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La relazione Dia

In Basilicata aumentano i tentativi di «infiltrare» l’economia legale

La Direzione investigativa antimafia evidenzia le «interferenze» della criminalità confinante con i clan locali per espandere i propri affari illeciti

Usura: ad Aradeo Dia sequestra a un 70enne 8 milioni di beni

POTENZA -  In Basilicata si registra «una sempre maggiore interferenza degli aggregati criminali confinanti - pugliesi, campani e calabresi - disposti ad interagire con le consorterie criminali locali per espandere i propri affari illeciti».

Lo ha scritto la Direzione investigativa antimafia nella relazione che esamina il fenomeno mafioso in Italia relativamente al primo semestre del 2019. Il documento sottolinea, subito dopo, che la criminalità organizzata lucana, dal canto suo, «in modo sempre più strutturato, tenta di infiltrare l’economia locale attraverso condotte di corruttela verso politici, funzionari pubblici e imprenditori compiacenti ovvero mediante il compimento di azioni intimidatorie».

Secondo la Dia, «il recente sviluppo del settore turistico e di quello estrattivo, nonché dell’intera filiera agroalimentare, può rappresentare un interesse da parte della criminalità autoctona ma anche delle mafie extraregionali». Nel rilevare che "gli scenari criminali restano particolarmente complessi, anche per le cointeressenze tra gruppi di diversa origine geografica, compresa quella straniera», la Dia ha sottolineato «la questione delle 'giovani levè emergenti, che trovano il modo di ritagliarsi autonomi spazi di operatività in territori nei quali convivono con storici gruppi criminali», e la «conferma» che la Basilicata è diventata «un’importante piazza di spaccio», perché in regione si registra «una espansione del consumo delle droghe anche tra i più giovani».

Scendendo più in particolare nella situazione delle due province, per quanto riguarda il Potentino la Dia non ha registrato «particolari cambiamenti negli assetti delle consorterie potentine, che appaiono sostanzialmente immutati rispetto a quanto registrato in precedenza. Continuano, tuttavia, a registrarsi tentativi delle 'nuove levè di affermarsi nei contesti criminali locali. In tutta la provincia - è scritto nella relazione - l’attività illecita prevalente resta quella connessa allo spaccio di sostanze stupefacenti, su cui incide la vicinanza con le organizzazioni criminali calabresi, campane e pugliesi e con le quali la criminalità locale mantiene rapporti costanti».

In provincia di Matera - secondo la Dia - «continuano ad operare gli storici clan Scarcia e Mitidieri-Lopatriello, in "forzata convivenza" con reduci del clan Schettino (ex Schettino-Puce-Lo Franco), cui si aggiungono il gruppo Russo (ex Russo-Vena) ed altre aggregazioni minori (come il gruppo Donadio), comunque contigui ai predetti più autorevoli clan». La Dia ha evidenziato «la dinamicità dei clan ed il pericolo che, per riciclare i proventi derivanti dalle attività illecite, i gruppi criminali, mediante società di comodo, stiano tentando di infiltrarsi nell’economia legale o addirittura di acquisire il controllo di alcuni settori economici»: una linea di tendenza che ha trovato conferma nelle risultanze di almeno una inchiesta, che ha portato all’arresto di 21 persone.

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