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Basilicata, la Regione vuole fermare i «turisti del tampone»

La task force studia come ridurre l'ondata di pazienti da altre regioni

Basilicata, la Regione vuole fermare i «turisti del tampone»

Un conteggio che va avanti da mesi. Prima con numeri risicati, poi con cifre sempre più sostanziose.
È quello dei pazienti provenienti da fuori regione che scelgono la Basilicata per effettuare i tamponi. Sino a qualche settimana fa a farlo erano in pochi. Oggi, invece, il numero dei non lucani che scelgono i laboratori della Basilicata è cresciuto a dismisura. Avendo riflessi anche sulla diffusione del contagio, considerato che molti sono positivi.

Per averne conferma basta spulciare tra i numeri della task force regionale sull’emergenza coronavirus che solo per la giornata di ieri su 228 positivi totali ben 47 erano persone provenienti da fuori regione. Non c’è solo ieri, però, ad avere numeri importanti sul fronte del contagio. Ci sono anche i giorni scorsi e questo è stato sufficiente ai vertici della task force regionale per provare a trovare un modo per limitare l’accesso in Basilicata di pazienti provenienti dalla regioni limitrofe. Una indicazione precisa che si somma con un altro aspetto finito al centro dell’attenzione: quello degli ambulanti che, ogni giorno, raggiungono i piccoli comuni della Basilicata, provenendo per lo più dalla Puglia.

Tra persone che vengono ad effettuare il test o le visite e persone che vengono per lavorare è evidente che il tema dei possibili contatti con positivi diventa centrale. Tanto importante, appunto, da aver spinto gli esperti regionali a provare a trovare un’escamotage se non per bloccare del tutto, quanto meno per limitare al minimo l’ingresso di persone provenienti da fuori seppure per motivi di salute e di lavoro. Da giorni, i legali sono ripiegati su norme ed articoli di legge, ma è evidente che contemperare le varie sfere di diritto non è certamente semplice.

Qualche indicazione più concreta arriverà nei prossimi giorni, nel frattempo si continuerà a lavorare anche su altri scenari come quelli che riguardano proprio un incremento dei tamponi e delle viste ambulatoriali.Nel primo caso l’obiettivo della Regione è arrivare a 3mila tamponi al giorno. Sul secondo fronte, invece, ad intervenire è la sanità privata. In particolare, l’Aspat (Associazione sanità privata) Basilicata, in una nota, ha chiesto al governatore Bardi e all’assessore regionale alla salute Rocco Leone di «assegnare prestazioni aggiuntive alla sanità privata per superare il problema delle liste di attesa che si sono accumulate nella sanità pubblica dal lockdown di marzo in poi, chiedendo di ritirarla o modificarla, recependo istanze e osservazioni sollecitate e puntualmente motivate».

L’Associazione ha quindi evidenziato «la piena disponibilità a essere parte attiva e collaborativa di un dialogo basato sul rispetto delle Istituzioni che possa condurre all’adozione delle migliori misure per lo sviluppo del Sistema Sanitario della Regione Basilicata», auspicando infine «che siano intraprese le opportune e necessarie azioni, anche previa consultazione delle Associazioni di categoria per scongiurare e prevenire un ulteriore contenzioso che è un aspetto patologico che la pubblica amministrazione dovrebbe evitare e non favorire, in un rapporto di lealtà, trasparenza e imparzialità»

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