Martedì 19 Gennaio 2021 | 23:36

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foto Tony Vece

Non un impianto, ma semplicemente un piazzale pavimentato e servito da una viabilità interna dove stoccare i rifiuti, già presenti all’interno del Centro olio (Cova) di Viggiano, pronti ad essere spediti nei vari siti di smaltimento. Dopo la notizia rilanciata dalla Gazzetta sul progetto dell’Eni di un deposito temporaneo di rifiuti nel cuore petrolifero lucano, in Val d’Agri, gli ambientalisti si sono allarmati chiedendo di non autorizzare la compagnia petrolifera, temendo ripercussioni sull’ambiente. Dall’Eni si sono affrettati a rassicurare che non ci sarà alcun impatto e che il progetto, in realtà, non ha la necessità di un’autorizzazione, basta una dichiarazione nell’ambito dell’Aia regionale. Le interlocuzioni con il Ministero dell’Ambiente - che ha demandato la questione alla Regione Basilicata - sarebbero il frutto di un approccio dettato dalla volontà di garantire trasparenza all’intero processo in un territorio particolarmente sensibile alle tematiche ambientali.

Ma quali rifiuti dovranno essere «parcheggiati» in questo sito? È improprio parlare di scarti petroliferi tout-court perché c’è di tutto: dalle acque di separazione (l’unico vero scarto del greggio) ai bicchierini di carta per il caffé, da materiale ferroso alla plastica. Insomma, tutto un campionario di immondizia che attualmente è già «custodito» all’interno del Centro olio. La necessità di portare all’esterno questi rifiuti, depositandoli in un’area nella disponibilità dell’Eni, nasce dall’esigenza di liberare il più possibile da ingombri lo stesso Cova in vista della fermata dell’impianto prevista a maggio 2021, emergenza Covid permettendo. Come previsto dalla legge, ogni 10 anni la struttura deve fare il «tagliando», consentendo un monitoraggio più a fondo con verifiche su apparecchiature e strumenti che non sono possibili quando l'impianto è in servizio.

Operazioni che determinano un movimento straordinario di uomini e mezzi. Di qui l’esigenza di garantire spazi adeguati, evitando ingolfamenti e assembramenti in funzione del Covid, svuotando i siti in cui oggi si depositano i rifiuti prodotti all’interno del Centro olio. Dall’Eni ribadiscono che il deposito temporaneo individuato all’eterno non è un impianto di trattamento, ma un piazzale dove sistemare i rifiuti in sicurezza in attesa di essere smaltiti in centri autorizzati in Italia e all’estero. Tutto il materiale sarà contenuto in container o in cisterne, come avviene in una qualsiasi isola ecologica: «Il nuovo deposito, per il quale è previsto un servizio di vigilanza h24 - sottolinea in una nota la compagnia petrolifera - ha esclusivamente come obiettivo quello di migliorare la logistica dei rifiuti, grazie alla razionalizzazione e segregazione degli stessi senza variazioni nella quantità e tipologia. Inoltre, in vista della fermata straordinaria dell’impianto programmata nel primo semestre del 2021, sarà possibile ottimizzare la gestione dei rifiuti che necessiteranno di un periodo di stazionamento al fine di svolgere il campionamento, la caratterizzazione chimico-fisica, l’omologazione e la programmazione dello smaltimento dei rifiuti». Eni conferma che non vi sarà alcun rischio per l’ambiente e per la sicurezza e che le attività saranno gestite nel rispetto di tutte le normative vigenti.

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