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Potenza - Termina il rettorato di Aurelia Sole, prima donna Rettrice dell’Università degli Studi della Basilicata, e non potevamo non chiederle una sintesi, dal suo punto di vista, di questo sessennio in cui l’ha governata. Si conclude il suo Rettorato in un momento difficile per tutto il Paese, e non meno per la Basilicata, a causa della pandemia da Covid-19, in un momento in cui le preiscrizioni lascerebbero intravedere un leggero calo, anche se è certamente prematuro, come del resto ha fatto rilevare in altre sedi la stessa Sole, parlare di un calo quando il termine ultimo per le iscrizioni è dicembre e sono ancora in corso test di ammissione. Ma ora siamo nella fase di bilancio, e questa e la testimonianza di Aurelia Sole.

Ci traccia un bilancio della sua attività?
«Ottobre 2014 si comincia, con grande senso di responsabilità, ma con entusiasmo e voglia di fare per contribuire allo sviluppo di quello che considero, anzi è, il mio Ateneo, pur non essendomi laureata qui. Ma qui lavoro dal 1985. Per questo mi considero cittadina lucana di fatto.

Sono stati anni faticosi per la sequenza di problemi che abbiamo dovuto affrontare. Ma sono stati anche anni entusiasmanti che hanno segnato una evidente crescita della reputazione dell’Unibas a livello locale, nazionale e internazionale. Un valore importante per il nostro Ateneo e per l’intera Regione».

Quanto è stato difficile cercare di rilanciare e consolidare l’ateneo lucano?
«Il lavoro è stato costante, quotidiano e su infiniti fronti. È difficile sintetizzare quanto l’intera comunità universitaria abbia lavorato per dar risposte, ad esempio, ai sempre crescenti requisiti di qualità richiesti e ai continui cambiamenti normativi operati nel sistema Universitario. Basti solo pensare che in questi 6 anni al Ministero che si occupa di Università, si sono avvicendati ben 5 ministri. E a queste sfide abbiamo dato risposte di altissimo profilo. Uno dei risultati più straordinari che possiamo rivendicare, che tutta la nostra comunità accademica può rivendicare, è che la nostra Università ha affrontato e superato brillantemente proprio le valutazioni che l’Anvur, l’agenzia nazionale appositamente creata per questo scopo, effettua in ogni ateneo al fine di formulare un giudizio sulla qualità della didattica, della ricerca e delle capacità di gestione.

E in questo quadro, e anche grazie alla credibilità derivata dal superamento di questa valutazione, mi sono impegnata, all’interno della Conferenza dei Rettori (Crui), di concerto con i Rettori di altri Atenei, per ottenere sia la revisione delle modalità di valutazione del costo standard, sia per riformulare la distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario (Ffo), in modo che fosse più equo, e che tenesse conto degli Atenei che, come il nostro, operano in territori economicamente fragili e con scarse dotazioni infrastrutturale. Ho anche contribuito, direi significativamente, una volta eletta nella Giunta esecutiva della Crui, alla nascita della Commissione sulle questioni di genere, per promuovere in tutto il sistema universitario nazionale il Bilancio di Genere, una cultura del rispetto delle pari opportunità, una educazione per combattere la violenza di genere e l’adozione del linguaggio di genere e per il pieno riconoscimento dei ruoli ricoperti dalle donne».

Durante il suo mandato è stata data grande importanza alla sostenibilità ambientale...
«È vero. In coerenza con i 17 obiettivi e i relativi 169 traguardi per lo sviluppo sostenibile proposti nell’Agenda 2030, adottata il 25 settembre 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, UniBas ha promosso una serie di importanti iniziative circa la sostenibilità ambientale. Il campus universitario di Macchia Romana di Potenza, sarà autosufficiente dal punto di vista energetico, abbiamo investito circa sei milioni di euro proveniente dai fondi Cipe, per produrre in modo autonomo l’energia di cui abbiamo bisogno e riducendo al massimo grado possibile l’impatto ambientale dell’area, dotando il campus di un sistema di pannelli fotovoltaici, lampadine a basso consumo energetico, e abbiamo realizzato una centrale termica e tre torri eoliche».

Lei ha avuto anche un ruolo importante nell’ambito di Matera capitale europea della cultura. Cosa ricorderà di questa esperienza?
«Nell’ambito delle attività di terza missione, Unibas, tramite la mia presidenza della Fondazione Matera-Basilicata 2019, ha assicurato l’avvio del progetto “Matera capitale della cultura europea”, in un momento delicato e di stasi, dopo l’entusiasmo della nomina della città a capitale della cultura europea, in cui era necessario partire. UniBas ha investito molto su Matera. L’apertura del nuovo Campus Universitario ha costituito una delle infrastrutture principali del Dossier Matera-2019, luogo di eccellenza del progetto con l’ambizione di divenire una sede permanente di discussione internazionale, una porta privilegiata dal e verso il Mediterraneo, al fine di ribadire l’importanza di un’intima vocazione di apertura, solidarietà e interesse verso un’area geografica cruciale dal punto di vista culturale, politico, economico e sociale».

Veniamo all’emergenza sanitaria di questi mesi. Qual è stato l’impatto sull’attività universitaria?
«Abbiamo affrontato seriamente, con determinazione e efficienza – come tutto il sistema universitario italiano, devo dire - il trauma della pandemia. Rispondere tempestivamente con l’attivazione di tutti i servizi a distanza per gli studenti, organizzare tutte le attività in sicurezza, attivare la Didattica a distanza per evitare che i nostri studenti perdessero il contatto con i docenti o ritardare le carriere ha costituito un complesso di problemi con cui si è misurato tutto il paese, e che anche Unibas ha superato, positivamente, come testimoniamo i nostri studenti.

Questo 2020 è stato – e ancora è purtroppo in parte - un anno particolarmente difficile ma con la collaborazione di tutta la comunità universitaria, con la maturità degli studenti e delle loro famiglie, credo di poter affermare che siamo riusciti a fare davvero un buon lavoro. Colgo l’occasione, anche in questo caso, per ringraziare tutti i colleghi - docenti e personale tecnico e amministrativo - per la dedizione che ha reso possibile il superamento di questa fase. E, ribadisco, voglio ringraziare gli studenti per aver mantenuto con me sempre un filo diretto, serio e collaborativo, per segnalare criticità, ma anche e soprattutto per discutere e cercare insieme soluzioni».

Lei lascia praticamente alla vigilia dell’istituzione della facoltà di Medicina...
«Sì, chiudo con il ricordo della storica firma – possiamo qui usare questo tono - dell’accordo per l’apertura del corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. Per questo ringrazio in particolare il Ministro dell’Università Gaetano Manfredi, il Ministro della Salute Roberto Speranza e il Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi. Un progetto complesso, ambizioso e fondamentale per l’Università, ma – è evidente - anche per tutta la comunità lucana, che sicuramente sapremo portare avanti con lo stesso spirito che ha animato la nascita di questo Ateneo».

Nel suo bilancio di Rettrice, quali i punti positivi e quali quelli negativi, nel senso di obiettivi raggiunti parzialmente o non raggiunti.
«Molte questioni, ovviamente, sono rimaste ancora da risolvere. Penso al tema del ricambio e della premialità. Abbiamo infatti avuto un consistente numero di pensionamenti e, purtroppo, i nostri bilanci non ci hanno consentito di far fronte al reclutamento o alla crescita del personale tecnico amministrativo. Non abbiamo, quindi, avuto l’opportunità di premiare tutti i nostri docenti e ricercatori riconoscendo loro una progressione di carriera, pur essendo in possesso della necessaria abilitazione nazionale ai livelli superiori, il che ha dimostrato il loro valore e la loro competenza.
Aggiungo poi un progetto a cui tengo molto. Stiamo per concludere le procedure per l’assegnazione dell’appalto per la nuova casa dello studente a Potenza, un processo complesso e articolato ma che spero possa presto arrivare alla firma».

Quali prospettive si aprono per l’Unibas, anche in considerazione delle conseguenze della pandemia da Covid -19?
«L’UniBas, come ho già detto ha risposto positivamente e tempestivamente al lockdown, e si è già organizzata per la riapertura. La tecnologia ci ha aiutato a sperimentare un nuovo modo di “fare didattica”, quello a distanza, che ci è tornato utile e può essere pensato anche in futuro come uno strumento di supporto al nostro lavoro e a quello degli studenti. Proprio a vantaggio di questi ultimi, insieme all’Ardsu abbiamo deciso di distribuire un certo numero di pennette prepagate -dotate di Sim dati- per la connessione a internet.

Malgrado ciò, sono fermamente convinta l’università sia il luogo dell’incontro, della condivisione, della crescita personale ma anche del confronto, dello stare insieme: noi tutti, docenti, personale e studenti siamo un’unica comunità.
Per questo abbiamo predisposto un rientro il più possibile in presenza nel rispetto della salute e della sicurezza e compatibilmente all’evolversi della situazione e agli indirizzi del Governo e del Ministero».

Qual è lo stato di salute dell’ateneo lucano?
«Unibas è un’università viva, dinamica, pienamente protagonista nel sistema universitario nazionale e internazionale. Ha superato, insieme alla altre università italiane, una prova difficilissima. Adesso stiamo lavorando senza sosta per ripristinare le condizioni perché la nostra bellissima università torni a essere quel magnifico luogo in cui le persone vanno per studiare, formarsi, incontrarsi. E in cui è meraviglioso lavorare».

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