaforma. Il suo compito, per quanto concerne la modulistica, si limitava all’inserimento dei dati anagrafici».


Sono passati alcuni giorni dall'accaduto. Leandra è nella morsa di rabbia e delusione: «Sto preparando un esposto da presentare alla Procura e chiederò un risarcimento danni. Capisco che in un momento del genere ci sono tante urgenze da tener presente, non c'è il tempo di verificare tutto, ma chi ha commissionato la piattaforma non ha fatto una stampa di prova per vedere se il documento rilasciato al cittadino è a norma di legge? Da questa vicenda ho imparato che, con i test effettuati in Regione non è possibile viaggiare all’estero. Ho perso il colloquio di lavoro, una probabile occupazione e un’occasione per il mio futuro. Per motivazioni meramente burocratiche, per superficialità e per incompetenza della task force regionale e dei tecnici della piattaforma, sono ancora a Muro Lucano, disoccupata e senza alcuna possibilità di raggiungere il Belgio in tempi brevi. La mia costernazione non è scaturita dalla vicenda in sé – conclude Leandra - ma dalla sensazione che la Basilicata sia in mano a delle persone che non riescono minimamente ad organizzare un sistema efficiente di gestione della piattaforma. In un periodo come quello che stiamo vivendo, è avvilente imbattersi nell’inadeguatezza della Sanità lucana».

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